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In Toscana la Regione vuole rottamare gli alberghi

di Pier Luigi Masini | 23 Marzo 2015

La Toscana è terz’ultima nelle percentuali di pernottamento in albergo dei villeggianti o turisti di varia natura : 52 % contro l’ 84, 1 % del Lazio ed il 79 % dell’ Emilia Romagna.

La Toscana penalizza gli alberghi a favore di altre forme di ricettività : è questo il senso della proposta di riforma del Testo Unico delle Leggi in materia di Turismo, approvato dalla Giunta della Regione Toscana ed in discussione in Consiglio Regionale in questi giorni.

D’altronde sono anni che in questa regione nessuno si è assunto il compito di contrastare la crescita della ricettività non alberghiera : tra il 2007 ed il 2013 si è registrato un + 40 % , tre volte la media nazionale.

Tutte attività di tipo ricettivo non alberghiero che operano pur legittimamente ma in condizioni di vantaggio fiscale, come l’alberghiero truccato da agriturismo, oppure in condizioni di dubbia legittimità come gli affittacamere non professionali.

Ci sarà pure una ragione se questi tipi di offerta di alloggio sono cresciuti in Toscana più che altrove, dando luogo ad un diffuso abusivismo ? La prima naturale risposta è che qui hanno trovato l’ambiente in cui pascolare senza controlli.

Una distorsione del mercato che non ha eguali nelle altre regioni ad alto interesse turistico, che anzi ben consce del danno che nel medio periodo si produce alla competitività ed alla qualità dell’accoglienza , hanno regolamentato le forme di ricettività non alberghiera , nella giusta preoccupazione di non danneggiare l’unica componente del settore ricettivo che garantisce occupazione, indotto economico , entrate tributarie.

Ed infatti la Regione Toscana è la terz’ultima nella speciale classifica che indica le percentuali di pernottamento in albergo dei villeggianti o turisti di varia natura : in Toscana siamo al 52 % contro l’ 84, 1 % del Lazio ed il 79 % dell’ Emilia Romagna.

Eppure, nonostante tutto, l’alberghiero toscano ( Alberghi ed RTA ) da solo garantisce l’ 85 % dell’occupazione di mano d’opera dell’intero settore ricettivo; l’8,5 % di PIL regionale; ha un moltiplicatore pari a 3 del proprio fatturato complessivo sull’indotto economico a vantaggio di altri settori di impresa , in modo particolare artigianato e piccola impresa ; il 73 % circa stimato dell’entrate tributarie del intero settore ricettivo, nonostante che gli alberghi siano solo 3.000 circa contro i 4.000 agriturismo e gli oltre 6.000 tra CAV, affittacamere professionali, e non , bed breakfast.

Per tutti questi motivi si era deciso, nel 2012 , di mettere mano ad una riforma della Legge Regionale 42 del 2000, conosciuta come Testo Unico delle Leggi in materia di Turismo .

Un lavoro approfondito per tutto il 2013 e parte del 2014, nel corso del quale le associazioni di categoria, basandosi su legislazioni regionali recenti, come quella del Lazio, si sono confrontate con gli uffici dell’ Assessorato regionale al turismo, cercando di pervenire ad un testo condiviso di riforma che avesse da un lato l’obiettivo di qualificare l’offerta ricettiva regionale , dall’altro di far emergere il sommerso che in Toscana ormai vale mediamente il 50 % circa delle reali totali presenze di non residenti, in un contesto di scelte politiche e culturali che privilegiasse occupazione, peso e ruolo economico, garanzia di entrate tributarie, tutela in sintesi del patrimonio imprenditoriale alberghiero regionale.

Invece, dopo il cambiamento dei vertici dell’assessorato nei primi mesi del 2014, la proposta di riforma ha cambiato sostanzialmente matrice culturale ed il testo approvato in Giunta Regionale il 2 febbraio del 2015 ha letteralmente cancellato il lavoro di gruppo di due anni .

 

Si è così perduta l’occasione di cogliere la opportunità di mettere mano ad una legge vecchia ormai di 14 anni, rispondendo alle profonde modifiche prodotte in seno al mercato turistico, sia quello della domanda che quello dell’offerta.

Era questa l’occasione per dare risposta alle esigenze della clientela , offrendo servizi accessori all’alloggio, ma anche garantendo una diversificazione ricettiva che è ormai nelle cose, regolamentando le attività di impresa secondo una semplice formula , “ stesso mercato stesse regole”.

Da un lato, per esempio, non si intende dare la possibilità agli alberghi di offrire al cliente alloggiato un biglietto di ingresso ai musei od alle terme, dall’altro lato si consente ad altre strutture ricettive di pagare un quarto delle tasse comunali pagate dagli alberghi , di registrare un solo soggetto del nucleo familiare alloggiato.

La proposta di legge , nella logica che il semplice aumento quantitativo anziché qualitativo dell’offerta comporti automaticamente un aumento degli arrivi , finirà solo per dividere la stessa torta di domanda , stagnante da anni , tra un numero maggiori di proposte di alloggio, penalizzando quelle più strutturate, con maggiori costi aziendali , oneri, obblighi , a vantaggio di attività condotte in modo dilettantesco, finalizzate in qualche caso alla funzione di integrazione del reddito del nucleo familiare o della attività di agenzia immobiliare.

In sintesi la proposta predisposta dall’ Assessore al Turismo , presentata ed approvata in Giunta Regionale, che ha dato luogo ad un coro di proteste quasi unanime , pur toni e modalità diverse, di tutte , nessuna esclusa, delle grandi associazioni di categoria , è un invito agli albergatori a cambiare attività imprenditoriale, ai dipendenti di albergo a cercarsi presto un altro lavoro, agli istituti alberghieri a modificare i loro percorsi formativi, agli investitori a cercare fuori della Toscana, magari nelle vicine regioni del Lazio, del Veneto o dell’Emilia Romagna, opportunità alberghiere non soggette ad una sleale concorrenza delle più disparate forme di ricettività senza obblighi e senza regole.

E pensare che la prima parte della proposta di riforma, quella riguardante la governance del settore, che esalta il ruolo del territorio , il trasferimento delle competenze ad un sistema di eccellenze turistiche coincidenti con le destinazioni storiche della nostra Regione ( Maremma, Elba, Versilia, città termali e città d’arte) ha trovato proprio negli albergatori gli unici veri sostenitori : proprio perché storicamente e per tradizione associativa le imprese alberghiere, al contrario di tutte le altre attività di tipo industriale, artigianale e commerciale, sono radicate nel territorio a matrice turistica della Toscana.

Sarebbe davvero un peccato gettar via il bambino con l’acqua sporca : d’altronde il danno sociale ed economico prodotto dalla proposta di legge approvata in Giunta è tale che non consentirebbe altra alternativa , salvo un ritorno al passato antecedente il TULT vigente, e cioè una legislazione separata, un testo per la governance del turismo in Toscana ed un testo per le regole delle attività di impresa e delle professioni .

Adesso la palla è passata al Consiglio Regionale, sperando che possa provvedere a modificare il testo con emendamenti sostanziali e non di facciata, con un ritorno ad un impianto legislativo con contenuti economici e sociali adeguati , evitando così che in alcune aree della regione si ripeta il fenomeno già registrato in altri settori di impresa già aggrediti dall’abusivismo ed evasione, cioè la riduzione delle aziende, e di conseguenza una contrazione della occupazione, un impatto economico negativo anche su altri settori, artigianali ed industriali, che beneficiano dell’aggiornamento, della qualificazione, della manutenzione ordinaria e straordinaria delle imprese alberghiere.

Pubblicato in : Primo piano

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