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Pietro Mascagni, autore del Romanzo “Il quadro”: mi presento

Pietro Mascagni, autore livornese de “Il Quadro” edito da DreamBook, si racconta a Stefano Mecenate

di Stefano Mecenate | 9 Aprile 2020
La Copertina del libro “Il Quadro” di Pietro Macagni

Pietro Mascagni, livornese. Nome e cognome impegnativi, forse anche ingombranti nella sua vita personale e professionale: c’è una ragione dietro questo così esplicito rimando al grande Compositore labronico?

Nome e cognome impegnativi soprattutto quando incontri e parli con persone che hanno una conoscenza musicale, lirica in special modo. Tra i giovani suscita meno collegamenti. Le dirò.

Un paio di mesi fa presi un caffè al “Bar Mascagni” davanti alla “Terrazza Mascagni”. Non c’era da sbagliarsi. La commessa, una signora ancora piacente, ignorava il motivo per il quale il bar era stato chiamato in quel modo e nulla sapeva del Compositore. Lasciai perdere. Nella mia vita professionale non mi ha mai creato problemi, semmai qualche curiosità da parte dei miei tanti colleghi e superiori.

Le voglio raccontare un altro episodio che mi capitò a Dallas, negli Stati Uniti.

Chiamarmi come “lui”, mi fu di aiuto per togliermi da una situazione a dir poco imbarazzante con il Segretario Generale di una Organizzazione mondiale con il quale avevo un importante appuntamento già fissato un mese prima. Dopo appena sei, dico sei minuti di colloquio – per la verità parlò solo lui in modo distaccato – mi congedò non sapendo neppure, suppongo, chi aveva davanti. Gli consegnai il mio biglietto da visita, lesse nome e cognome e, quando si dice la fortuna, quei sei minuti si dilatarono d’incanto in quattro ore.

Bob Dylar, così si chiamava, era un melomane fanatico. Prese a cuore il problema che avevo tentato di sottoporgli. Per arrivare in tempo all’aeroporto fece scortare il mio taxi da una pattuglia della polizia.

Rispondo alla sua curiosità. Sono nato nel 1940, cinquantenario della “Cavalleria rusticana” (la prima avvenne il 17 maggio 1890 a Roma al Teatro Costanzi, oggi Teatro dell’Opera); mio nonno che giurava di essere “cugino” di Pietro Mascagni, gli telefonò a Roma, all’Hotel Plaza dove il Maestro abitava già da qualche anno; gli disse che essedo nato un altro “mascagni” (io)  e ricorrendo il cinquantenario dell’opera, i miei genitori desideravano chiamarmi Pietro in suo onore.

“No – rispose Mascagni – di Pietro nel mondo ce n’è uno solo e sono io, semmai Pietrino”. All’epoca non erano ammessi nomi diminutivi e così rimase Pietro.

Guardandosi indietro cosa ricorda, per lei significativa, della sua vita, professionale e non, finora vissuta?

Non è facile rispondere a questa domanda. La nascita di miei due figli? Senz’altro. I miei spensierati anni di scuola (Istituto Tecnico Nautico) e poi l’imbarco su una petroliera dalla quale sbarcai dopo un anno per svolgere il servizio militare nella Marina Militare a La Spezia. Il Comandate del IV Gruppo Dragamine, un livornese, mi scelse come direttore del poligono di dragaggio per i dragamine (un centinaio) delle Forze Nato. Fui spedito alla base di Tellaro. Ci rimasi cinque mesi, da aprile a tutto agosto. Lì conobbi Mario Soldati che aveva una villa proprio sul mare con il quale conversavo trascorrendo tranquille serate. Mi iniziò al sigaro “toscano”. Sentirgli parlare dei suoi romanzi, dei suoi film, delle sue apparizioni televisive fece scattare in me il desiderio di scrivere, di raccontare e di raccontarmi.

Tra l’altro, negli anni scolastici, il professore di lettere Giorgio Fontanelli ci incoraggiava a scrivere. Scrissi una commedia che gli piacque. Egli fu un eccellente commediografo e storico specialmente della Livorno popolare: suo grande successo “O porto di Livorno traditore” ancora oggi viene rappresentato. Un posto particolare ricopre mia moglie Bruna, sempre e ovunque: credo sia sufficiente questo e non aggiungere altro. Bruna capirà.

IL QUADRO, noir pubblicato con dreamBOOK Edizioni non è il suo unico romanzo pubblicato. Perché questo bisogno di scrivere?

Non credo, non ne avevo l’intenzione, di aver scritto un noir con il libro IL QUADRO come oggi s’intende questo genere di libri con commissari, indagati e colpevoli.

In effetti IL QUADRO (vincitore nel 2016 del premio letterario internazionale “Padus Amoenus- Parma Sissa”) non è il mio unico libro pubblicato. Il primo fu “Un antico amore”, una raccolta di racconti che fu finalista al 3° Concorso Internazionale Autori per l’Europa. Nel 2006, durante la stagione estiva de “La Caprillina” di Livorno, venne rappresentato un mio lavoro teatrale che si intitola, “Pietro Mascagni: il processo impossibile”: riscosse un lusinghiero successo ed è stato riproposto nel 2019 al Teatro comunale di Collesalvetti con rinnovato successo.

Successivamente sono stati pubblicati anche “Patens Dei Gloriae” e “Il distintivo del Genoa”. Ci sono altri romanzi in attesa di essere pubblicati, sempre che vengano ritenuti degni di qualche interesse editoriale. Io credo che per me lo scrivere rappresenti un divertimento, ma anche la voglia per raccontare l’animo umano sempre pieno di contraddizioni e di sogni con l’ardente speranza che questi si realizzino. Chi non ne ha? I sogni ci aiutano a vivere il quotidiano: l’uomo senza sogni non sarà mai completo, sono una spinta per realizzarsi.

E cosa ha voluto raccontare con IL QUADRO?

 IL QUADRO non è neppure l’ultimo che ho scritto in ordine di tempo: è il terzo. Dopo “Un antico amore” scrissi “Lettere provvisorie” (il preferito da mia moglie) e poi IL QUADRO. Gli altri son venuti in seguito.

Ero in vacanza a Saint-Paul-de-Vence, in Alta Provenza, dove molti pittori (Chagall ci visse e vi è sepolto), scultori, poeti, cantanti, attori, scrittori e altri personaggi famosi si rifugiavano nel paese come una sorta di “buen” riposo. Conobbi Monsieur Roux, proprietario dell’albergo “La colombe d’or”. L’interno del ristorante è un museo con autentici quadri di Picasso, Braque, Léger, Calder, Picasso, Chagall, Renoir, sculture di César (che molti anni prima avevo conosciuto a Parigi) e altri minori. Egli mi raccontò che la cittadina era, ed è tutt’oggi, frequentata da moltissimi pittori: non tutti, e non sempre, riescono a esporre nelle tante gallerie del luogo sperando in una qualche celebrità futura, ma che inesorabilmente spariscono poi nell’anonimato.

Ecco, lì mi venne l’idea di scrivere il libro che narrasse la storia un giovane pittore livornese dotato di un grande e riconosciuto talento, ma privo di sentimenti, di quell’amore senza il quale non era capace di creare quadri destinati al successo e alla gloria alla quale aspirava. Solo dopo aver “scoperto” l’amore per una donna, l’amore con la A maiuscola, egli riuscirà a dipingere il suo capolavoro, “il quadro” appunto. L’amore è una costante in tutti i miei romanzi, vi si ritrova sempre poiché sono convinto che l’uomo abbia bisogno dell’amore, oggi più che mai. Del resto lo dice anche Dante nell’ultimo verso della “Commedia”: L’amore che move il sole e l’altre stelle.

Quali sono state le sue letture e, se ci sono, quali autori o quali libri le sono stati compagni della vita o addirittura maestri?

Al termine della precedente domanda ho anticipato uno degli autori preferiti, cioè Dante e la sua Commedia che è sempre un piacere leggere anche se a volte non è facile destreggiarci; ci aiutano bravi e autorevoli commentatori che ci spiegano i tanti passaggi che forse, da soli, non riusciremmo a interpretare nella maniera giusta.

Leggo ogni genere di libri ma, se devo scegliere come scelgo, preferisco i libri storici che raccontano le genealogie dinastiche. Gliene cito alcuni letti recentemente per farmi capire meglio: “Il rumore del mondo” di Benedetta Cibario, “Il grande Gualino” di Giorgio Caponetti, “Lungo petalo di mare” di Isabella Allende, “I leoni di Sicilia” di Stefania Augi. Mi piace moltissimo Georges Simenon per la sua scrittura chiara e lineare, per la descrizione che fa dei personaggi e delle loro psicologie: da prendere come esempio. Mi piace molto anche José Saramago.

I giorni che stiamo affrontando, sono e ci sembrano “eccezionali”, non solo per la gravità oggettiva della pandemia in atto, ma forse ancor più per la repentina interdizione da tutto ciò che normalmente e quasi inconsciamente, facevamo tutti i giorni come uscire, andare a prendere un caffè, trovare gli amici… Come sta vivendo questa situazione e cosa ne pensa?    

Ha detto bene, ci sembrano, ma lo sono, giorni “eccezionali” abituati come eravamo a scandire le nostre giornate con ritmi abituali, ripetitivi che ci toglievano però il gusto della vita: prendere un semplice caffè con un amico serviva più a noi invece di rapportarci fraternamente con l’amico di turno.

Improvvisamente, da un giorno all’altro tutto è cambiato, tutto è venuto a mancare, ci siamo ritrovati con il cerino in mano senza possedere neppure una candela da accendere. Tutte le mattine io uscivo, andavo all’edicola, compravo i miei due giornali che poi leggevo con avidità. Oggi mi mancano, mi manca il piacere della carta stampata, del suo sfogliare tra le mani. Mi dico “chi se ne frega, esco e vado a comprarli”: invece devo pensare a mia moglie (i miei figli con le loro famiglie, il mio nipote quindicenne, l’altro nipote ormai uomo, i nostri cari, ahimè lontani in altre città, ci vediamo con la video chat: è già qualcosa). Allora iorestoacasa: mi impongo di farlo per tutelare gli altri sperando che anche gli altri abbiamo le stesse mie preoccupazioni e cautele.

Gioco forza abbiamo dovuto inventarci le nostre lunghe giornate e immagino le difficoltà esistenziali di tante famiglie impossibilitate ad uscire, con figli piccoli, genitori a carico, la scuola chiusa, il lavoro incerto, con le loro preoccupazioni diventate magari perfino economiche. Bene o male, per ora, la nostra pensione ci viene accreditata, ma gli altri? Chi aveva un lavoro autonomo, un negozio, una piccola attività commerciale e industriale? Mi creda, è un dramma per molti con una terribile scelta: che le loro vite finiscano prima e non addossando la causa soltanto a questo virus, semmai una concausa. Virus che viene identificato in COVIN-19. Uscito da dove? Creato come? Da chi? Dalla natura improvvisamente vendicativa dopo che l’uomo l’ha massacrata?

E ancora, gli scienziati saranno in grado di trovare presto un vaccino che salvi tante vite umane? Sono interrogativi che ci facciamo senza essere nelle condizioni di darci una risposta che possa in qualche maniera rasserenarci. Vedo molta confusione in giro che mi disorienta. Intanto si rimane in attesa con il timore di essere pizzicati, sperando di non esserlo, ma con la paura che potrebbe avvenire. No, non è piacevole! E così viviamo le nostre giornate cercando di distrarci andando a recuperare vecchi passatempi con il riscoperto desiderio di ascoltare vecchi dischi, rivedere film datati, cosa che prima non avremmo fatto lasciandoli impolverarsi definitivamente nella nostra memoria.

Io sono appassionato di musica lirica (un melomane: il nome che porto me lo impone) e di musica classica che ascolto ritrovando, come mi succede per Dante, nuove “letture” interpretative e diverse sensazioni. Ma rimane in noi, anche in me, tanta preoccupazione e ci domandiamo se usciremo da questo incubo che ci incute paura. Prima non succedeva, prima che il mondo insieme alla nostra esistenza venisse di fatto stravolto: confidavamo nella nostra impagabile libertà, nella sicurezza, e nella immortalità.

Cosa sta scrivendo di nuovo e come questo clima così particolare influisce sulla scrittura?  

Ho un paio di progetti che, ammetto, stentano ad andare avanti. Colpa del clima particolare? Non credo, forse probabile. Qualche mese fa ho iniziato a scrivere “Si diesis minore” una storia di un uomo che, trovandosi improvvisamente solo, riesce a riemergere attraverso la musica e ancora una raccolta di racconti “Contastorie” (con la o), un tipo di scrittura che mi piace molto. Ho sospeso in attesa di tempi migliori: forse inconsciamente subisco anch’io questa assurda situazione dalla quale, mi disturba ammetterlo, non ne usciremo molto presto se non con qualche profonda cicatrice e affanno.

A conclusione, ci vorrebbe regalare 15 righe del suo libro, quelle che ritiene, a suo avviso, le più significative?

Penso che durante questa “eccezionale gravità” come lei la chiama, e mi sembra logico chiamarla in tal modo per il dramma che stiamo vivendo, con questa pandemia che ci sovrasta e ci condiziona, ho scelto, come lei mi chiede, alcuni righi (sono 16, uno in più) che mi sembrano adatti e sono tratti dal mio romanzo “La bottega della liutaia”:

  “…Solo nella bottega, Roberto guardò la sua creatura appesa ad asciugare la vernice con il ricciolo del manico inserito ad un filo teso da parete a parete. Si sentì sollevato dall’impegno che si era sobbarcato con avventatezza coinvolgendo Tommaso nell’impresa. Eppure scoprì dentro di sé un’intima felicità la quale non derivava soltanto dall’aver costruito lo strumento. C’era un’altra ragione della quale, al momento, non riusciva ad afferrarne il pieno significato.

Guardando il violino, quel violino, avvertì che qualcosa dentro di lui si stava sciogliendo come un ghiacciolo al sole, liberandolo da quel subdolo dolore dal quale da troppo tempo era perseguitato e dal quale non si era mai staccato del tutto.

Nulla era mutato, eppure tutto si era modificato a mano a mano che il violino prendeva forma.

Il dolore esisteva ancora, bastava voltarsi indietro per ritrovarlo, ma all’improvviso Roberto si rese conto che ora lo poteva dominare, aveva la forza per dominarlo. Ebbe così la certezza che il suo dramma, con tutti i ricordi, non sarebbe mai stato cancellato, l’avrebbe però fronteggiato con una pace interiore ritrovata e umanamente accettabile.

Nella penombra della bottega osservò il violino sospeso nel vuoto dondolare lentamente, come se lo strumento avesse intuito ogni cosa e scandisse il trascorrere del tempo, un arco della sua vita tragicamente vissuta e, quel dondolio, segnasse l’inizio di una nuova stagione da vivere…”

Pubblicato in : Cultura ed eventi, MI PRESENTO...Tag: anni, autori, Chagall, dante, di pietro, genitori, giornali, giovani, incubo, lavoro, livorno, mare, mondo, nato, natura, parigi, pensione, personaggi, persone, polizia, processo, roma, romanzi, scuola, soldati

Info Stefano Mecenate

giornalista, critico musicale, editore, regista di opere liriche: ama conoscere e mettersi in gioco, ama le sfide e il lavoro di squadra.
Si occupa di comunicazione e marketing ma preferisce la cultura in tutte le sue espressioni e ad essa dedica tempo ed energie con entusiasmo e convinzione. Ha lavorato per quotidiani nazionali, emittenti radio televisive locali, riviste culturali; ha collaborato e collabora con Istituzioni pubbliche per la progettazione e l’organizzazione di eventi. Legge e ascolta musica non appena ha tempo, si riposa ogni tanto e non fuma.

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