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In Europa la socialdemocrazia sta tornando di moda e in Italia chissà…

Ha avuto torto chi pensava che la socialdemocrazia fosse destinata a scomparire. Anzi, crescono in Europa coloro che la ritengono la scelta più efficace per correggere gli squilibri generati suo malgrado dalla globalizzazione e tutelare i diritti sociali delle classi meno abbienti.

di Nicola Cariglia | 20 Settembre 2021

Tornano, eccome se tornano se Dio vuole. In Norvegia, pochi giorni fa, il socialdemocratico Jonas Gahr Stoere, “il milionario che ha a cuore la gente comune” ha portato al governo il suo partito. e mandato alla opposizione la destra che, con Erna Solberg, ha ammesso la sconfitta dopo otto anni di premierato. Non è una rondine isolata, perché in Germania, dopo 16 anni di cancellierato di Angela Merkel e di grandissimo affanno, tanto che sembrava destinata ad essere superata anche dai Verdi, la SPD di  Olaf Scholz è in grande spolvero. I sondaggi per le elezioni del 26 settembre prossimo la danno al 26% contro il 20% dell’Unione CDU/CSU e il 15% dei Verdi. In Francia le elezioni presidenziali ci saranno l’anno prossimo e i socialisti hanno intanto incominciato una marcia che li farà uscire dalla irrilevanza cui li aveva ridotti il predecessore di Emanuel Macron, Francoise Hollande. La sindaca di Parigi, Anne Hidalgo, molto popolare e apprezzata proprio per la sua amministrazione della Capitale, ha annunciato da Rouen, in Normandia la sua discesa in campo, restituendo ruolo da protagonista e grandi attese ai socialisti francesi, inalberando bandiere quali salari, ecologia e taglio della burocrazia. Nella penisola iberica, a Madrid come a Lisbona, già c’erano e ci sono governi socialisti con Pedro Sanchez e  Antonio Costa mentre in Danimarca Mette Frederiksen, socialdemocratica anche lei, è, con i suoi 43 anni, dal 2019, la più giovane primo ministro della storia danese.

E’ sufficiente questa rapida carrellata a segnalare che la socialdemocrazia non è destinata a scomparire. Anzi, cresce in Europa il numero di coloro che la ritengono ancora una volta la scelta politica più efficace per correggere gli squilibri generati suo malgrado dalla globalizzazione e tutelare i diritti sociali delle classi meno abbienti: lavoro, salute, istruzione, ambiente, salari, pensioni. E, in questo quadro, l’Italia rappresenta l’anomalia. Ovvero è l’unico paese che non ha una rappresentanza politica socialdemocratica. Nel quale, storicamente, socialdemocratici e socialisti hanno dovuto affrontare nemici a destra e a sinistra. “E’ morto il pellegrino del nulla” ebbe incredibilmente a scrivere Gramsci subito dopo l’assassinio per mano fascista di Matteotti, all’epoca segretario del partito socialista unitario. “Il nemico è a tre teste: Mussolini, Sturzo e Turati” aveva scritto nel 1923 Togliatti. E tornata la democrazia dopo la Liberazione, capitava che si volessero impedire i comizi del fondatore della Socialdemocrazia italiana, Giuseppe Saragat. E che, qualche decennio dopo, a nemico  numero uno dei comunisti fosse eletto il segretario del partito socialista, Bettino Craxi.

Insomma, è successo per tutto il secolo scorso che, dentro la sinistra italiana, comunisti da un lato, socialisti e socialdemocratici dall’altro, se le dessero di santa ragione. Con un paradosso: che i comunisti l’unica volta che hanno combattuto la destra è stato quando essa ha assunto la forma mostruosa del fascismo. Poi, caduto il fascismo e constatato che non per questo si era levato in cielo il sole dell’avvenire, tutta l’energia del vecchio PCI fu rivolta contro socialisti e socialdemocratici, ovvero i fautori delle riforme possibili all’interno dello stato democratico.

Abbiamo ricordato per sommi capi questi precedenti non per riaprire vecchie ferite o rivendicare postumi meriti storici. Al contrario: vorremmo dimostrare che si tratta di fatti e misfatti lontani anni luce e che oggi, se esistessero ancora quei partiti e quei leader, riconoscerebbero ognuno la propria parte di errori e si salderebbero in un unico fronte. Sostenendo tutti assieme le riforme necessarie alla difesa della parte più povera del Paese, come fecero, a volte con successo, altre volte no, nel corso della loro lunga storia. Si tratta di una impresa necessaria anche oggi e non impossibile. Per iniziare, si cominci a pensare che la storia ha già emesso il suo verdetto circa la disputa tra riformisti e massimalisti. Che siamo definitivamente in Europa. E che in Europa non c’è un solo Paese importante nel quale non esista una consistente presenza socialdemocratica.

Nicola Cariglia

Pubblicato in : Editoriale, Il punto del DirettoreTag: amministrazione, angela merkel, anni, bettino craxi, craxi, danimarca, democrazia, elezioni, europa, fascismo, francia, germania, giuseppe saragat, globalizzazione, governo, italia, lavoro, madrid, merkel, mussolini, opposizione, parigi, partito socialista, pensioni, rappresentanza politica

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Gian Franco Orsini

    22 Settembre 2021 alle 10:58

    L’attuale mancanza di un partito socialdemocratico in Italia ha origini lontane. E’ la conseguenza del “patto d’unità d’azione” fra PSIUP e PCI dell’immediato dopoguerra (’45-’46) che asservì il movimento socialista al PCI ed alla politica estera dell’ ex Unione Sovietica.

    Rispondi
    • Luca Bagatin

      22 Settembre 2021 alle 13:05

      In realtà siamo già oltre. In Italia NON esiste davvero un partito socialista e nemmeno uno comunista. In realtà anche in Europa è così. Solo arrivati peraltro a introdurre l’equiparazione anti-storica, fra comunismo e fascismo.
      Abbiamo unicamente partiti liberali e liberal capitalisti.
      Abbiamo un governo con tutti dentro.
      Il PCI di Berlinguer già sera un partito liberale, che si sentiva più sicuro sotto l’ombrellone della Nato e con il PDS ci siamo ritrovati i banchieri al governo.
      Bettino Craxi, unico a difendere quel poco di imprese pubbliche, fu defenestrato.
      Si legga il suo thriller verità “Parigi Hammet”, edito da Mondadori. Bettino spiega tutto.
      Anche la mutazione genetica della sinistra europea in Moloch del capitalismo assoluto.
      Per non parlare della distruzione a livello globale del socialismo, manu militari e modello Cile (in Jugoslavia, Libia, Afghanistan, Iraq e continui tentativi di destabilizzazione in Siria, Venezuela e così via).
      Il fatto è che nessuno legge Bettino, “da sinistra”, a partire dagli Anni 90 in poi.

      Rispondi
    • Maurizio Palladini

      4 Ottobre 2021 alle 00:02

      Concordo pienamente. Inoltre sono state sprecate preziose occasioni (ancorché tardive) come la presidenza Saragat e l’unificazione socialista. Per non parlare del primo governo a guida socialista.

      Rispondi
  2. >Luca Bagatin

    21 Settembre 2021 alle 16:04

    Cosa hanno prodotto questi “socialdemocratici” se non nuove precarietà lavorative (che occorre conoscerle direttamente per poterne avere una reale dimensione), disoccupazione, deregolamentazione del mercato ?
    Le destre avanzano perché le sinistre europee le hanno superate.
    Riformismo e liberalismo, ovvero le basi di queste “socialdemocrazie”, sono state la tomba dello stato sociale in europa e volano per l’avvento del capitalismo assoluto.
    Osserva invece i Paesi nei quali il socialismo autentico ha trionfato. La situazione è opposta.
    Negli anni ne ho scritto molto.
    Un tempo, prima che un pezzo mi fosse censurato e io decisi di andarmene, anche su Pensalibero.

    Rispondi
    • n.c.

      21 Settembre 2021 alle 20:22

      Caro Luca,
      nessuno ti ha mai censurato per un pezzo e mi dispiace che racconti frottole. La verità è che non si può pretendere di vedersi pubblicato dieci volte lo stesso pezzo. Non su Pensalibero. Giornalismo e propaganda non sono la stessa cosa.

      Rispondi
      • Luca Bagatin

        21 Settembre 2021 alle 21:37

        Ho ancora il nostro scambio di mail e non ho racconto mai frottole.
        La verità è che mi hai censurato un pezzo perché parlava di una manifestazione comunista in Russia. Peraltro sono stato l’unico a dare la notizia in Italia, quindi una perdita per Pensaliibero, non per me, come ti scrissi allora.
        Il punto rimane che la “socialdemocrazia” non ha nulla di sociale, ma ha aperto la strada alla sinistra per fare anche peggio della destra.
        Detto ciò chiudiamola qui.

        Rispondi
        • n.c.

          22 Settembre 2021 alle 09:19

          Il mondo è pieno di persone alle quali non è stato pubblicato un articolo. Alcuni se ne fanno una ragione e ne mandano un altro. Altri lo considerano un affronto intollerabile al proprio ego smisurato. Peccato.

          Rispondi
          • Luca Bagatin

            22 Settembre 2021 alle 12:43

            Peccato non riconoscere che, una notizia che non da nessuno, meriterebbe di essere pubblicata.
            Ma il libero pensiero non è per tutti.
            E il libero pensiero lo ha solo chi non ha mai avuto alcun preconcetto, alcun feticcio ideologico da difendere.
            Ma è disposto persino a scomparire pur di mantenere la propria coerenza.
            Certo, la coerenza non è cosa che un politico possa comprendere.

          • n.c.

            22 Settembre 2021 alle 14:16

            Certo che sei coerente (e ostinato). Nella tua autocelebrazione. Ancora una volta peccato. Sprechi il tuo talento. E mi dispiace sinceramente

          • Luca Bagatin

            22 Settembre 2021 alle 18:40

            Libero di pensare come vuoi, anche se dal mio punto di vista non sei un libero pensatore.
            Non penso di sprecare il mio tempo, semplicemente perché, dopo Pensalibero, mi hanno proposto di collaborare con altre testate indipendenti (adottando sempre il principio di andarmene qualora fossi stato ingiustamente censurato e mi è capitato in una altra occasione, dove me ne sono andato, di buon grado).
            E sono anche stato tradotto all’estero (Francia, Belgio e Brasile).
            Non mi è mai importato di autocelebrarmi, perché non avrebbe alcun senso.
            Ciò che mi è sempre importato è di andare oltre il banale e il superficiale.
            Sia dal punto di vista delle analisi politiche che sociali.
            Sull’ostinato ti do ragione. Lo sono profondamente. Perché altrimenti mi farei schifo da solo.

  3. Giampaolo Mercanzin

    21 Settembre 2021 alle 09:13

    In una Europa così “piccola” dovrebbe rappresentare il RISCATTO della civiltà, rispetto alla BARBARIE crescente!

    Rispondi
  4. Franco Guerrazzi

    20 Settembre 2021 alle 22:58

    Speriamo che anche nel nostro paese qualcuno si ricordi che non siamo morti……

    Rispondi

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