
Xi da Modi per il summit BRICS: prima visita in India dal 2019
Xi Jinping è atteso sabato 12 settembre a New Delhi per il vertice annuale dei BRICS, nella sua prima visita in India dal 2019 e in una fase di graduale disgelo tra le due potenze asiatiche. Secondo l’Indian Express, il presidente cinese dovrebbe atterrare alla base dell’aeronautica di Palam, dove sarebbero già state predisposte le misure di sicurezza per la delegazione. A margine del summit è previsto il 12 settembre un bilaterale con Narendra Modi, riferisce The Tribune. Al centro dei colloqui dovrebbero esserci la gestione delle dispute lungo il confine himalayano, commercio, investimenti e accesso al mercato, con India e Cina che starebbero inoltre lavorando al lancio di un dialogo economico strategico su deficit commerciale, visti e restrizioni alle imprese. Secondo Bloomberg, l’obiettivo sarebbe dare alle relazioni bilaterali un quadro più ampio per il futuro, includendo anche gli scambi tra le rispettive società. Restano però forti diffidenze: analisti citati da Reuters sottolineano l’elevato deficit di fiducia e ritengono improbabili progressi spettacolari. Anche un’analisi del Wall Street Journal invita a non parlare ancora di un vero “reset”, ricordando il peso delle dispute territoriali, della competizione per la leadership del Sud globale e dei rapporti tra Pechino e Pakistan.
Cina-Usa: dai dazi alla soia, segnali distensivi pre vertice Xi-Trump
Washington e Pechino moltiplicano i segnali di distensione economica e diplomatica in vista della visita di Xi Jinping negli Stati Uniti prevista per il 23-25 settembre. Cina e Stati Uniti stanno discutendo un accordo per una riduzione reciproca dei dazi su 30 miliardi di dollari di prodotti per ciascuna parte, riferisce CGTN. Sul fronte agricolo, Pechino ha acquistato questa settimana circa un milione di tonnellate di soia americana, portando gli acquisti complessivi verso quasi la metà dei 25 milioni di tonnellate annui che, secondo la Casa Bianca, la Cina si è impegnata a comprare fino al 2028, spiega Reuters. Segnali di dialogo arrivano anche dalla sicurezza: gli Stati Uniti invieranno al Xiangshan Forum di Pechino una delegazione guidata dalla responsabile del Pentagono per Cina, Taiwan e Mongolia, elevando il livello della partecipazione rispetto allo scorso anno, sottolinea il South China Morning Post. Il miglioramento del clima trova riscontro anche tra le imprese: la fiducia delle aziende americane in Cina è risalita dai minimi record dopo la tregua commerciale, secondo un sondaggio dell’American Chamber of Commerce in Shanghai riportato da Nikkei Asia.
Cina stringe sulle Ipo di robot umanoidi dopo il crollo di Unitree
La China Securities Regulatory Commission ha inviato una dichiarazione informale ad alcune banche d’affari per alzare le condizioni di accesso alla quotazione per le startup del settore dei robot umanoidi. Le aziende dovranno dimostrare di generare ricavi ricorrenti, di essere sulla stabili finanziariamente o di produrre vera innovazione prima che le domande di Ipo possano essere prese in considerazione. La stretta è stata innescata da una combinazione di fattori: un’ondata speculativa di finanziamenti privati nel 2026, un lungo elenco di aziende in fila per la quotazione e il crollo del titolo Unitree Robotics – il più noto produttore cinese di robot umanoidi – di circa il 45% dopo un debutto a Shanghai che aveva visto il titolo moltiplicarsi di cinque volte, sollevando allarmi su una bolla speculativa.
Usa, al via il processo penale contro Huawei
Negli Usa è iniziato il processo penale a carico del gigante tecnologico cinese Huawei. Nella dichiarazione d’apertura, il procuratore del Dipartimento di giustizia americano Taylor Stout ha definito la società una vera e propria “impresa criminale”, accusandola di aver condotto per vent’anni una strategia basata sul furto di segreti industriali ai danni di aziende statunitensi per dominare il mercato globale delle telecomunicazioni, oltre a violare le sanzioni contro l’Iran e frodare il sistema bancario statunitense. La difesa di Huawei ha respinto le accuse sostenendo che il successo del gruppo deriva dall’innovazione e non da un piano criminale, riducendo gli episodi citati dall’accusa a scorrettezze individuali di singoli dipendenti già sanzionati. Da Pechino, il ministero degli Esteri cinese ha espresso ferma opposizione alle misure statunitensi, accusando Washington di voler reprimere e contenere le imprese della Repubblica popolare.
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