“La mancata approvazione da parte di 8 province su 10 di un Piano dei rifiuti speciali, un’impiantistica carente, una programmazione insufficiente, una mancanza di controlli efficaci, una normativa farraginosa e tariffe e costi troppo elevati, sono tutti punti che certificano il fallimento della Regione Toscana in tema di politica ambientale. Oggi, sulla base dell’indagine conoscitiva, possiamo con certezza affermare che esiste un vero e proprio “caso Toscana”. Queste le prime parole dei consiglieri regionali di Forza Italia Alessandro Antichi e Paolo Marcheschi, componenti della Commissione Territorio e Ambiente, a commento della Relazione del Presidente della Sesta Commissione “Territorio e Ambiente” sull’indagine conoscitiva sull’ecomafia presentata oggi pomeriggio in aula.
“I dati parlano da soli – continuano i due consiglieri azzurri che sul tema hanno presentato una specifica mozione – secondo gli inquirenti, dal 2002 ad oggi, su 49 operazioni delle forze dell’ordine che hanno visto arresti e sequestri per traffico illecito di rifiuti industriali in Italia, la nostra regione è presente 16 volte, e dunque circa nel 35% dei casi. La Toscana, nel rapporto “Ecomafie 2005”, risulta la quarta per il traffico illecito di rifiuti in Italia e viene indicata come base di partenza o di transito o di mascheramento dei rifiuti speciali e industriali anche pericolosi. Nello specifico, l’attività del corpo forestale dello Stato ha individuato, nel primo semestre 2005, 468 illeciti amministrativi relativi a discariche e rifiuti, concentrati soprattutto nelle province di Firenze, Prato e Pistoia, le cui sanzioni ammontano a ben 6.372.550 euro.
La situazione è preoccupante – incalzano Antichi e Marcheschi – occorre un cambio di marcia nella gestione dei rifiuti e la Regione deve assumersi le proprie responsabilità.
Con la nostra mozione chiediamo alla giunta di intensificare la programmazione, il coordinamento, nonché l’azione amministrativa di vigilanza e di controllo relativi ai rifiuti solidi speciali industriali e non; di semplificare la normativa vigente in modo da superarne la farraginosità, le difficoltà di interpretazione e di applicazione; di rivedere il sistema del calcolo della tariffa che penalizza le piccole e medie imprese e defiscalizzare nello stesso tempo le produzioni realizzate con materiale riciclato e risorse rinnovabili.
E’ inoltre necessario richiamare con forza le amministrazioni provinciali e gli Ato inadempienti rispetto agli obblighi di programmazione, assumendo eventualmente le opportune iniziative, rivedere la disciplina delle autorizzazioni (albo dei gestori dei Rifiuti) e in particolare le deroghe predisposte per le Onlus che operano nel settore e quelle per le imprese extra-comunitarie e infine investire nel campo della ricerca per migliorare le tecniche di bonifica e di riduzione della pericolosità dei rifiuti”.

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