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Informazione e politica: dalla tv generalista del dupolio alle nuove frontiere: web, on line, blogs

Perché non scommettere sulla Rete, provando anche solo un attimo a considerare che, mentre tutti litigano sul CdA della Rai, secondo una recente ricerca demoscopica, alla vicenda sono interessati meno del 30% dei cittadini italiani e, tra questo 30%, l’età media è sopra i 50 anni? di Dario Carella.

di Redazione Pensalibero.it | 3 Dicembre 2007

Alla fine del Ventesimo secolo, la convergenza, a lungo predetta, di media, computer e telecomunicazioni è una realtà in piena fase di realizzazione e, sembra, seppure in parte, andare nella direzione che negli anni ’80 aveva preconizzato Nicholas Negroponte.

Si tratta di un processo che, peraltro, si va sviluppando in forma diverse. Negli Usa la struttura di rete, finora, sembra aver privilegiato la fibra ottica, mentre in Europa al momento sembra essere il satellite il veicolo preferito. In Italia al momento la convergenza è principalmente assicurata dal potenziamento del vecchio doppino telefonico (con l’ADSL), anche se dal satellite vengono assicurate le partite di calcio. L’unica certezza è che siamo in ritardo, mentre la competizione, a giudizio di autorevoli esperti, sembra spostarsi verso il matrimonio tra banda larga e telefonia mobile (settore quest’ultimo dove abbiamo una buona copertura ma solo col GSM). I due maggiori (potenziali) player della convergenza Telecom e RAI, per varie ragioni, hanno e stanno accumulando ritardi, che come evidenziano il successo di SKY nella televisione satellitare e di altri operatori nella telefonia, potrebbero essere pagati cari da quello che una volta si chiamava Sistema-Paese.

La connessione digitale unisce ogni individuo in una rete di comunicazioni simultanee, favorendo e accelerando l’unificazione fondamentale delle economie e dei sistemi mediatici.

Può la politica, nella sue diverse culture e nelle sue diverse forme organizzative, non dico ignorare, ma soltanto continuare a sottovalutare questo fenomeno epocale?

Io penso di no e tuttavia, se si eccettuano alcuni politici soprattutto nordamericani o europei anche non di cultura anglosassone penso alla Spagna, alla Germania, ai Paesi scandinavi, l’attenzione dei politici nostrani rimane tutta focalizzata sulla televisione e sulla carta stampata.

Il ‘successo’ di un politico, in Italia, continua al momento ad essere misurato con i passaggi sulle reti RAI o Mediaset e sulle interviste e citazioni sui maggiori quotidiani.

Internet è, invece, una nuova fonte di contaminazione e una risorsa per la realizzazione di nuove constituency locali, nazionali e transnazionali.

Anche se, a chi come me limitandosi ad osservare e studiare fenomeni, non spetta dare alcuna indicazione politica, mi pare di poter affermare, salvo prova del contrario, che una piccola (? Sarebbe interessante vedere concretamente piccola quanto. Mi risultano sondaggi –nella mani di qualche direttore di giornale o di tele-giornale,che danno una percentuale di intenzione di voto ad un Partito Socialista tutt’altro che trascurabile. Sarà anche per questo che invece che SOCIALISTI sul più importante -?- quotidiano italiano Gavino Angius e Franco Grillini sono stati nomati il primo come “dissidente dell’Ulivo” e il secondo quale“leader storico dei gay italiani” ) forza come la Costituente Socialista, seppur con una grande tradizione alle spalle, non può e non deve restare ancorata solo ai vecchi modi di fare politica, ma deve avere il coraggio di dire e di fare qualcosa di nuovo.
Ad esempio: perché non scommettere sulla Rete, provando anche solo un attimo a considerare che, mentre tutti litigano sul CdA della Rai, secondo una recente ricerca demoscopica, alla vicenda sono interessati meno del 30% dei cittadini italiani e, tra questo 30%, l’età media è sopra i 50 anni?

Una forza politica che guarda al futuro come fa a non mettere la rete al centro di un proprio pensiero innovativo, se vuole intercettare, in primo luogo, le giovani generazioni che sono poi il futuro di questo Paese?

“Le comunità nascenti – sostiene Luca De Biase, giornalista indipendente e uno dei massimi esperti nella divulgazione della net economy – hanno però, sempre, bisogno di una storia e di una mitologia cui ispirarsi, di sistemi di arruolamento, di modelli economici e politici”.

Al contrario di quanto sostengono i leader del PD, dal punto di osservazione privilegiato di cui dispongo a Bruxelles, posso confermare che il socialismo europeo è tuttora vivo e vitale e non è finito su di un binario morto.

Il movimento socialista appare a molti osservatori come un socialismo innovatore che non ha paura della modernità e della libertà, che rifiuta l’irrazionalità, l’oscurantismo anti scientifico, la subalternità culturale, la paura dell’altro e del diverso, la sottomissione delle donne; e riafferma, al contrario senza paura, le idee che hanno ispirato le parole d’ordine delle rivoluzioni democratiche del Settecento: libertà, eguaglianza e solidarietà; diritti umani assieme anche alla ricerca della felicità.

Questi argomenti vivono già quotidianamente sulla Rete, ma troppo spesso senza avere rappresentanza politica.

Vorrei concludere con un esempio: negli anni ’90 Paolo Mieli trasformò il Corriere della Sera tenendo conto del ruolo allora sempre più pervasivo della televisione, oggi sta tentando di plasmare l’insieme dei media che fanno capo al Corriere sulla base dello sviluppo dell’informazione on line e così sembra voler fare Gianni Riotta al TG1. Sono sicuramente ancora segnali deboli o parziali, ma quasi nessuno, tra le forze politiche, li ha raccolti. Tranne, anche se solo in funzione destruens, un non politico che ha deciso di fare politica con la Rete, Beppe Grillo!

Non si tratta, ovviamente, di mettersi ad ignorare o anche solo sottovalutare i media tradizionali, ma usando per analogia il concetto di distruzione creativa di Joseph Schumpeter, si tratta di riposizionare i diversi fattori della comunicazione, in un nuovo paradigma funzionale (come peraltro ha saputo usare molto bene lo stesso Grillo).

Dario Carella

Pubblicato in : Primo piano

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Interazioni del lettore

Commenti

  1. Marzio Siracusa

    13 Dicembre 2007 alle 18:25

    Il vero nuovo avanza quando non lo sappiamo. L’organizzazione del nuovo non esiste. M.S.

    Rispondi
  2. Marzio Siracusa

    13 Dicembre 2007 alle 18:24

    Il vero nuovo avanza quando non lo soppiamo. L’organizzazione del nuovo non esiste. M.S.

    Rispondi

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