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INVALSI, ALLARME ROSSO

Gli Invalsi sono le prove nazionali standardizzate su Italiano, Matematica e Inglese. Si fanno ogni anno in varie classi del primo e del secondo ciclo, con lo stesso format per tutti, in modo che i risultati possano essere confrontabili tra scuole, regioni e anni scolastici. Non servono a promuovere o bocciare, servono a misurare le competenze di base del sistema, a capire dove si perde terreno, dove si recupera, dove si disperde. Termometro quindi, non pagella.

di Piero Terracina | 2 Ottobre 2025

Gli Invalsi sono le prove nazionali standardizzate su Italiano, Matematica e Inglese. Si fanno ogni anno in varie classi del primo e del secondo ciclo, con lo stesso format per tutti, in modo che i risultati possano essere confrontabili tra scuole, regioni e anni scolastici. Non servono a promuovere o bocciare, servono a misurare le competenze di base del sistema, a capire dove si perde terreno, dove si recupera, dove si disperde. Termometro quindi, non pagella.

Detto questo, il termometro segna febbre. Capiamo meno i testi, ragioniamo peggio coi numeri, l’inglese arretra. Non è un capriccio statistico. È un Paese che legge poco, collega poco, argomenta poco.

La scuola non è un parcheggio, è un’officina. Se la fatica dello studio rallenta, ne escono diplomi leggeri e competenze fragili.
La dealfabetizzazione comporta il leggere senza capire, lo scrivere senza sostenere un’idea, fare calcoli senza vedere il problema.

E la politica? Da oltre vent’anni rincorre il tornaconto del giorno dopo, cioe’ il consenso elettorale. Bonus a pioggia, slogan, scioperi-rito del venerdì. Si è barattata la formazione con il consenso, l’analisi con il tifo. Non stupiamoci, allora, se poi ci ritroviamo orde di dealfabetizzati funzionali a gridare “fri fri palestain” senza conoscere una riga di storia. Non meravigliamoci delle flottiglie che avanzano a ritmo di Bob Marley e canne invece che a colpi di buon senso.

La scuola oggi e’ questo: classi sovraffollate, stipendi bassi, programmi confusi, digitale usato come cerotto e
famiglie disorientate di fronte alla cultura del “promuovi e passa” che abbassa l’asticella.

La cura dovrebbe essere rigorosa. Lettura ogni giorno. Scrittura corretta e riscritta. Matematica allenata come uno sport. Inglese pratico quotidiano. Laboratori veri, non scenografia. Pochi obiettivi misurabili: capire testi complessi, riassumere senza svuotare, impostare un problema, mantenere l’attenzione.

Servono docenti formati e pagati meglio, dirigenti che guidano, classi con numeri umani e famiglie che reggono il punto quando arrivano le difficoltà. Meno slogan, più allenamento quotidiano. Se rimettiamo al centro le basi, il resto torna a funzionare. Altrimenti l’allarme diventa destino di decadenza.

Piero Terracina

Pubblicato in : EditorialeTag: diplomi, inglese, Invalsi, ministero Istruzione, pagell, professori, prove scolastiche, stipendi bassi

Info Piero Terracina

Mi chiamo Piero Terracina, ho 70 anni, lavoro nel campo delle chitarre dal 1979 e sono un punto di riferimento per molti musicisti.

Ma questa è solo una parte di ciò che sono.

Sono ebreo, panteista, visionario. Non appartengo a nessuna corrente politica, assolutamente apartitico.

Da cinquant’anni studio storia, politica ed economia. Non per mestiere, ma per necessità. Perché capire il mondo non è un passatempo: è un dovere. Scrivo per onestà intellettuale, per rimettere ordine dove il pensiero si è fatto confuso, omologato, pigro.

Non ho mai accettato verità impacchettate né morali a comando.
Credo nella responsabilità personale, nel dubbio, nella tradizione, nella libertà del pensiero critico.
Non appartengo a nessuno. E non scrivo per piacere: scrivo perché tacere, a volte, è peggio che sbagliare.

Da me troverai solo lavori fatti con le mani e idee scolpite con la testa.

Senza slogan. Senza bandiere. Solo ciò che penso. Solo ciò che faccio.

A settembre 2026 ho fondato il sito Volo Radente (www.voloradente.eu) dove pubblico i miei articoli riprodotti anche su Pensalibero.it

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