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In cinque per un solo ordine, la Cina ha troppi rider

Nelle ultime settimane l’espressione “cinque persone si contendono un ordine” si è diffusa sulle piattaforme social cinesi per denunciare la concorrenza spietata nel settore delle consegne di cibo a domicilio. Il portale di informazione cinese Social Observer spiega che se ogni fattorino lavorasse a tempo pieno completando dalle 30 alle 40 consegne al giorno, sarebbero necessari tra i 3 e i 4 milioni di addetti per evadere gli ordini giornalieri nell’intero paese. Ma in Cina, ad oggi, le persone registrate sulle app di consegna sono circa 20 milioni.

di China Files | 30 Giugno 2026

di Vittoria Mazzieri*

Il sovraffollamento dei lavori della gig economy comprende anche i laureati

Nelle ultime settimane l’espressione “cinque persone si contendono un ordine” si è diffusa sulle piattaforme social cinesi per denunciare la concorrenza spietata nel settore delle consegne di cibo a domicilio. Il portale di informazione cinese Social Observer spiega che se ogni fattorino lavorasse a tempo pieno completando dalle 30 alle 40 consegne al giorno, sarebbero necessari tra i 3 e i 4 milioni di addetti per evadere gli ordini giornalieri nell’intero paese. Ma in Cina, ad oggi, le persone registrate sulle app di consegna sono circa 20 milioni.

La gig economy – l’insieme dei lavori precari, a chiamata, gestiti tramite piattaforme digitali e legati all’economia on-demand – rappresenta sempre meno un’attività secondaria e si è invece evoluta in un bacino capace di assorbire la disoccupazione. Secondo un nuovo rapporto del Centro di ricerca sulle nuove forme di occupazione, nel 2025 il numero di persone coinvolte in questo genere di lavori è salito a 280 milioni e si prevede che raggiunga quota 320 milioni entro la fine dell’anno.

Il governo intende espandere il settore dei servizi per rafforzarne il contributo alla creazione di posti di lavoro e alla crescita dei consumi. La strategia “employment-first” adottata nel piano quinquennale 2026-2030 include tra le aree di intervento prioritarie la stabilizzazione dell’occupazione nei settori ad alta intensità di lavoro e l’espansione della capacità del settore dei servizi di assorbire lavoratori. Sul terziario, tuttavia, sono necessari anche interventi qualitativi, che rafforzino il sistema di previdenza sociale dei lavoratori flessibili.

Malgrado le note difficoltà che caratterizzano la consegna dell’ultimo miglio, che derivano in larga parte dalla gestione algoritmica del lavoro, il settore ha continuato ad attrarre facendo leva su una narrazione che lo presenta come garante di occupazioni redditizie. per la percezione di guadagni immediati e per le basse barriere all’ingresso. A ciò hanno contribuito ontribuire alla narrazione che presenta questo tipo di occupazione come redditizia hanno contribuito gli incentivi elargiti nell’ultimo anno dalle piattaforme che si contendono il mercato, Meituan e Ele.me, così come dal colosso dell’e-commerce JD.com, che alcuni mesi fa ha fatto il suo ingresso nel settore. Proprio JD.com ha inaugurato una stagione definita una vera e propria “guerra delle consegne”.

Il governo non è rimasto a guardare. Dopo vari avvertimenti, lo scorso aprile ha inflitto alle principali piattaforme di e-commerce del paese multe per oltre 500 milioni di dollari. Il provvedimento era motivato dalle carenze in materia di sicurezza alimentare, ma secondo diversi osservatori va interpretato come l’ultima mossa delle autorità per contrastare la concorrenza a ribasso tra le piattaforme. Il risultato è stato una mitigazione della guerra dei bonus, ma anche il consequenziale drastico calo dei margini di profitto. Oggi oltre il 70% degli ordini garantisce compensi inferiori a tre yuan per consegna.

Ai fattorini non resta che provare a sopravvivere in un settore saturo: i video che mostrano gruppi di rider intenti a premere compulsivamente il pulsante di accettazione degli ordini sull’app di consegna hanno fatto il giro del web. Tra loro, nell’immaginario collettivo, ci sono soprattutto persone di mezz’età, spesso migranti interni e con un basso livello di istruzione. Ma secondo i dati della prestigiosa Accademia cinese delle scienze sociali, il 23,9% dei fattorini a livello nazionale possiede una laurea o un titolo di studio superiore.

L’alto tasso di disoccupazione giovanile – che a maggio si è attestata al 15,6% – racconta di un mercato del lavoro contratto che fatica a stare al passo con un numero di laureati che cresce di anno di anno (nel 2026 sono 12,7 milioni, 480 mila in più rispetto al 2025). Ai giovani non resta che avvicinarsi a lavori gig, confidando nella percezione di guadagni immediati e nelle basse barriere all’ingresso.

È emblematico il manifesto provocatorio diffuso qualche giorno fa dal noto account X @whyyoutouzhele, gestito da un artista cinese residente in Italia: sarebbe stato pubblicato da un account affiliato alla Lega della gioventù comunista, l’organizzazione giovanile del Partito comunista cinese, anche se alcuni utenti hanno sostenuto che non fosse davvero l’account ufficiale. Il post è del 7 giugno, giorno di apertura del gaokao, il temuto esame nazionale di ammissione all’università, e raffigura una persona in uniforme da rider e in sella a uno scooter. Il messaggio è rivolto direttamente agli studenti impegnati nell’esame: “Non essere ansioso. Che tu riesca o meno a passare l’esame, tra quattro giorni consegnerai cibo a domicilio”.

Vittoria Mazzieri

*China Files

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info China Files

China Files è un collettivo di giornalisti, sinologi ed esperti di comunicazione specializzati in affari asiatici. Una redazione nata nel 2008 a Pechino come agenzia di stampa e comunicazione focalizzata sulla Cina che si è in seguito ampliata fino a coprire l’intera area asiatica, svolgendo funzioni di think tank e di mediazione tra le principali realtà del paese, divenendo un’Associazione di Promozione Sociale impegnata nell’approfondire e migliorare la conoscenza dei paesi asiatici in Italia e in Europa attraverso attività istituzionali, editoriali, formative, analitiche e consultive per enti, aziende, scuole e organizzazioni civiche.

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