Comincia a delinearsi la strategia dei partiti in vista delle regionali. Ancora una volta poche notizie dal centro destra. La cosa non meraviglia. Per le elezioni comunali di Firenze il candidato su trovato sul filo di lana, al di fuori di un qualsiasi progetto politico-programmatico. La riprova è che da allora il prof. Valentino, che avrebbe dovuto essere il leader dell’opposizione a Palazzo Vecchio, è letteralmente sparito. Non importa essere indovini per capire che anche questa volta succederà la stessa cosa. Del resto lo dimostrano le ultime due elezioni regionali. Tutte e due le volte i candidati alternativi alla sinistra, una volta Del Debbio, l’altra Matteoli, dopo la sconfitta non hanno guidato, come logica avrebbe voluto, l’opposizione in Consiglio regionale per preparare ma si sono dedicati ad altro. Così elezione dopo elezione si è dovuti ripartire da zero, come persone e come programmi. Un disastro, reso visibile del resto dalla flessione di consensi alla Casa delle Libertà. La situazione è tale che c’è anche chi sta valutando, è il caso dell’Udc, se non sia il caso di presentarsi da soli.
Opposta la situazione a sinistra. Qui il candidato è già in pista, la ricandidatura di Martini viene ufficializzata il 29 ottobre. Sul tavolo resta qualche problema di tipo politico. E’ infatti ancora da decidere come il centro sinistra andrà al voto. Il quadro politico attuale vede una maggioranza formata dal centro sinistra classico, la coalizione di Toscana Democratica, con Rifondazione comunista all’opposizione. Da Roma, in previsione della campagna per le politiche del 2006, è venuta l’indicazione di realizzare su tutto il territorio nazionale, a primavera si vota in 14 regioni, la Grande Alleanza Democratica, vale a dire centro sinistra più Di Pietro e Rifondazione. Ecco per la Toscana il primo problema: come riuscire a fare un’alleanza con un partito come Rifondazione che fino ad oggi ha votato contro tutti i più importanti atti della Regione? Presto detto. Da qui alla fine della legislatura, in tutto sei mesi, il Consiglio regionale deve approvare cinque o sei atti di indirizzo di una certa importanza, se su questi si realizza una convergenza allora il dialogo sul programma può avviarsi in caso contrario non se ne discute. Insomma a muoversi verso Toscana democratica deve essere Rifondazione, non il contrario. L’accordo con il partito di Bertinotti è frenato anche dai numeri. Sia che si vada a votare con la vecchia che con la nuova legge elettorale i voti della G.A.D. sarebbero tali da non far scattare completamente il premio di maggioranza e il centro destra guadagnerebbe 4 o 5 seggi. Il secondo problema riguarda la lista unica dei riformisti, vale a dire la prosecuzione alle regionali della lista presentata alle Europee da Ds, Sdi, Margherita e Repubblicani europei. In Toscana, a differenza del livello nazionale dove la Margherita frena, tutti vogliono realizzare questa lista ma a condizioni diverse. I Ds vogliono farla a condizione che la stessa cosa venga fatta nella maggioranza delle regioni, e quindi se la scelta acquista una valenza politica, gli altri invece la vogliono anche solo in toscana o comunque solo nelle regioni che sono disponibili. La differenza di atteggiamento ha una ragione molto pratica. In Toscana Margherita, Sdi e Repubblicani europei sono, rispetto ai Ds, delle realtà molto piccole. Trattando i posti a tavolino, non dimentichiamo che la nuova legge elettorale abolisce le preferenze, otterrebbero sicuramente di più che lasciando l’assegnazione dei seggi ai rapporti di forza scaturiti dal voto. La Quercia è disposta a cedere spazio ma solo se ne ha un ritorno politico. Se la lista viene fatta in tutta Italia, o almeno nella maggioranza delle regioni, il ritorno politico c’è (si mette in moto un meccanismo di aggregazione che porterebbe inevitabilmente alla nascita di un unico soggetto politico, in pratica la Cosa 3) , se questo invece non avviene l’accordo sarebbe fine a se stesso e si tradurrebbe in una perdita di posti senza vantaggi politici.
INIZIA LA CORSA VERSO LE REGIONALI. NEL CENTRO DESTRA TUTTO TACE, A SINISTRA UN SOLO PUNTO FERMO: MARTINI SARA’ IL CANDIDATO
Sette mesi alle regionali. La Casa delle Libertà è in balia delle onde, il centro sinistra, sicuro della vittoria, discute sul modo migliore per andare al voto. GAD e FED potrebbero anche restare al palo

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