
Così a livello regionale Margherita e DS invertono le posizioni. A Roma a spingere sulla strada dell’unità sono i diessini mentre il partito di Rutelli frena, tanto che questo è diventato anche uno dei motivi di contrasto con Prodi.
Alla base di questa diversità di comportamento ci sono ragioni molto pratiche. Tutto diventa chiaro se, in vista delle regionali del 2005, diamo un’occhiata alle proiezioni elettorali fatte con gli ultimi dati omogenei disponibili, vale a dire quelli delle provinciali. Su quella base i DL, con i loro voti, conquisterebbero solo tre seggi, a Firenze, Lucca e Pisa. A questi vanno poi aggiunti gli eventuali posti conquistati nel listino collegato al Presidente. Difficile però pensare che in quella sede la Margherita possa ottenere i tre seggi che gli permetterebbero di raggiungere i 6 consiglieri attuali. Oltre tutto se si dovesse votare con la legge che abolisce le preferenze l’appeal elettorale della Margherita sarebbe ancora più basso. Niente di meglio allora che trattare i posti prima, in sede di lista unitaria. Esattamente quello che i Ds vorrebbero evitare per non correre il rischio di dover cedere troppi seggi agli alleati.
Ad escludere motivazioni politiche il fatto che in Toscana sono pochissimi gli iscritti che si richiamano a Prodi. Il presidente UE è infatti l’esponente della Margherita che si è spinto più avanti sulla strada della lista unitaria, una scelta che, se fatta alle regionali, postula in rapida successione un unico gruppo in Consiglio e successivamente un unico partito. Una prospettiva che la Margherita nazionale non vede di buon occhio. Con la consueta chiarezza ne ha sintetizzato le ragioni Ciriaco de Mita. Intervenendo il 30 settembre ad un dibattito su Enrico Belinguer e l’Italia, l’ex presidente del Consiglio ha detto che è impossibile conciliare, se non in caso di necessità e per periodi limitati, due movimenti storici politicamente alternativi come cattolici e sinistra. “Allo stesso modo non è possibile – ha detto poi De Mita – creare un partito unico mettendo insieme due anime completamente alternative. Se qualcuno è pronto a spiegarmi come fare, io sono pronto ad approvare l’iniziativa. Ma non ho ancora trovato nessuno che lo faccia”.
Anche qui sono speculari le ragioni dei Ds in favore dell’unità. Per comprendere l’accelerazione che a livello nazionale Fassino e compagni vorrebbero imprimere al progetto bisogna ripensare alle origini della Quercia. Nonostante la svolta della Bolognina, la nascita del PDS e, attraverso il processo della Cosa 2, dei DS, gli ex comunisti sentono ancora la necessità di cambiare pelle per essere completamente accettati dall’elettorato. La Cosa 3 è a portata di mano ed ha già un nome: Uniti nell’Ulivo o partito unico dei riformisti. In pratica, visti i rapporti di forza, un puro e semplice allargamento della Quercia, un nuovo contenitore per un vecchio contenuto. Ora nessun dubbio che per gli ex comunisti il gioco valga la candela. Il soggetto unico dell’Ulivo, con lo sciogliersi delle culture marxista e cattolica in un nuovo crogiuolo, permette agli ex comunisti di non fare i conti con il passato e nel contempo rappresenta una novità in grado di attrarre consensi. Comunque è un qualcosa che può riuscire a superare le preclusioni di tanti verso gli uomini del vecchio Pci. Su questo versante il ragionamento non fa una grinza. Resta da capire però cosa ci guadagnano i cattolici, a parte qualche posto.
Il che è esattamente quello che dice De Mita, con buona pace dei Dl toscani che spingono sulla strada unitaria.

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