
cosa e’ tutto questo casino?
Filippo Penati e’ un compagno fino a prova contraria innocente. Ma nello sciagurato caso che questa prova contraria la si abbia, dopo un regolare processo ed esauriti tutti i gradi di giudizio, smettiamola di raccontarci le balle.
Non siamo marziani, compagne e compagni. E nemmeno il nostro partito scende dalla Luna!
E che nessuno faccia piu’ lo gnorri, perdio! Deputati, senatori, consiglieri regionali, provinciali, comunali, circoscrizionali, presidenti, sindaci, assessori, come li potremmo avere senza il partito che per vivere e fare campagne elettorali ha bisogno di un fottio di soldi? E tutti questi compagni che da decenni ricoprono questi incarichi non sapevano e nemmeno immaginavano? E tutti i bravi militanti che si rivolgono al partito per trovare lavoro, una casa, qualche incarico professionale, non si sono mai accorti che la politica da cui ottenevano questi favori e’, come diceva quello, sangue e merda? E chi davvero non lo sapeva, se l’avesse saputo avrebbe rinunciato ai piccoli favori del partito?
Si sarebbe dovuto fare questo discorso tra di noi, dirigenti e militanti del vecchio e glorioso PCI gia’ venti anni fa quando Bettino Craxi ed anche l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga invocarono una “grande confessione” da tutti i partiti, sulla fonte dei soldi necessari alla politica.
Noi dirigenti di allora non avemmo il coraggio. All’inizio avevamo paura della reazione della base a causa delle fregnacce che il compianto Berlinguer aveva raccontato in continuazione sulla nostra diversita’ e sulla nostra superiorita’ morale. Poi abbiamo visto che ai magistrati faceva comodo lasciare in pace alcuni partiti e alcune correnti per non avere tutti contro. E faceva comodo anche ai poteri forti delle banche, della finanza, dell’industria cosicche’ ci si apriva la possibilita’ di andare al governo in Italia proprio nel momento in cui, dopo il crollo dell’ impero sovietico, si dimostrava che avevamo sbagliato tutto.
Eccoci al punto. Quella fu una mega-cazzata che facemmo! La maggioranza degli italiani, pur di sbarrarci la strada, si e’ buttata con Berlusconi che ancora non ce lo leviamo di torno. E noi ad arrabattarci con democristiani, i pazzarelli della sinistra arrabbiata, i criptofascisti come Di Pietro, in un caravanserraglio sempre piu’ sgangherato.
Care compagne e cari compagni,
non si puo’ andare avanti cosí. Decidiamoci ad accettare le conseguenze della verita’ che ormai tutti conoscono. Dopo Tangentopoli si doveva fare punto e a capo e invece dividemmo l’Italia in furbi e fessi. Facciamolo oggi quello che si doveva fare ieri e paghiamo il conto prima possibile e prima che sia troppo tardi.
Questo e’ il discorso di Massimo D’Alema, l’unico vero leader del PD e l’unico in grado di farlo. L’ho ascoltato alla festa dell’ Unita’ di Calamecca, vicino a Popiglio, comune di Piteglio,sulla montagna pistoiese. A volte mi viene il dubbio che me lo sia soltanto sognato. Ma se davvero D’Alema non lo avesse pronunciato, significa che anche lui dormiva. E che, purtroppo, non si e’ ancora svegliato.
Tuttocchiali

Okkio ! Quando Bettino Craxi abbozzò una dichiarazione simile , primo tra tutti , firmò solo la propria fine …D’ Alema mica è scemo ! Purtroppo…
Non ci credo, questo mi sembra solo il desiderio dell’estensore dell’articolo. Se fosse vero perché nessuno ne parla?. Sarebbe dirompente anche perchè corrisponde alla cruda verità storica.
E quando sarebbe accaduto?
non hai sognato, c’ero anch’io, a Calamecca
La classe politica di un paese, secondo il
mio parere, è la selezione del paese medesimo, relativamente alla gestione della
res publica.
L’articolo a cui lascio questo commento ben individua certi comportamenti e buona parte delle motivazioni di certi atteggiamenti.
A mio modesto avviso resta solo una cosa da fare; si tratta di togliere dall’esercizio politico l’etichetta di “professione”.
Come in ogni mercato anche nello scambio tra eletto ed elettore esiste una domanda ed una offerta. L’elettore chiede l’aumento del salario, della pensione, l’avanzamento di carriera, il posto di lavoro per i figli …. coltiva, insomma il suo orticello.
In parlamento ci sono alemno un terzo di “eletti” che sono figli, nipoti, generi, nuore, cognati, cugini o chissa cos’altro di
parlamentari seduti in quelle poltrone pochi anni prima.
Ecco perchè si rende necessario un salutare colpo di spugna e l’esigenza di
riscrivere norme più giuste.
E’ doveroso combattere gli evasori fiscali, ma le caste e le tribù benedette dai santoni devono cedere i privilegi, e tornare a lavorare per produrre, magari nei campi.
Renato Traquandi
Ma non ha ancora smentito???????
Grande, grande, grande! ChiBo.