
San Paolo – Il governo in mezzo al ciclone, mentre il Brasile è in mezzo alla guerra contro il COVID-19. Presidente versus Ministro, popolazione appartenente alla povertà contro la fame. In questa settimana abbiamo scelto di ascoltare uno dei più grandi dottori, esperto in epidemiologia, di tutto il Brasile, per capire quello che può fare il nuovo coronavirus nei paesi tropicali.
Il dottore Danilo Klein laureatosi all’Università di Rio di Janeiro, adesso fa l’opinionista di sanità nelle grande rete di TV brasiliana. Ha parlato con me nell’ultima settimana su tutto ciò che riguarda la crisi pandemica arrivata anche qui in Brasile, da poco più di un mese.
La quantità di posti letto disponibili in terapia intensiva nel sistema pubblico brasiliano è una cosa preoccupante, prendendo come esempio altri paesi che hanno sofferto con il COVID-19. L’isolamento sociale è la strada giusta da percorrere per soffrire meno questa carenza?
Prima di tutto volevo ringraziare l’Italia per il sostegno dato al mondo, con i numeri e trasparenza. Hanno aiutato anche il Brasile a premunirsi contro il COVID-19. E siamo vicini a voi, agli italiani, per tutto il dolore che hanno sofferto.
Per dire la verità abbiamo due punti molti positivi nel sistema brasiliano e dei punti molto negativi.
Positivi: Che è un sistema, l’unico in tutto il mondo, che abbraccia tutto il territorio della nazione, pubblico e completamente universale e gratis. Quindi, qualunque persona che ha problemi di salute, indifferente dalla nazionalità e dalla condizione finanziaria, ha la cura. Questo è molto buono.
Poi abbiamo, se si uniscono il sistema pubblico e privato una buona quantità di posto letti e questo è un fatto molto positivo. Restiamo dietro solo agli Stati Uniti e alla Germania. Ovviamente, se si uniscono le due reti, abbiamo una buona quantità di posti letto, migliore che in molti altri paesi europei. Quindi sono questi gli aspetti positivi del sistema.
I punti negativi, invece, sono quelli, e possiamo definirli anche molto negativi, riguardanti i posti letto che sono concentrati in poche regioni del Brasile, soprattutto nelle grandi città e nei luoghi più ricchi. Quindi diciamo che gli investimenti nel settore sono stati fatti solo in queste regioni.
E guarda, da noi esistono alcune regioni nel Brasile dove ci sono conglomerati di persone (le favele), comunità dove vivono persone più povere, quindi noi non siamo riusciti, anzi non sappiamo cosa succederà in questi posti quando il virus arriverà anche lì. Questa è la nostra grande paura. Perché in nessun paese europeo che ha sofferto con il COVID-19 è presente una struttura urbana simile alla nostra.
Ma perché in questo momento sarebbe pericoloso, o meno indicato, la soluzione proposta del Presidente?
In realtà non abbiamo nessuna prova scientifica che supporta tale proposta. Abbiamo visto uno scollegamento tra ciò che dice la presidenza e ciò che dice il ministro.
Analizziamo a tal proposito una questione doppia di scienza e di crisi politica. Due questioni molto diverse fra loro. Abbiamo visto un ministro della sanità propenso a ciò che dice la tecnica e la questione scientifica mentre dall’altra c’è un presidente sempre più vicino alla questione politica, ed altre motivazioni che non siamo mai riusciti a capire.
Il fatto è che il nostro ministro, Mandetta, sta lavorando bene, secondo me, è il nostro più grande punto positivo. Con il popolo, lui, gode di grande credibilità. Poiché, in qualche modo il ministro è il nostro leader. E, per me, proprio grazie alla sua credibilità che fino ad adesso abbiamo una quarantena.
Una quarantena che qui nel Brasile non possiamo chiamarla al 100%, poiché noi non abbiamo adottato multe, arresti ed altre pene per chi non la rispettasse. Ma nel frattempo stiamo guardando anche ad attuare delle modifiche per renderle ancor più positive. Un calo nel numero delle persone che circolano nelle vie e nelle piazze, le scuole sono chiuse ed il commercio è praticamente fermo. Non c’è dubbio che tutto questo è molto buono nella lotta contro il coronavirus.
La nostra economia rischia di cadere a terra, ho quasi la certezza che sarà così, ma è meglio che cada la nostra economia e non che le nostre vite finiscono.
Continuando a parlare del governo, Bolsonaro ha detto in una diretta sul social, insieme ai leader religiosi: “Penso che non dobbiamo arrivare al punto in cui si trovano gli Stati Uniti. Il brasiliano deve essere studiato, avendo uno stile di vita diverso da ogni altro abitante del continente. I ragazzi che vivono nei paesi più poveri non rischiano il contagio. Ne ho visto uno tuffarsi nella fogna, uscirne fuori e rituffarsi nuovamente: a lui non può succedere niente”. Suggerendo che i brasiliani hanno resistenza contro qualche malattia, grazie a queste condizioni. Ti domando: C’è qualche attestazione logica e scientifica per queste parole del presidente e, come tu vedi queste parole pronunciate del capo del governo?
Questa è una domanda molto complicata…Bene…noi sappiamo che di scientifico, in questo senso, non c’è nulla. Non lo so se all’interno della famiglia di Bolsonaro ci sia qualcosa del genere e per questo loro sono resistenti. Ma il popolo brasiliano si comporta come qualsiasi popolo nel mondo, non siamo assolutamente resistenti a nulla, al contrario il Brasile è un paese con una disuguaglianza sociale gigante, abbiamo tante persone che vivono in comunità (favele) che dobbiamo più che mai proteggere. Noi guardiamo con tristezza tutto ciò che ha detto Bolsonaro.
Per quel che riguarda le favele, quale sarebbe il vero pericolo che corre questa parte della società brasiliana?
Solo il tempo potrà dirci cosa succederà. Molti stati stanno adottando la possibilità di affittare stanze di hotel. Ad esempio in Rio de Janeiro ci sono già tanti hotel che devono ricevere questa popolazione, addirittura questo progetto già si sta attuando. Alcuni anziani che sono risultati positivi, in queste condizioni, sono stati invitati ad andare in questi hotel senza nessun costo. Quindi questa è una cosa che può aiutare molto. Io penso che potrebbe essere la strada giusta, dare una mano a questa gente, che devono allontanarsi da lì, perché il rischio di contaminazione è molto elevato!
Ma sapendo tutto questo quant’è importante restare a casa e rispettare la quarantena?
Adesso è diventato chiaro per noi il reale beneficio della quarantena, e per quello che abbiamo imparato con gli altri paesi, perché così, qui nel Brasile siamo riusciti a ritardare di molto la curva, e la crescita di positivi e a far si che il tutto crescesse in modo organizzato, proprio grazie alla quarantena. E, un’altra cosa importante, è proprio il fatto che noi abbiamo iniziato la quarantena prima rispetto ai vari paesi europei. Così come stiamo facendo, ovviamente non riusciremo a ridurre il numero totale di contagiati, ma ciò che possiamo fare è rallentare il picco dei contagi. In questo modo possiamo avere il tempo di produrre le mascherine, le tute e tutto ciò che possa servire, comprese le apparecchiature, per l’ambiente sanitario. Oltre a creare altri posti letto negli ospedali di campo e nella terapia intensiva. Quando più possa esser ritardato l’apice del contagio tanto più sarà migliore, poiché saremo più preparati per poter ricevere questi pazienti.
Secondo te il numero di positivi quando inizieranno a scendere?
Oggi abbiamo una situazione diversa nel Brasile, noi siamo riusciti a ritardare il picco. Perché, ad esempio, in Italia tutto è successo molto in fretta, sono aumentati i casi e non sembrava mai finire. Adesso sta diminuendo il numero sia di positivi sia quelli riguardanti i decessi. Noi qui, stiamo nella fase di ritardare il picco. Quindi è molto probabile che la nostra pandemia durerà più di quella italiana. Ed è quello che vogliamo, in modo che i contagi possano aumentare pian piano per il nostro sistema sanitario in modo che potremo aiutare tutti. Se questo succede, significherebbe che abbiamo conquistato quello che volevamo.
Perché noi non possiamo fermare il COVID-19, ma più lo rallentiamo e meglio sarà per il nostro sistema affrontarlo!
Per quello che riguarda le mascherine. Sappiamo che quelle monouso sono destinate ai professionisti della sanità. Il ministro della Sanità, invece ha consigliato l’utilizzo delle mascherine casalinghe artigianali per la maggior parte dei civili. Qual’è la vera efficacia di questi prodotti per fermare la pandemia?
Adesso, Ennio, non abbiamo niente di concreto sull’efficacia della mascherina nel controllo della pandemia. principalmente per quel che riguarda quella casalinga artigianale. Quello che possiamo capire è che nei paesi orientali dove si usano quasi normalmente, stanno avendo una curva più bassa. Questo è un dato di fatto. Oltre a questo, con la luce della conoscenza nuova, abbiamo capito che sono tante le persone asintomatiche, molto più di quello che potevamo immaginare.
Quindi dovremmo utilizzare la logica. Metti una mascherina a queste persone, e in qualche modo si proteggeranno anche le altre persone. Sappiamo che la mascherina di stoffa non è così buona rispetto a quella chirurgica, ma è comunque un blocco fisico! Ma è impossibile dire in che percentuale la mascherina di stoffa possa proteggere, non si può sapere!
Gel igienizzante, o alcool etilico, sono i principali metodi per pulire le mani, ovviamente la principale è pulirle con acqua e sapone, e per quello che troviamo in strada è un modo di proteggersi. Ma ora in Brasile, iniziano a mancare. L’alcool al 40% può essere utilizzato o non ha nessun effetto?
Assolutamente no, sappiamo che il migliore è quello al 70%, quello che va dal 60 al 70% ha una utilità. Ma quelli inferiori, che abitualmente sono venduti nelle farmacie o nei supermercati, non sono indicati perché l’alcool con la percentuale bassa può non rompere la parete del virus. Sappiamo che non sono così efficienti!
Sappiamo che in Italia sono tante le aziende che hanno chiuso le porte per aiutare il governo, facendo le mascherine, alcool e tante altre apparecchiature per la sicurezza. Il governo si sta muovendo per fare qualcosa in questo senso?
Allora non si sta facendo nessuna imposizione da parte del governo, ad esempio, andiamo a chiudere tutte le fabbriche per produrre mascherine e alcool…quello che c’è oggi sono queste aziende che si stanno muovendo per cambiare la loro linea produttiva. producendo le apparecchiature sanitarie e le mascherine. È una bella cosa, perché è buono per l’azienda che si era fermata ed è buono per il Brasile che ha bisogno di questi elementi necessari.
A questo punto del cammino del COVID-19, quanto siamo vicini ad un vaccino? Ora sarebbe il miracolo per fermare, in un colpo solo tutta la crisi!
I vaccini hanno bisogno di un processo molto severo. Hanno bisogno di sperimentazione, per vedere se sono efficaci. Immagina un vaccino che dovresti somministrarlo a tutta la popolazione mondiale. È tanta roba. E se il vaccino avesse un effetto collaterale grave? Potresti pregiudicare un paese intero. È necessario essere molto cauti.
Per farvi capire, i vaccini non sono così amichevoli, nel senso se non vengono testati in modo sicuro potrebbero provocare malefici all’organismo. Se qualche paese fa un vaccino, tutto il mondo intero deve averlo. Immagina se c’è un effetto collaterale gravissimo, che confusione! Per questo, secondo me, il vaccino deve essere testato moltissime volte. È molto probabile che dovremo affrontare il COVID-19 in questo anno, purtroppo senza vaccino.
Quali sono i veri benefici della terapia con la clorochina?
Nella relazione con la Clorochina o idroxidoclorochina (medicine utilizzate per curare la malaria) abbiamo imparato che tutti gli studi sono soltanto all’inizio. Non abbiamo visto, fino adesso, una grande ricerca con grandi risultati che hanno permesso di estendere la cura per tutti.
Ciò che abbiamo fatto adesso, e penso io che l’Italia farà lo stesso, è che non c’è nessuna medicina che possa aiutare nella terapia per combattere il virus, e utilizzare questi medicinali che, in fase di sperimentazione vadano bene, ma che nell’essere umano non sappiamo molto bene la sua potenzialità. Intendo l’utilizzazione di queste medicine, principalmente nei pazienti più gravi, che è ciò che si sta facendo qui in Brasile. Da noi già esiste questa fase di tentare la terapia con i pazienti più gravi, in quelli meno gravi per ora abbiamo deciso di non utilizzarla.
Enio Ricanelo (dal Brasile)x

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