Così, il fidanzato (un giorno come tanti) alla ricerca della cravatta buona per quella mattina, se ne trovò una di troppo nel suo armadio.
Dei nostri incidenti di percorso il nostro chiacchierare è stato. Così direbbe Yoda, il Gran Maestro del Consiglio Jedi (dovete capirci, ieri sera ci eravamo messe a vedere guerre stellari con patatine fritte, pollo alla griglia e birrette…tre vere cialtrone!). Così, tra un duello a spade laser e l’altro, ne è nata la gran chiacchierata autunnale, tra il nostalgico ed il divertito. Oggetto? I nostri più clamorosi incidenti (cose d’altri tempi).
Per la prima delle mie due mie amiche, il peggior incidente di percorso lo ebbe con il suo capo (un partner di una delle Big Four). La maniacale tendenza all’ordine l’aveva spinta a sistemare quella cravatta (che faceva ormai da straccio sotto un divano) esattamente dove sarebbe dovuta essere se non fosse stata la cravatta sbagliata per stare dove l’andava mettendo. Così, il fidanzato (un giorno come tanti) alla ricerca della cravatta buona per quella mattina, se ne trovò una di troppo nel suo armadio. Come tutti gli uomini calcolatori attese il momento più opportuno per avviare un interrogatorio serrato, di quelli da cui svicoli male. Ed una cravatta aliena (e usata) era una cosa difficile da giustificare: voglio dire, un guanto, un cappello, al limite un portafogli, possono (malamente) apparire dimenticanze di qualche passeggero in transito, ma mutande, calzini e cravatte… proprio no. Alla fine (lei) cedette. La cravatta spuria tornò al suo capo in un pacchetto (ma, tagliata in due). Lei venne lasciata malamente e quando tentò di recuperare il capo (nonché amante saltuario), accadde l’inevitabile: il secondo abbandono. D’altronde, per un professionista sposato, nulla era più repellente di una giovane collega innamorata e potenzialmente pronta ad accasarsi. Insomma, un bel drammone. Come tutti i drammoni, ovviamente, non mancarono colpi di scena, come quando il capo (finalmente mollato dalla moglie rinsavita), si presentò alla porta della mia amica a suo tempo schienata. Giustamente, il vile venne respinto.
La seconda amica, di incidenti, ne ha collezionati parecchi di più.
Il più interessante in automobile.
Il tragitto, alla fine, era piuttosto breve: da casa della sorella a casa dei genitori (quelli della sorella, che poi, erano i suoi). Da Lucca ad un paese vicino. A bordo (in quella occasione) il marito della sorella. Uno di quei rapporti storicamente ambigui tra due bellocci. Rapporti in cui la cognatina stuzzica, ride, scherza, ammicca. Qualche curva, una battuta ed una mano sul ginocchio. La mano che rimane lì senza che lei dica nulla. Quindi una sterzata nella prima piazzola isolata dove consumare il turpe tradimento. Parlo di quelle cose focose in cui strappi, t’impigli, t’incastri, gemi, urli e raffazzoni quello che puoi per fare quello che l’istinto più animalesco ti chiede di fare. Almeno, fino a quando non alzi la testa e vedi tua sorella che guarda stordita dal finestrino (dopo essersi fermata avendo notato la tua macchina malamente accostata). Del dopo, lascio immaginare: calci alla portiera, urla e poi una sgommata (anche verso il divorzio dall’intraprendente marito). Ora però, passati tre anni, le sorelle sono amiche di nuovo, mentre il marpione conduce vita appartata, chissà dove.
Dei miei incidenti ne ho parlato ieri sera. Devo dire di averne collezionati un paio niente male. Rimango allergica alle costrizioni, ai maschi possessivi e sono potenzialmente pericolosa (lo so), anche se sento di stare pericolosamente mettendo la testa a posto. Tento (con le unghie e i denti) di mantenere la fedeltà fuori dalle categorie assolute: solo una misura (come il mio fidanzamento). Mi è d’aiuto il pensiero nazionale, per il quale è possibile anche essere solo “abbastanza oneste”, “abbastanza credenti”, “non proprio condannate”, quasi, non troppo.
Poi, mi aiutano anche le Ferrovie dello Stato mille volte al giorno: non aprite le porte dei treni finché non sono “completamente fermi”. Come vedete, non è che si è o non si è “fermi”. Si potrebbe essere anche solo un “pochino fermi” (ma non troppo). Come il mio fidanzamento. Come il mio sbaciucchioso Sindaco di Roma, dimesso, ma solo un pochino.
Traveling to Milan

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