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Intervista a Regina Caterina, autrice del Romanzo: l’ultima occasione

di Stefano Mecenate | 26 Aprile 2020

Regina Caterina, quasi milanese. Vorrebbe raccontarci qualcosa di sé al di fuori del suo ruolo di scrittrice?

“Quasi milanese” …Ammetto di non aver mai pensato a me in questi termini. Di sicuro però, pur sentendo molto forte il mio legame con Bari – la città dove sono nata e vissuta per i primi dieci anni della mia vita – confesso di aver sofferto non poco, soprattutto in passato, a causa della mia condizione di “emigrante bambina” che, oltre a privarmi delle mie radici e della mia identità sociale (non più barese per i baresi e mai milanese per i milanesi), mi ha portato allontanata in maniera radicale dai mie affetti più cari e dai luoghi della mia infanzia.

Ciò detto, ad oggi non cambierei la mia vita con nessun’altra vita. Non rinnego nessuna delle scelte fatte, perché mi hanno portata qui, oggi, esattamente dove voglio stare.

Guardandosi indietro cosa ricorda, per lei significativa, della sua vita, professionale e non, finora vissuta?

Domanda difficilissima essendo io una donna matura con un notevole bagaglio di esperienze. Diciamo che, nel corso della mia vita sono stati tantissimi gli avvenimenti che l’hanno segnata in maniera significativa e davvero non saprei quale scegliere. Se però dovessi ragionare su quelli che mi hanno insegnato di più allora non ho dubbi: la perdita traumatica di una persona cara, troppo giovane lui per morire, troppo giovane io per capire quella morte assurda, e la separazione da mio marito dopo un lungo matrimonio. 

Perché questi e non altri? Perché sono stati questi due momenti che, in maniera assoluta, mi hanno temprata nel carattere e mi hanno consentito di affrontare la vita a viso aperto.          

L’ULTIMA OCCASIONE, pubblicato con dreamBOOK edizioni non è il suo unico libro pubblicato. Perché questo bisogno di scrivere?

In effetti, “L’ultima occasione” è, in ordine di tempo, l’ultimo romanzo che ho scritto e pubblicato con dreamBOOK nel 2017, poiché nel 2015 ne è stato pubblicato un altro dal titolo “La stella più luminosa”.  

Precedentemente, con altre case editrici, ho pubblicato “Non aver paura” nel 2008 e nel 2011  “A Dio non la si fa…”

Per rispondere invece alla seconda domanda dico che il bisogno di scrivere (almeno per quello che mi riguarda) nasce da una mia grande, iniziale passione per la lettura. Ho cominciato a leggere praticamente da bambina e non ho mai smesso, ma ho scoperto quasi per caso, e solo in età matura, di avere qualcosa da dire e di volerlo condividere. Ho cominciato così a scrivere, dapprima con un certo timore reverenziale e poi con sempre maggiore sicurezza, man mano che l’esperienza acquisita con la pratica, mi rendeva sempre più facile trasformare i miei pensieri e i miei sogni a occhi aperti, in parole scritte nero su bianco.     

E poi, ma solo in un secondo tempo, con la consapevolezza è sopraggiunta anche la mia profonda convinzione che là fuori, da qualche parte nel mondo, c’era qualcuno che aveva bisogno di leggere quelle parole che io, senza saperlo, stavo scrivendo proprio per lui.   

E questo che può sembrare un pensiero retorico oppure un romanticismo stantio e fuori tempo per molti, non lo è per me. Chi mi conosce sa che io sono sempre e solo me stessa nel bene e nel male. Anche quando esserlo, potrebbe rivelarsi oltremodo controproducente.   

Cosa ha voluto raccontare con L’ULTIMA OCCASIONE?

La forza delle donne. Il coraggio di assumersi la responsabilità di scelte difficili le cui conseguenze, inevitabilmente, ricadranno anche sulle vite di altri. 

Sono tre storie diverse, di tre donne diverse ma tutte apparentemente determinate anche se nascondono spesso fra le pieghe dei loro silenzi insicurezze e fragilità. Sono donne dalle mille sfaccettature che però hanno il coraggio delle scelte. Sono donne che, lasciate sole davanti alle difficoltà, se ne fanno carico e, ognuna per motivi diversi, decidono secondo i propri criteri e portano avanti la propria idea di coraggio oppure di vigliaccheria.  

Tre donne nelle quali riconoscersi oppure no ma che, con le loro scelte, inducono il lettore alla riflessione. A chiedersi: cosa avrei fatto io, al suo posto? 

Quali sono state le sue letture e, se ci sono, quali autori o quali libri le sono stati compagni della vita o addirittura maestri?

Negli ultimi tempi la mia autrice preferita è Margareth Mazzantini della quale ho letto quasi tutta la produzione; l’ultimo suo romanzo è stato “Splendore”. 

Apprezzo come autrice anche Dacia Maraini della quale di recente ho letto “Tre donne – Una storia d’amore e disamore” 

Amo anche il thriller psicologico e ho molto apprezzato Giorgio Faletti come ottimo autore del genere nei tempi più recenti mentre, in passato ho letto Ken Follett e John Grisham in quantità.

Nel mio passato più remoto, autori quali Ernest Hemingway, Eric Maria Remarque, Luigi Pirandello, Italo Calvino, Giovanni Verga, Pierpaolo Pasolini… mi hanno lasciato tracce importanti nel mio pensiero e nella mia crescita.

Non sono legata a un romanzo in particolare ma se dovessi sceglierne uno mi sento di citare “Mila 18” di Leon Uris.  Mi è stato regalato da una cara amica il giorno del mio diciottesimo compleanno e mi aveva colpito così tanto per la sua drammaticità da non averlo più dimenticato. Sono passati diversi decenni da allora ma non l’ho più riletto per scelta a causa della drammaticità del racconto… 

Cito: “Dal numero 18 di via Mila, nel quartiere ebraico di Varsavia, ebbe inizio nella primavera del ’43 la disperata rivolta antinazista di cinquantamila ebrei. Un fatto storico da cui prese spunto l’autore per rievocare la distruzione del ghetto, la lenta capitolazione e l’agonia di centinaia di migliaia di uomini. ”

I giorni che stiamo affrontando, sono o ci sembrano “eccezionali”, non solo per la gravità oggettiva della pandemia in atto, ma forse ancor di più per la repentina interdizione da tutto ciò che normalmente e quasi inconsciamente, facevamo tutti i giorni come uscire, andare a prendere un caffè, trovare gli amici… Come sta vivendo questa situazione e cosa ne pensa?

Con giustificata preoccupazione per quanto concerne la pandemia. Trovo però che il sacrificio di rinunciare alle nostre abitudini quotidiane non debba essere vissuto come un’imposizione dall’alto ma come un dovere civico e morale che noi tutti dovremmo accettare senza inutili lamentele.

Piuttosto, pensiamo a chi oggi sta mettendo a rischio la propria vita per il bene collettivo. A chi sta lottando fra la vita e la morte attaccato a un respiratore. A quanti ci hanno lasciati a causa di questo virus, e se ne sono andati via nel modo disumano che tutti ormai sappiamo. 

Dico infine che dovremmo approfittare di questo tempo che ci è toccato vivere per riflettere e capire di quali cose abbiamo davvero bisogno e di quali cosa possiamo fare benissimo a meno. Tutti dicono che quando tutto questo sarà finito, sarà impossibile tornare alla vita di prima… Spero che sia davvero così e non la solita frase a effetto detta solo per stupire l’uditorio.      

Cosa sta scrivendo di nuovo e come questo clima così particolare influisce sulla scrittura?

Ho appena terminato di scrivere la storia di Anna e Mauro che, attraverso racconti e rievocazioni, si sviluppa in un contesto privilegiato dove il mettersi a nudo, consente sia di elaborare i vissuti che di sdoganare i non detti di una intera vita.

Un concentrato di passioni, sofferenze, violenza e amore malato, in una avvincente storia che ne intreccia e condiziona altre. La difficoltà nelle relazioni interpersonali, mescolate alle ataviche e ancestrali incapacità a gestire le emozioni, fa emergere in termini di attualità l’enorme problematica della violenza di genere e della violenza assistita.

In realtà questo romanzo è stato terminato poco prima dell’inizio della pandemia e pertanto il racconto non ne è rimasto influenzato. Diverso potrebbe essere per quello che ho appena cominciato a scrivere…   

A conclusione, ci vorrebbe regalare 15 righe del suo libro, quelle che ritiene, a suo avviso, le più significative?

Volentieri, sperando che possa incuriosire i lettori dandogli nuovi stimoli per cercalo nelle librerie o ordinarlo alla casa editrice.

La sera è calata improvvisa nella stanza fiocamente illuminata. Io e Tania, sedute l’una di fronte all’altra, stiamo vegliando su di te che stai consumando le tue ultime ore terrene. 

E’ terribile essere costretta ad ascoltare impotente il rantolo doloroso che, ormai da diverse ore, ti sta squassando il petto. Sto lottando contro la voglia di scappare via da tutto questo dolore ma so che non lo farò. Non cederò alla tentazione di allontanarmi da te e fingere che tutto sia ancora come prima. 

Tu, Mauro, sei qui da poco meno di tre settimane e “qui” si viene solo quando anche l’unica scintilla di vita rimasta, non è che una tremula fiammella. 

Sapevo che questo momento sarebbe arrivato eppure, quando ieri ci hanno comunicato che la fine era prossima, sono stata colta da un violento attacco di nausea e ho dovuto fare forza su me stessa per rimanere immobile ad ascoltare quelle parole nonostante la mia voglia di correre in bagno a vomitare.  Quella frase terribile “…ormai è soltanto questione di ore…” purtroppo, questa volta, riguardava noi e non gli altri. 

Quelle sei, inesorabili parole, stavano velocemente disintegrando tutto il mio universo fatto di incrollabili certezze; in un attimo tutto quanto era svanito mentre io, nuda e indifesa, ero stata catapultata in una dimensione sconosciuta dove niente era più come prima.  

Ad eccezione di quell’unica, incontrovertibile certezza – tu stavi

 morendo – tutto il resto era avvolto in una fitta nebbia.”

Pubblicato in : Cultura ed eventi, MI PRESENTO...Tag: 2011, anni, autori, bari, ghetto, intervista, mondo, nero su bianco, sconosciuta, separazione

Info Stefano Mecenate

giornalista, critico musicale, editore, regista di opere liriche: ama conoscere e mettersi in gioco, ama le sfide e il lavoro di squadra.
Si occupa di comunicazione e marketing ma preferisce la cultura in tutte le sue espressioni e ad essa dedica tempo ed energie con entusiasmo e convinzione. Ha lavorato per quotidiani nazionali, emittenti radio televisive locali, riviste culturali; ha collaborato e collabora con Istituzioni pubbliche per la progettazione e l’organizzazione di eventi. Legge e ascolta musica non appena ha tempo, si riposa ogni tanto e non fuma.

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