
L’elezione di Mojtaba Khamenei da parte dell’Assemblea degli Esperti è avvenuta a seguito della morte di Ali Khamenei, confermata dai media ufficiali dopo i raid di Stati Uniti e Israele. Secondo diverse fonti internazionali, la nomina sarebbe avvenuta sotto la forte pressione dei Pasdaran (Guardiani della Rivoluzione). Mojtaba Khamenei, 56 anni, è il secondo figlio dell’ayatollah Ali Khamenei ed è stato ufficialmente designato come nuova Guida Suprema dell’Iran il 3 marzo 2026. La sua nomina da parte dell’Assemblea degli Esperti segna una svolta storica e controversa, avvenuta a seguito della morte del padre in un raid condotto da Stati Uniti e Israele. È considerato un esponente della linea dura (hardliner), fedele alla dottrina del Velayat-e Faqih (tutela del giurista islamico) e fermamente contrario a riforme democratiche o aperture all’Occidente. La sua elezione è avvenuta sotto la forte pressione dei Guardiani della Rivoluzione (IRGC), con cui Mojtaba mantiene legami profondissimi da decenni. Prima della nomina ufficiale, pur non avendo incarichi governativi formali, gestiva segmenti cruciali dell’ufficio della Guida Suprema, influenzando la sicurezza interna e la selezione di figure politiche chiave.
La sua ascesa rompe con la tradizione repubblicana nata dalla rivoluzione del 1979, che rifiutava il principio monarchico della successione di padre in figlio. È un ecclesiastico di medio rango (Hojjat al-Islam). La sua mancanza del titolo di Ayatollah è stata storicamente vista come un ostacolo alla sua legittimità religiosa per il ruolo di Guida Suprema. È accusato di aver avuto un ruolo centrale nella violenta repressione delle proteste del Movimento Verde nel 2009 (Con movimento verde ci si riferisce ad una serie di avvenimenti che sono accaduti a seguito delle elezioni presidenziali in Iran del 2009 durante le quali i manifestanti hanno chiesto le dimissioni di Mahmoud Ahmadinejad (ex presidente iraniano) dal suo incarico. Il verde è stato inizialmente usato come il simbolo della campagna elettorale di Mir Hossein Mousavi, (ex primo ministro dell’Iran) ma dopo le elezioni è diventato un simbolo di unità e di speranza per tutti coloro che hanno continuato a chiedere l’annullamento di ciò che viene valutata da molti come un procedimento elettorale truccato) e delle successive ondate di dissenso nel Paese. Mojtaba Khamenei eredita una nazione in stato di guerra e mantiene una postura di ostilità assoluta verso Israele e gli Stati Uniti. La sua leadership promette di consolidare il supporto ai gruppi proxy regionali (come Hezbollah e Hamas) e di mantenere un controllo ferreo sulle istituzioni statali attraverso l’apparato militare. In questo scenario di successione, Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià di Iran, si è posizionato come il principale volto dell’opposizione in esilio e come un’alternativa democratica alla nomina di Mojtaba Khamenei. Pahlavi ha dichiarato che il tentativo del regime di nominare un successore è “condannato al fallimento fin dall’inizio”. Ha descritto la Repubblica Islamica come un sistema al collasso, definendo la morte di Ali Khamenei la fine effettiva del regime. Non si propone come un nuovo monarca, ma come una figura di transizione e un “ponte verso la democrazia”. Il suo obiettivo dichiarato è guidare l’Iran verso elezioni libere e un sistema basato sulla separazione tra Stato e religione. Sta cercando attivamente il sostegno internazionale, partecipando ad eventi come il CPAC – Conferenza di azione politica conservatrice (è un importante raduno annuale di conservatori americani che si tiene negli Stati Uniti) e interloquendo con membri del Senato americano e del Parlamento Europeo. Pahlavi ha rivolto un appello diretto ai militari e alle forze di sicurezza iraniane affinché disertino e si schierino con il popolo, avvertendoli che continuare a difendere il regime significherebbe “affondare con la nave di Khamenei”. Nonostante il sostegno di una parte della diaspora e dei manifestanti all’interno dell’Iran che hanno invocato il suo ritorno, la sua figura rimane divisiva. Gruppi della sinistra iraniana e repubblicani temono un ritorno alla monarchia o un comportamento settario dei suoi sostenitori. Il presidente americano Donald Trump ha mostrato scetticismo su una sua leadership, suggerendo che preferirebbe una figura interna o qualcuno che possa “riportare l’Iran al suo popolo” senza necessariamente essere Pahlavi. In sintesi, mentre Mojtaba Khamenei rappresenta la continuità teocratica e militare dei Pasdaran, Reza Pahlavi si offre come il garante di una rottura totale con il sistema degli Ayatollah, puntando sulla sollevazione popolare per impedire il consolidamento del nuovo potere a Teheran.
Giuseppe Basilico

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