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In politica vige la cultura del sospetto

La cultura è un termine così ampio che per semplificare racchiude l’insieme delle conoscenze relative a una particolare disciplina: letteraria, musicale, artistica, politica. Comprende la tradizione e la produzione dei popoli, ma anche il modo in cui tali saperi vengono trasmessi e condivisi. Nel linguaggio socio-politico parlare di cultura significa evocare la diffusione della conoscenza tra le masse, l’esigenza di renderla accessibile a livello popolare come strumento di elevazione sociale e di emancipazione collettiva. Dietro ogni racconto, dietro ogni frase e soprattutto dietro le parole può nascondersi una visione del mondo. Può annidarsi un’intenzione, un progetto, perfino una strategia. Esiste allora anche una cultura del sospetto? Sì, specialmente in politica, dove tutto sembra scivolare verso la diffidenza e, talvolta, verso la menzogna elevata a metodo di persuasione delle masse.

di Angelo Santoro | 23 Febbraio 2026

La cultura è un termine così ampio che per semplificare racchiude l’insieme delle conoscenze relative a una particolare disciplina: letteraria, musicale, artistica, politica. Comprende la tradizione e la produzione dei popoli, ma anche il modo in cui tali saperi vengono trasmessi e condivisi. Nel linguaggio socio-politico parlare di cultura significa evocare la diffusione della conoscenza tra le masse, l’esigenza di renderla accessibile a livello popolare come strumento di elevazione sociale e di emancipazione collettiva. Dietro ogni racconto, dietro ogni frase e soprattutto dietro le parole può nascondersi una visione del mondo. Può annidarsi un’intenzione, un progetto, perfino una strategia. Esiste allora anche una cultura del sospetto? Sì, specialmente in politica, dove tutto sembra scivolare verso la diffidenza e, talvolta, verso la menzogna elevata a metodo di persuasione delle masse. Il sospetto diventa una lente attraverso cui si osservano gli avversari, ma anche gli alleati, in un clima permanente di vigilanza e competizione. La democrazia è, in fondo, il mezzo culturale ritenuto più equo che l’umanità abbia saputo costruire dopo guerre sanguinose, conflitti che hanno insegnato persino ai conquistatori che spesso si fanno più affari in pace che in battaglia. È un equilibrio fragile, fondato su regole condivise, sulla trasparenza e sulla fiducia reciproca. Eppure, proprio laddove dovrebbe prevalere la fiducia si insinua il sospetto: nelle dichiarazioni pubbliche, nei programmi elettorali, nelle promesse ripetute a ogni campagna. Anche la criminalità organizzata, oggi spesso in giacca e cravatta, ha compreso il valore dell’apparenza e della comunicazione. Il gioco di guardie e ladri si combatte sempre più sul filo della Rete, tra informazioni, dossier, campagne mediatiche e contro-narrazioni. In questo scenario la politica rischia di trasformarsi in una partita a scacchi permanente, dove ogni mossa è studiata non solo per convincere, ma per prevenire l’attacco dell’altro. La cultura politica del sospetto finisce così per diventare essa stessa una forma di potere. Forse è la più ipocrita e in un certo senso la più vigliacca, perché raramente si espone in modo diretto: insinua, allude, suggerisce. Si mente sapendo di mentire, contando sul fatto che la ripetizione e la confusione possano indebolire la memoria collettiva. I politici, allora, camminano circospetti: temono lo scandalo, la fuga di notizie, l’avversario più scaltro che possa soffiare loro la poltrona rosso porpora. Ecco perché in politica vige la cultura del sospetto: un meccanismo primordiale di difesa delle posizioni di potere, ma anche uno strumento per accalappiare l’elettore, facendo leva sulle sue paure e sulle sue incertezze. Superarla richiederebbe un investimento culturale ancora più grande: educare al pensiero critico senza alimentare il cinismo, promuovere la trasparenza senza trasformarla in spettacolo, restituire alla parola pubblica il peso della responsabilità. Solo così il sospetto potrebbe tornare a essere non un’arma, ma uno strumento di vigilanza democratica.

Angelo Santoro

Pubblicato in : Editoriale

Info Angelo Santoro

Angelo Santoro è un giornalista e scrittore. Editorialista di “Avanti Online”

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