Con la morte di Piergiorgio Welby si chiude un capitolo tragico della storia italiana.
E’ difficile gioire di una morte, ma, in questo caso dobbiamo dire di esserne davvero felici. E davvero grati al Dr. Mario Riccio, l’anestesista che sotto indicazione di Welby stesso, gli ha praticato la sedazione e gli ha “staccato la spina”.
Siamo felici che una persona si sia liberata di atroci sofferenze, ma quel che ci rimane nel cuore è grande amarezza.
Amarezza per come Piergiorgio è stato trattato dallo Stato italiano, insensibile alle sue richieste e da sempre attento unicamente alle indicazioni della Chiesa cattolica e dei suoi dogmatici parametri.
Piergiorgio ci ha insegnato che cos’è veramente la vita e ad amarla pienamente attraverso queste semplici parole:
“Io amo la vita.Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso…morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita…è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. ”
Morire GLI faceva orrore. Ma più ancora che il morire gli faceva (e faceva a noi tutte persone dotate di un cuore laico), orrore il “vivere” in condizioni disumane. Piegato dalla sofferenza. Una sofferenza apparentemente “muta e sottile”, ma non per questo meno atroce.
Piergiorgio, come Luca Coscioni, è e sarà per sempre vivo attraverso il suo esempio e la sua testimonainza di uomo e di militante politico in prima linea.
Egli ha aperto la strada ad una discussione seria e pragmatica che ci pone almeno due interrogativi: è giusto vivere soffrendo essendo consapevoli di trovarsi impotenti di fronte alla sofferenza stessa ? è giusto scegliere di morire in maniera dignitosa senza che uno Stato e/o una confessione religiosa ci impongano ciò che è giusto e ciò che è sbagliato per noi stessi ?
Noi crediamo di essere sufficientemente cresciuti, vaccinati e coscienti per poter decidere per noi stessi senza che alcuno venga a decidere in nostra vece. Auspichiamo in tal senso che le generazioni attuali e future alzino la testa di fronte a nuovi soprusi e che sappiano ascoltare la voce del nostro amico Piergiorgio Welby.
Luca Bagatin
www.lucabagatin.ilcannocchiale.it

La morte e la vita non credo siano molto distanti: l’una è la faccia della medaglia dell’altre.
A volte il vivere può far più orrore del morire.
Non si tratta di suonare fanfare o le campane a morto.
Si tratta più che altro di comprendere.
Purtuttavia in taluni casi per comprendere, pare necessaria la sperimentazione personale.
Se lo spirito e la mente umana sono semplicemente “funzioni biologiche”, il ragionamento sembra filare dritto .Ma considero questo un “atto di fede” veramente deludente. Una cazzuolata. E c’è pure un piccolo inciampo nel percorso logico della “derisione magentana”: perché ,tutto sommato ,se una persona chiede ad altra di ucciderlo ,l’altro è omicida ,ed il primo suicida.
.”Se si tratta di suicidio, come sempre avvenuto, è coerente negare le esequie; se si tratta di omicidio è coerente , in base alla legge, chiedere l’intervento della giustizia.” : dov’è la contraddizione ? C’è il sospetto che la contraddizione sia altrove : appunto nel considerare la vita e la morte come valori equiparabili…se “morire mi fa orrore” ,dove sta il successo dell’operazione tanto trionfalmente ostentata? Forse non sarebbe male se qualcuno cominciasse a chiederselo ;magari con serietà ,e non al suono delle fanfare.
C’è da dire che i cattolici nostrani, sono un poco “confusi“.
Non riescono a metabolizzare, a scindere, a decidere con obbiettività, a capire fino in fondo ciò che dicono e ciò che vogliono, forse perché ciò che dicono non necessariamente è ciò che vogliono.
Un esempio ?
Da una parte si invoca l’intervento della magistratura, delle forze dell’ordine per sanzionare un omicidio intenzionale.
Dall’ altra, si afferma,pomposamente, che i funerali sono negati ai suicidi essendo il suicidio un peccato imperdonabile.
Bisogna alla fine che ci si metta d’accordo, almeno con se stessi.
Se si tratta di suicidio, come sempre avvenuto, è coerente negare le essequie; Se si tratta di omicidio è coerente , in base alla legge, chiedere l’intervento della giustizia.
Quello che è certo è che non possono raffigurarsi entrambe i casi , essendo essi in contraddizione ed alternativi tra loro.
Tutto ciò è esemplare per capire come la religione venga utilizzata da certi individui che sul “feroce” clericalismo hanno costruito la loro fortuna politica, utilizzando i dogmi come clave contro chi non la pensa come loro.
Volontè, Buttiglione & Co. Ne sono esempi palesemente dimostrabili.
Posso ben comprendere che nessuno mi abbia lettto ne “la sacra donna”.
Mi consento di intervenire in questo spazio. Per rilevare il mio pensiero, sulla interpretazione del fatto. Della morte dell’uomo, non parlo.
Ritengo che la individualità, soggettiva, sia detentrice di ogni possibile libertà “da” e “di”.
Ritengo, altresì, che la individualità, sociale, sia vincolata agli oneri etico/politici della libertà “di”.
Senza oneri non sarebbe ipotizzabile neppure una concezione pseudo anarchica, totalmente, anche abusivamente, libertaria della vita e della società.
Non sarebbero possibili discorsi ed esempi. Nulla, sulla vita e sulla morte.
Concetti estremi avulsi dall’essere sommersi, contra se, da un riferirli in sistemi politici. Strumentali e strumentalizzati. Mi chiedo: al fine di che? Della superbia dei superstiti?
Poi, quelli che soffrono e vivono disperatamente, per quali bandiere di stracci potranno essere usati, nelle “battaglie”?
franchini
Hai ragione ed infatti sarebbe ora che anche quelli come Antonio Martino tornassero a casa e lasciassero al loro destino quei compagni di strada che con il nostro mondo non c’entrano e non c’entreranno mai nulla.
E’ vero !
Peccato però che anche nello schieramento nel quale si trova Antonio Martino i liberali siano mosche bianchissime.
E’ vero !
Peccato però che anche lo schieramento nel quale si trova Antonio Martino i liberali siano mosche bianchissime.
Io credo che questioni come queste siano una discriminante forte per sapere chi debbano essere i nostri compagni di strada. Ad esempio Antonio Martino ha detto cose da vero liberale. Altri come Volontè,Binetti & C. si possono definire soltanto come ha fatto oggi Giuliano Ferrara sul Foglio: IDIOTI.
Chi ha avuto modo di ascoltare il “poco” Onorevole Volontè, non dovrebbe avre più dubbi, gli italiani farebbero bene a mandare lui e quelli come lui a lavare i cessi, perchè questo è il massimo servizio che possano fare per i cittadini. Mi scuso con chi fà questo lavoro per averlo accomunato a siffatti individui. Uno che sul caso Welby, invoca la forza pubblica, la magistratura e la galera per i “delinquenti” coinvolti e non si cura dei delinquenti, quelli veri, con cui va a braccetto, non merita altra considerazione.
Sono profondamente indignato che in parlamento si siano mandate indivudui di questo tipo.
Avevo ascoltato le ottuse dichiarazioni di Bindi e Fini al telegiornale.Farebbero meglio ad idirizzare a sè stessi la loro pietà.
Insieme a Binetti ed a Volontè,che chiede di arrestare i colpevoli di omicidio,costoro in me suscitano più pena che pietà.
Invito a leggere le dichiarazioni di Fini e di Rosi Bindi e poi a meditare su dove sia il futuro dei laici in Italia.
(Adnkronos) – ”Provo grande pieta’ e rispetto per la vicenda umana di Pergiorgio Welby. Nessuna legge avrebbe potuto ne’ potra’ in futuro legittimare questo caso di eutanasia. Non possiamo nascondere questa verita’. E’ sconcertante la spregiudicatezza politica con cui i radicali affrontano in modo ambiguo e inquietante le questioni della vita e della dignita’ della persona”. E’ il commento del ministro per le Politiche della famiglia, Rosy Bindi, alla scomparsa di Piergiorgio Welby.
(Adnkronos) – ”La prima spontanea riflessione e’: lasciatelo riposare in pace. Nei confronti di Piergiorgio Welby e’ forte, soprattutto in questo momento, un sincero sentimento di umana pieta”’. Lo ha dichiarato il presidente di Alleanza nazionale Gianfranco Fini. ”Purtroppo-aggiunge Fini- la sua commovente e tragica vicenda e’ stata sin troppo strumentalizzata per meschine ragioni politiche da chi ha dimostrato di non avere alcuna remora di tipo morale. Si e’ giunti alla bassezza di rivendicare come meritorio un atto che ha posto fine a una vita piu’ che a una sofferenza. Chi lo ha fatto non potra’ non rispondere alla giustizia”.
Io credo che un vero liberale davanti ad una legge ingiusta si oppone con tutte le proprie forze.
Per finire una delle dichiarazioni peggiori ovvero quello della Senatrice “democratica” della Margherita Binetti:(Adnkronos) – ”Mi ha stupito, addolorato, indignato il fatto che alla conferenza stampa di poche ore fa ci fosse anche un ministro del nostro governo. Il fatto che il ministro Emma Bonino, in quanto rappresentante radicale ma comunque con una doppia presenza, abbia legittimato una cosa che e’ contro la legge, mi fa chiedere assieme ad altri colleghi le sue dimissioni”.
Vorrei essere felice,finalmente è stata fatta la Sua volontà,questo è certo.
La sofferenza di un uomo è,finalmente,terminata.Egli lo voleva.
Tuttavia non vi riesco appieno.Abbiamo perso un grande uomo che insieme ad un altro grande,Coscioni,ha combattuto e,dignitosamente,sofferto anche per me,per noi.Per i miei,per i nostri basilari diritti.
Condivido le tue amare riflessioni,vorrei aggiungere,consentimi,una terza,mi pare doverosa,domanda.
E’ giusto,è lecito ,in nome di un credo religioso,di tanti ma non di tutti,impedire per tutti la ricerca scientifica sulle cellule staminali e sugli embrioni congelati,per tentare di combattere,se possibile,tali terribili malattie?