
Gli Invalsi sono le prove nazionali standardizzate su Italiano, Matematica e Inglese. Si fanno ogni anno in varie classi del primo e del secondo ciclo, con lo stesso format per tutti, in modo che i risultati possano essere confrontabili tra scuole, regioni e anni scolastici. Non servono a promuovere o bocciare, servono a misurare le competenze di base del sistema, a capire dove si perde terreno, dove si recupera, dove si disperde. Termometro quindi, non pagella.
Detto questo, il termometro segna febbre. Capiamo meno i testi, ragioniamo peggio coi numeri, l’inglese arretra. Non è un capriccio statistico. È un Paese che legge poco, collega poco, argomenta poco.
La scuola non è un parcheggio, è un’officina. Se la fatica dello studio rallenta, ne escono diplomi leggeri e competenze fragili.
La dealfabetizzazione comporta il leggere senza capire, lo scrivere senza sostenere un’idea, fare calcoli senza vedere il problema.
E la politica? Da oltre vent’anni rincorre il tornaconto del giorno dopo, cioe’ il consenso elettorale. Bonus a pioggia, slogan, scioperi-rito del venerdì. Si è barattata la formazione con il consenso, l’analisi con il tifo. Non stupiamoci, allora, se poi ci ritroviamo orde di dealfabetizzati funzionali a gridare “fri fri palestain” senza conoscere una riga di storia. Non meravigliamoci delle flottiglie che avanzano a ritmo di Bob Marley e canne invece che a colpi di buon senso.
La scuola oggi e’ questo: classi sovraffollate, stipendi bassi, programmi confusi, digitale usato come cerotto e
famiglie disorientate di fronte alla cultura del “promuovi e passa” che abbassa l’asticella.
La cura dovrebbe essere rigorosa. Lettura ogni giorno. Scrittura corretta e riscritta. Matematica allenata come uno sport. Inglese pratico quotidiano. Laboratori veri, non scenografia. Pochi obiettivi misurabili: capire testi complessi, riassumere senza svuotare, impostare un problema, mantenere l’attenzione.
Servono docenti formati e pagati meglio, dirigenti che guidano, classi con numeri umani e famiglie che reggono il punto quando arrivano le difficoltà. Meno slogan, più allenamento quotidiano. Se rimettiamo al centro le basi, il resto torna a funzionare. Altrimenti l’allarme diventa destino di decadenza.
Piero Terracina

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