Il Governo e la sua maggioranza sono al lavoro per approvare una legge contro le intercettazioni telefoniche ordinate dalla Magistratura che regolarmente finiscono sulle pagine dei giornali.
Premesso che il contenuto del disegno di Legge, o bozza che sia, non ci piace per come è formulato, una legge sulla materia è ormai improcrastinabile per l’uso distorto che ne viene fatto e per gli alti costi che questo uso comporta.
Mentre si discute ecco comparire su un noto settimanale alcune intercettazioni dell’ex Presidente del Consiglio Romano Prodi dalle quali si apprende l’interessamento del Capo del Governo a favore di suoi congiunti. Fatti non penalmente rilevanti, ha detto Prodi, invitando la stampa a pubblicare quelle intercettazioni perdendo di vista il principio della riservatezza in fattispecie su cui la magistratura deve ancora indagare per verificare la rilevanza dei fatti.
Sulla vicenda si è inserita la maggioranza e lo stesso Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi i quali hanno dato la loro solidarietà a l’ex Premiere che l’ha rifiutata considerandola strumentale al progetto del Governo che intende limitare questo pesante abuso nei confronti dei cittadini.
Sull’argomento non è mancato, e non poteva mancare, l’intervento del leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro il quale ha strillato la sua contrarietà ad ogni forma di limitazione, lui la chiama censura, al potere incontrollato della magistratura ed ha plaudito alla scelta di Prodi di non accettare la solidarietà “interessata” di Berlusconi.
Povera Italia e poveri italiani costretti al gioco al massacro da una contrapposizione più personale che basata sulle necessità per il bene del Paese.
Se alla legge sulle intercettazioni sommiamo quella sulla riforma della Giustizia arriviamo alle comiche finali dove un buon numero di conservator-giustizialisti vorrebbero che niente venisse toccato. E dire che con sfumature diverse la necessità delle due riforme sono sentite in modo trasversale dai due schieramenti. Purtroppo l’opposizione ha paura di perdere consensi dichiarandosi apertamente a favore delle necessarie riforme e sulle quali potrebbe dare un apporto significativo nel senso di un possibile equilibrio istituzionale.
Dispiace che in questo lungo e ampio dibattito la voce dei Socialisti sia negletta o fievole perché, anche se snobbata dai più per la pochezza dei numeri, avrebbe un alto valore simbolico e morale per l’antica tradizione riformista, libertaria e sentimento di uguaglianza fra i cittadini che quel Partito ha sempre sostenuto.
Marcello Paris

Caro Paris , la voce dei socialisti ( considerando il socialismo un modo di pensare e di azione politica ) che definisci flebile e negletta, perchè vuoi per forza
ridurla alle grida di un partito residuale che comunque non è più lo strumento di partecipazione previsto dai nostri Padri Costituenti ? Purtroppo ,dico io , è finito “il partito” come strumento democratico ,soffocato da gruppi oligarchici organizzati ,tesi solo per la gestione del potere e l’organizzazione del consenso. La pochezza dei numeri è una condanna di questo ,non del Socialismo .