Da scribacchina come color che visser sanza infamia e sanza lode, mi accingo a scrivere, come consuetudine, più o meno settimanalmente.
Mi trovo in grande difficoltà. Non vorrei sparlare di nessuno ma è davvero difficile di questi tempi. Così come la situazione tempestosa e inconsueta che suscita grande perplessità, in cui ci dimeniamo come trucioli in alto mare. Senza avere certezza di approdo. Con la sensazione che comunque vadano le cose saranno cavoli amari.
Per noi, per i giovani per il futuro di tutti.
Le Camere ridotte all’osso, sono preda di chi ci è da anni comodamente seduto su poltrone e strapuntini.. Tutti vi si avvinghiano come cani affamati e spesso arrabbiati.
Ma la frase che più mi colpisce è quella del parigino. Lo cito dato che si autocita un giorno sì l’altro pure, con il suo consueto odio/rancore verso le incommensurabili destre. Che nonavrebbero diritto di governare. A suo avviso, naturalmente. Questo il suo programma. Battere le destre. Suo e di tutto l’ambaradan che lo segue.
( Amba Aradam, cruenta battaglia non italo etiopica bensì , in questo caso, italo italiana ).
Macché destra sinistra, si diceva, utopisticamente.
Il sogno del centro è tramontato, sta tramontando. O forse anche no. Pochi giorni ma intensi nei quali di ora in ora cambiano le posizioni. E perché quello non va bene a questo e viceversa.
Solo un centro vero, moderato, anche se la dizione suscita antipatia, è accomunato dalla maggioranza di pensiero e azione , insieme alla volontà, anche se talvolta obtorto collo, di compromessi dall’accezione positiva. Cioè accordo. Mettere da parte ciò che divide, poco, per salvare ciò che accomuna, maggioritario. C’è ancora tempo? forse si, se gli Ego della bilancia si danno una regolata davvero per il bene del Paese e dei paesani, che ne hanno tanto bisogno e che aspettano, in tanti, qualcuno che non faccia promesse inutili e assurde, ma si occupi dei fondamentali , come sostenere imprese che creano lavoro, diminuire burocrazia e tasse, riformare seriamente la scuola con la paritaria, ricostituire una sanità decente, e tutto ciò che ormai mandiamo a memoria giorno dopo giorno, da decenni.
Ultimo ma non ultimo d’importanza l’obbligo della raccolta delle firme. il Garante della privacy ha detto No alla piattaforma per le firme digitali che faciliterebbero chi, come i piccoli partiti emergenti sono costretti a racimolare ben 60. 000 firme a mano e in presenza di un pubblico ufficiale. Un’impresa quasi impossibile e discriminatoria . Le motivazioni del diniego del Garante, naturalmente possono essere valide. Ma alla base di tutto c’è proprio l’obbligo della raccolta firme da parte di chi dovrebbe essere sostenuto, non affossato.
Rinnovare che cosa se chi è già in parlamento che gli dà facoltà di rigirarsi su se stesso balzellando da un partito all’altro senza colpo ferire? Mentre i nuovi o i rinnovati devono per forza accorparsi per arrivare all’agognata presentazione a elezioni che dovrebbero essere aperte a tutti?
In un paio di settimane o poco più. Precisamente il 23 agosto, come si disce. O, meglio, 21/22 agosto. Contrassegni 12/14.
Fonte Ministero dell’Interno. Se non sono diventata analfabeta funzionale.
Quando poi ti cade fra capo e collo il governo e si va a elle urne in due mesi, praticamente risulta impossibile la raccolta. E così, mentre la casta, almeno in parte, continua a imperare, specie con la spartizione delle posizioni in lista tipo Cencelli, i piccoli demordono o addirittura defungono.
Carla Ceretelli

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