Siamo comunque tutti seduti su una bomba ad orologeria perché a 5 anni dal fallimento della Lehman Brothers siamo ancora in mezzo al guado per quanto riguarda la riforma del sistema monetario e quella della finanza.

Oggi parliamo d’altro perché, mentre tutti noi siamo distratti dalle nostre vicende italiane e guardiamo a queste forze politiche impegnate, da almeno 20 anni, al loro progetto di reciproca distruzione, a livello globale vengono prese decisioni che passano sotto silenzio e che invece condizionano la vita di tutti noi. Mi riferisco, ad esempio, alla decisione della Fed americana di continuare ad immettere liquidità nell’economia al ritmo di 85 miliardi di dollari al mese (40 miliardi per l’acquisto di obbligazioni e 45 in Titoli di Stato). Il Comitato della Banca Centrale americana ha fatto capire che continuerà in questa direzione almeno fino al prossimo mese di marzo e comunque valuterà la situazione, di volta per volta, in base alle prospettive dell’economia. Il mese di marzo del 2014 resta comunque la data più probabile per l’inizio di una graduale riduzione della liquidità. Contemporaneamente il Tesoro americano ha annunciato che il deficit federale, dell’anno fiscale in corso, sarà di 680 miliardi di dollari contro i 1.090 miliardi del 2012. Tutto questo a dimostrazione che la politica economica americana dà risultati concreti a differenza di quella europea imposta dalla Germania della signora Merkel che, di fatto, è il vero presidente dell’Unione Europea. Da qui alle elezioni del nuovo Parlamento europeo non vedo grandi novità e cambiamenti nella politica imposta dai tedeschi al vecchio Continente perché la Germania non vuole accollarsi la responsabilità di aiutare i Paesi dell’Europa mediterranea ad uscire dalla crisi. I Paesi del nord Europa non si accorgono che tutto questo provoca squilibri nei tassi di cambio delle monete, con un euro troppo forte e un dollaro troppo debole, il che punisce le nostre esportazioni e con tassi di interesse all’interno dell’area-euro che sono esattamente il contrario di quello che dovrebbero essere. Se si vogliono sanare gli squilibri e bloccare le bolle immobiliari che si stanno gonfiando in Olanda e soprattutto in Germania bisognerebbe avere livelli di costo del denaro negativi per Grecia, Spagna, Portogallo e Italia mentre il tasso è troppo basso per Austria, Germania e Lussemburgo. Tutto questo, se non corretto, rischia di seppellire l’euro che con la rigidità della politica monetaria della BCE impedisce gli aggiustamenti necessari. In questo quadro si capisce la prudenza di tutte le altre banche centrali che, proprio a causa dell’Europa, valutano debole la ripresa e ritardano la diminuzione degli stimoli monetari che sta alimentando un’enorme liquidità. La continuazione di politiche monetarie permissive indebolisce il dollaro e le altre valute e provoca una rivalutazione dell’euro e questo senza che la BCE, a causa del veto tedesco, possa fare niente. Siamo comunque tutti seduti su una bomba ad orologeria perché a 5 anni dal fallimento della Lehman Brothers siamo ancora in mezzo al guado per quanto riguarda la riforma del sistema monetario e quella della finanza. Tutto questo vuol dire che fino ad ora abbiamo, con le azioni delle banche centrali, curato i sintomi e non le cause reali della malattia.

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