
Si ricordano le modalità dell’interrogazione così come stabilito dal regolamento: l’interrogazione viene sinteticamente presentata e vi si allega il testo; segue la risposta del Governo e successivamente sono concessi cinque minuti di replica all’interrogante.
INTERROGAZIONI
Mercoledì 19 dicembre 2012
Presidenza del presidente Stefano STEFANI
Interviene il sottosegretario di Stato agli Affari Esteri, Marta Dassù
Atto Camera
Interrogazione a risposta in Commissione 5-08664
presentata da
FIAMMA NIRENSTEIN
giovedì 13 dicembre 2012, seduta n.734
Sull’inserimento del movimento Hezbollah nella lista UE delle organizzazioni terroristiche.
NIRENSTEIN. – Al Ministro degli affari esteri. – Per sapere – premesso che:
il 23 novembre 2012, il Vice Ministro degli esteri spagnolo Gonzalo de Benito ha dichiarato che la Spagna sta lavorando per far approvare in ambito Unione europea la decisione di classificare Hezbollah come organizzazione terroristica, soprattutto in relazione all’attentato terroristico di Bourgas, Bulgaria, del 12 luglio 2012, in cui persero la vita cinque turisti israeliani, l’autista dell’autobus che li trasportava e nel quale rimasero feriti altri trentasei turisti cittadini dello Stato ebraico;
l’11 novembre, il Ministero degli affari esteri a! ustriaco ha annunciato che è in corso una discussione in seno ai 27 Stati membri dell’Unione europea circa il possibile inserimento di Hezbollah nella propria lista delle organizzazioni terroristiche;
il 7 settembre 2012, in occasione dell’ultimo vertice dei Ministri degli affari esteri dei 27 Stati membri dell’Unione europea, discutendo della situazione siriana, il Ministro degli affari esteri olandese, Uri Rosenthal, ha esortato gli altri rappresentanti a riconoscere Hezbollah e tutte le sue filiali come organizzazione terroristica in Europa come già fatto dai Governi di Stati Uniti, Canada, Israele, Australia, Bahrein e, dal 2008, dal Governo olandese, unica nazione europea ad aver adottato questa misura ad eccezione del Regno Unito, che distingue tra l’ala politica di Hezbollah e quella militare, quest’ultima classificata come organizzazione terrorista;
il 26 ottobre 2012 un gruppo bipartisan di 76 senatori degli Stati Uniti ha invitato ufficialmente l’Unione europea a includere Hezbollah nella sua lista delle organizzazioni terroristiche al fine di lanciare un messaggio netto e univoco di lotta comune tra Europa e USA contro il terrorismo di Hezbollah. Inoltre, il direttore del dipartimento antiterrorismo della Casa Bianca, John O. Brennan, ha affermato che la mancanza di desegnazione di Hezbollah nella blacklist europea indebolisce l’efficacia della lotta internazionale al terrorismo. La resistenza europea, ha detto Brennan, rende più difficile la difesa dei nostri Paesi e la protezione dei nostri cittadini;
Hezbollah contravviene ripetutamente alla risoluzione ONU 1701 (2006), che invoca il disarmo di tutti i gruppi armati in Libano al di fuori dell’esercito e vieta agli elementi armati di Hezbollah di essere presenti nel Libano meridionale. Attualmente, il Partito di Dio ha una disponibilità di circa 13.500 soldati e nell’ottobre 2006 lo stesso Hezbollah ha affermato di avere un arsenale di almeno 33.000 razzi, tra cui missili Fajr, di fabbricazione iraniana (capaci di una gittata di 45 chilometri), Zelzal-2 (con gittata di 200-400 chilometri e capacità di trasporto di 600 chilogrammi di esplosivo), missili balistici Scud, razzi Katyusha e missili antinave. Inoltre, secondo il dipartimento antiterrorismo americano, l’Iran ha fornito a Hezbollah Unmanned Aerial Vehicle (aerei senza pilota) come il Mohajer-4;
numerose testimonianze, specie di profughi scappati dal Paese, riportano il costante coinvolgimento di Hezbollah nella guerra civile siriana, in corso ormai da 20 mesi. A tale proposito, il 10 agosto 2012, il segretario di Stato americano Hillary Clinton ha dichiarato che l’obiettivo strategico immediato degli Stati Uniti è di rompere i legami fra Siria, Iran ed Hezbollah, i quali prolungano la vita del regime di Damasco. Inoltre, il 15 ottobre 2012, in occasione della riunione sul Medio Oriente del Consiglio di Sicurezza ONU, l’ambasciatore degli Stati Uniti, Susan Rice, ha esortato la comunità internazionale a contrastare le attività terroristiche di Hezbollah e a fare di più per approfondire il coinvolgimento del Partito di Dio nel confl! itto siriano, denunciando che il movimento libanese filo-iraniano Hezbollah alimenta con uomini e mezzi la repressione del popolo siriano compiuta dal dittatore Bashar al-Assad, combattendo l’Esercito libero siriano dalla valle della Bekaa, 150 chilometri a est di Beirut, e addestrando la milizia di Assad, gli Shabiha, per trasformarla in un apparato paramilitare;
il dipartimento del Tesoro USA ha adottato ad agosto 2012 nuove sanzioni contro Hezbollah per il suo sostegno al Governo della Siria. In particolare, la nuova misura mira a impedire qualsiasi attività o passaggio di fondi del movimento Hezbollah nella giurisdizione degli Usa che già da anni considerano il movimento sciita libanese anti-israeliano come un’organizzazione terrorista;
l’Unione europea classifica le organizzazioni di tendenza terrorista se commettono atti intenzionali che, data la loro natura o il contesto, possono intimidire seriamente una popolazione, costringere indebitamente i poteri pubblici o un’organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto, destabilizzare gravemente o distruggere le strutture politiche, co! stituzionali, economiche o sociali fondamentali di un Paese o di un’organizzazione internazionale :
quale posizione abbia assunto ovvero intenda assumere il Governo nell’ambito della riflessione che si è aperta a livello europeo affinché il movimento Hezbollah venga inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’Unione europea.
Risponde il sottosegretario Marta DASSÙ
Come noto, a seguito dell’odioso atto terroristico all’aeroporto di Burgas del 12 luglio scorso, di cui è stato vittima un pullman di turisti israeliani, l’UE ed i suoi Stati membri hanno espresso la più ferma ed energica condanna, chiedendo che i responsabili di questo gesto criminale e assassino siano portati di fronte ad un Tribunale. Il Ministro Terzi, nell’esprimere il suo sgomento e la ferma condanna per l’attentato, ha richiesto l’accertamento di tutte le responsabilità ed ha ribadito come l’Italia continuerà ad essere in prima linea a difesa del diritto fondamentale alla sicurezza di Israele e dei suoi cittadini. Il Governo, che ha da subito offerto la massima collaborazione alle autorità bulgare per far piena luce sui fatti, ha già chiesto, nelle sedi appropriate de! ll’Unione, una discussione approfondita sulle dinamiche, gli obiettivi di questo atto terroristico e sulle sue implicazioni per la sicurezza collettiva europea. In sede di coordinamento europeo, il Governo bulgaro ha relazionato sull’andamento del processo in corso a Sofia evidenziando che non risultano al momento evidenze giudiziarie circa possibili collegamenti fra gli attentatori ed Hezbollah. Inoltre la reale identità del soggetto deceduto nell’esplosione è tuttora oggetto di accertamento attraverso l’esame del DNA.
La decisione di inserire Hezbollah nella lista UE delle organizzazioni terroristiche richiede, come noto, l’unanimità dei consensi in seno al Consiglio UE e non è ancora maturato un consenso tra i 27 Paesi membri in favore di tale inserimento. Al momento non risultano infatti elementi giudiziari che proverebbero il coinvolgimento di Hezbollah nell’attacco di Burgas. Va da sé che ove emergessero prove tangibili del suo coinvolgimento in quello o in altri atti terroristici, tale scenario muterebbe rapidamente.
Il Governo resta fortemente determinato a tenere alta la guardia verso la minaccia terroristica. Fu infatti proprio l’Italia a proporre nel 2003 l’inserimento di Hamas nelle liste UE delle organizzazioni terroristiche, che avvenne dopo che nel 2001 era stato inserito in lista il suo braccio armato (Hamas-Izz al Din al Qassam). Su queste basi il Governo intende quindi partecipare costruttivamente alle riflessioni e valutazioni ulteriori che saranno prodotte al riguardo in sede UE. L’Italia intende infatti rimanere in prima fila nella difesa dei diritti fondamentali alla sicurezza di Israele e dei suoi cittadini. Hezbollah è un’organizzazione complessa che comprende un partito politico, una rete di protezione sociale, oltreché un’ala armata. Come noto, Hezbollah è parte attiva nella ! scena politica libanese, ed è parte integrante del Parlamento e del Governo libanesi, cui fornisce un sostegno determinante.
Va da sé che l’eventuale inserimento di Hezbollah nella lista terroristica UE non potrebbe non avere un impatto sugli equilibri politici e di sicurezza in Libano a circa sei mesi dallo svolgimento delle elezioni parlamentari. Un equilibrio, va ricordato, messo in pericolo dal radicalizzarsi del conflitto siriano che si riverbera in modo crescente e pernicioso in alcune aree del Paese. L’azione dell’UE per un’efficace lotta al terrorismo non si riduce peraltro al «listing» delle organizzazioni terroriste. Va ricordato che l’UE ha sviluppato nel 2005 una strategia anti-terrorismo ed ha messo in opera un ampio pacchetto di misure di prevenzione, protezione, repressione e contrasto. Ed è su tali basi che, anche attraverso il forte contributo italiano, la UE deve continuare ad operare per assicurare non solo la sicurezza dei Paesi membri della UE, ma anche il diritto di Israele di esistere.
Replica l’On. Fiamma NIRENSTEIN
L’On. Fiamma NIRENSTEIN (PdL) nella sua replica si dichiara insoddisfatta dalla risposta fornita dal rappresentante del Governo, dissentendo sulla sua impostazione di fondo che rappresenta la questione come inerente alla sola sicurezza di Israele e non invece a livello globale. Richiama quindi la condizione di grave insicurezza in cui versano i cittadini siriani a causa dell’ingerenza di Hezbollah, come peraltro affermato dal Segretario di Stato Clinton. Ribadisce le prese di posizioni convergenti assunte dai Ministri degli Esteri di Spagna, Austria, Olanda e Stati Uniti e ripercorre la lunga sequela di gravi attentati e stragi commesse da Hezbollah a partire dal 1983 fino all’eccidio di Burgas. Ribadisce che occorre che a livello internazionale siano assunte ferme inizi! ative per porre un freno al pericoloso attivismo di Hezbollah che in Siria si è reso complice della morte
di oltre quarantacinquemila persone.
Atto Camera
Interrogazione a risposta in Commissione 5-08666
presentata da
FIAMMA NIRENSTEIN
giovedì 13 dicembre 2012, seduta n.734
Sulla pubblicazione del rapporto dal titolo « Quanto ci costa delegittimare Israele ? »
NIRENSTEIN. – Al Ministro degli affari esteri. – Per sapere – premesso che:
ha suscitato vivo scalpore la pubblicazione dal titolo «Quanto ci costa delegittimare Israele?» – Rapporto sui finanziamenti pubblici alle ONG che fanno delegittimazione di Israele, a cura di Giovanni Matteo Quer, presentato il 17 novembre 2012 e discusso nei giorni scorsi a Roma in occasione del XXII Congresso nazionale della Federazione delle associazioni Italia-Israele – in quanto vi si documenta che in Italia si è costituito, in via di fatto, un autentico doppio binario nelle relazioni con Israele: da un lato quello ufficiale, quasi esclusivamente governativo, di amicizia e sostegno e, da un altro lato, un canale parallelo, informale ma attivissimo, di condanna, stigmatizzazione, delegittimazione;
le istituzioni pubbliche italiane erogano, spesso senza alcuna trasparenza e controllo, finanziamenti a organizzazioni non governative che delegittimano lo Stato di Israele o addirittura ne mettono in discussione l’esistenza, annoverando in taluni casi fra i partner locali anche soggetti da anni nella liste americane ed europee delle organizzazioni terroristiche;
risulta dal predetto rapporto che la direzione generale per la cooperazione allo sviluppo del Ministero degli affari esteri ha sostenuto il «rafforzamento del sistema universitario palestinese» con 986 mila euro, che sono stati destinati, ad atenei come la An-Najah University, luogo d’azione e reclutamento di gruppi terroristici e dove si sono svolte mostre che esaltavano il terrorismo suicida :
quale sia la valutazione del Governo su quanto riportato dal Rapporto «Quanto ci costa delegittimare Israele?»;
quali iniziative di trasparenza e di controllo sia opportuno, a giudizio del Governo, adottare, condizionando gli aiuti economici relativi alla questione palestinese al rispetto dei diritti umani e al riconoscimento, da parte dei beneficiari, del diritto di Israele ad esistere.
Risponde il sottosegretario Marta DASSÙ
Vorrei anzitutto ribadire in modo inequivocabile che il Governo italiano – nei contesti multilaterali così come nei propri contatti bilaterali – ha sempre espresso la propria più ferma condanna di ogni forma di incitamento all’odio verso Israele o di prese di posizione che negano il diritto di Israele di esistere, mettendo in dubbio la sua legittimità. Analogamente il Governo ha sempre rigettato e condannato con forza ogni azione o dichiarazione volta a fomentare l’antisemitismo. Circa i presunti finanziamenti del Ministero degli Affari Esteri ad ONG impegnate in attività di delegittimazione di Israele, che ha fatto l’oggetto del recente rapporto pubblicato dalla Federazione delle Associazioni Italia-Israele, è ovvio precisare in linea generale che sia i finanziamenti forniti dir! ettamente alle autorità palestinesi, sia quelli diretti a ONG italiane attive nei Territori, sono decisi nel pieno rispetto della normativa vigente essendo sottoposti all’approvazione del Comitato Direzionale della Cooperazione allo Sviluppo, organismo presieduto per legge dal Ministro degli Esteri a cui partecipano rappresentanti di altre Amministrazioni dello Stato. Tali finanziamenti sono naturalmente sottoposti a valutazioni di natura prima di tutto politica, oltre che a precisi e puntuali controlli di tipo tecnico e amministrativo-contabile. Su tali basi, è escluso che il Governo possa favorire iniziative che abbiano come scopo la delegittimazione di Israele.
La cooperazione allo sviluppo, in particolare, ai sensi della sua legge istitutiva (49/1987), persegue infatti obiettivi di solidarietà tra i popoli, di soddisfacimento dei bisogni primari e di promozione del benessere socio-economico dei beneficiari. Ai medesimi criteri il MAE si attiene anche per la messa in opera di progetti nel quadro del programma PMSP (Palestinian Municipalities Support Program) che dal 2008 ha finanziato interventi di assistenza a sostegno delle municipalità palestinesi, in stretto raccordo con alcuni enti locali italiani. I finanziamenti disposti dal Ministero degli Affari Esteri a favore dell’Autorità Nazionale Palestinese si inquadrano nell’azione di politica estera che l’Italia svolge coerentemente con la comunità internazionale e in particolare con il Quartetto. I nostri contributi sono da tempo diretti a sostenere settori che riteniamo vitali per l’equilibrio della regione, quali lo sviluppo economico e quello infrastrutturale dei Territori. Di questo si è avuta riprova da ultimo in occasione dello svolgimento il 23 novembre scorso del Comitato Ministeriale Congiunto tra Italia e ANP. In tale occasione è stato rinnovato l’impegno della Cooperazione italiana a destinare gli aiuti allo sviluppo, in stretta collaborazione con UNRWA, a favore della società civile e dei profughi palestinesi. Verranno i! noltre favoriti interventi di emergenza e verranno promosse iniziative in ambito sanitario – soprattutto assistenza tecnica medica e del management ospedaliero – dell’institution building, della giustizia e protezione dei diritti umani, del settore privato, in particolare delle piccole e medie imprese.
Per quanto riguarda poi nel dettaglio i finanziamenti erogati alle ONG italiane, la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri, nel rispetto di fondamentali norme e principi in materia di azione amministrativa e contabilità pubblica, subordina la loro erogazione al rispetto da parte delle ONG stesse di determinate norme e procedure atte a conferire a dette ONG la cosiddetta «idoneità» ministeriale, prerequisito per l’accesso ai fondi del MAE. Ai sensi dell’articolo 28 della Legge n. 49 del 1987, la DGCS adotta infatti provvedimenti di r! iconoscimento di idoneità di quelle ONG che, come stabilito dal comma 4, lettera b) dello stesso articolo 28, «abbiano come fine istituzionale quello di svolgere attività di cooperazione allo sviluppo in favore delle popolazioni del terzo mondo» – attività assolutamente incompatibili con il perseguimento di finalità politiche quali la delegittimazione di uno Stato sovrano quale è Israele – e che offrano idonee garanzie sotto il profilo della qualificazione professionale dei propri operatori nell’esercizio di iniziative umanitarie. A tal riguardo vorrei precisare, a proposito dell’iniziativa sul «rafforzamento del sistema universitario palestinese» citata dall’Onorevole interrogante, che questa non ha comportato un finanziamento diretto ad atenei come l’Università An-Najah. Il finanziamento di 986 mila euro per tale progetto è stato infatti erogato dalla Cooperazione allo Sviluppo all’Università degli Studi di Pavia per la realizzazione in Italia di un! programma di formazione postuniversitaria di 14 dottori di ricerca provenienti da alcuni tra i principali atenei palestinesi. Sottolineo che il percorso formativo si è svolto interamente sul territorio italiano, presso sette università del nostro Paese partner del programma e ribadisco ancora una volta che nessun finanziamento è stato erogato ad An-Najah.
Per quanto attiene infine allo specifico, peraltro giustissimo, richiamo alla trasparenza formulato nel rapporto e ripreso dall’onorevole interrogante, vorrei precisare che l’attività delle ONG cofinanziate dalla Cooperazione italiana sono oggetto di numerosi e approfonditi controlli sia da parte della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo, sia da parte di organi esterni di controllo e valutazione, al fine di garantire la rispondenza dell’iniziativa ai già menzionati principi di trasparenza amministrativa e contabile. Le delibere relative ai finanziamenti della Cooperazione italiana sono inoltre, già da tempo, pubblicate sul Bollettino della Cooperazione allo Sviluppo e sul relativo sito internet, sem! pre e totalmente accessibile,al pubblico. Non va dimenticato infine – sempre sotto il profilo del controllo politico sulle nostra attività di cooperazione – quello precipuo esercitato con grande attenzione e puntualità dal Parlamento e che si esplica nell’esame delle previste relazioni,preventive e consultive, sulle attività di cooperazione allo sviluppo, nonché nell’esercizio della sua costante funzione ispettiva e di indirizzo. Una funzione di controllo a cui la Farnesina guarda naturalmente con estrema attenzione, in un’ottica di condivisione delle attività di cooperazione condotte e di rafforzamento dell’azione di Governo.
Replica l’On. Fiamma NIRENSTEIN
Fiamma NIRENSTEIN (PdL), si dichiara insoddisfatta pur apprezzando l’impegno tecnico nella risposta ritenendo che via sia anche da parte della Farnesina, quale che sia stato il contenuto della sua risposata, piena consapevolezza circa l’agire effettivo di molte organizzazioni non governative destinatarie di contributi anche in modo indiretto, ad esempio per il tramite degli enti locali, e che contribuiscono all’incitamento,n alla delegittimazione, all’odio contro Israele. Richiama le competenze che la Costituzione attribuisce allo Stato in via esclusiva in materia di politica estera ricordando che solo allo Stato è dato di stabilire tale politica e quindi per sostenere la necessità che gli enti locali esercitino il! proprio potere nel rispetto della linea unitaria impressa a livello centrale, ciò che oggi non avviene. Richiama quindi taluni dati relativi agli ingenti contributi versati dall’Italia a favore di organizzazioni non governative che operano nei territori palestinesi e all’UNRWA, e che purtroppo finiscono per finanziare anche soggetti che diffondono terrorismo e messaggi antisemiti. Sottolinea che le stesse considerazioni valgono per il doveroso sostegno finanziario che il nostro Paese assicura al settore dell’agricoltura palestinese oppure all’emancipazione delle donne palestinesi, ma con esiti ben diversi da quelli auspicati data a! ppunto l’impostazione delle ONG che si occupano di quei campi. Esprime quindi l’esigenza che la Farnesina si riappropri dell’insieme della politica estera e provveda in modo rigoroso a garantire la trasparenza delle procedure, ciò che costituisce un principio cardine della democrazia, e a scongiurare ogni ambiguità verificando in modo accurato la base ideologica che anima l’attività dei soggetti destinatari dei finanziamenti.

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