Dopo l’attentato alle Torri Gemelle, prima ancora che fosse concluso il conteggio delle vittime, gli USA, per bocca del presidente repubblicano Bush, dichiararono guerra al terrorismo. Da noi sarebbe stata intesa come una espressione retorica, una delle tante che si usano nel dibattito politico e mediatico. E, invece, quella era una “dichiarazione” solenne, in piena regola: impegnativa per il Paese.
Senza andare con la memoria a quella reazione immediata alla ferita recata alla prima potenza del mondo, non si possono giudicare e tantomeno capire, le manifestazioni di esultanza nelle vie di New York e Washington alla notizia dell’uccisione di Bin Laden e delle altre persone che si trovavano con lui nel suo nascondiglio, per ordine del presidente democratico Obama.
Anche per noi è urticante vedere gioire per i morti, non ci abbandoneremmo mai a queste manifestazioni. Ma qui entrano i gioco fattori culturali e storici che marcano la diversità fra un paese e l’altro.
In Italia, dopo la non dichiarazione di guerra alla Libia che non ha impedito di bombardare quel Paese con relative vittime difficili da conteggiare, non si registrano reazioni popolari relative all’andamento della nostra campagna di “non guerra”. Tutta l’attenzione è catturata dai riflessi sul nostro dibattito politico. Che poi significa che non si discute di come rendere più efficace, mirata e con meno vittime possibili le incursioni degli aerei italiani sotto egida della NATO. Piuttosto ci si accapiglia fra maggioranza e opposizione per meschini calcoli di politica interna e, ancora peggio, per regolare conti all’interno delle due coalizioni e dentro gli stessi partiti.
Con una quasi guerra in corso, Bossi canta vittoria perché la Lega è riuscita a spuntare qualcosa su Berlusconi. Il presidente del consiglio perché è riuscito a ricucire lo strappo con Bossi. Casini e Fini perché la mozione del Centro si è piazzata seconda avendo avuto più voti di quella del PD. Nel Partito Democratico c’è soddisfazione perché, aggiusta una virgola qua e una là, l’area di sofferenza per le posizioni espresse è stata “contenuta”.
Qui ci fermiamo per amor di Patria. Alla quale Patria auguriamo di non trovarsi mai a dover prendere da sola decisioni drammatiche con i protagonisti di oggi ancora in sella.
n. c.

Rimango molto scettico sulla possibilità di dichiarare guerra al terrorismo, mi sembra solo un Busheria che definisco come azione legale attuata da figlio di Papà, che cerca di volare nella legge, troppo in alto.
Da questo il mio prendere le distanze, che si realizza, in Italiano, nell’uso delle parole creativo per non poter essere Googlato e controllato da foresti, in Inglese in una critica tranquilla ma creativa.
Fanno bene gli Italiani a non porsi politicamente il problema Libia, siamo onesti, chiunque sia o vada al Governo, ha la strada segnata: o adeguarsi o finire come Craxi.
Basta guardare il bilancio spese CIA per Italia, confrontarlo con paga seppur esagerata futuri Parlamentari da giovani, per capire che è salito solo chi si è venduto… Immagina quanto è facile per CIA trasformare un Comunista che attacca un simbolo Americano in eroe, solo col non perseguirlo, per arrestare invece l’Aversario solo perché ha sputato per terra, poi come insegnarono i Gesuiti, comprati da giovani, presi per sempre, così è palese che solo la Lega, manca del 30% di comperati!
Tralascio quelli non comprati dalla Cia perché venduti al KGB…
Mi spiace per gli antileghisti ma è così, oggi solo partiti locali, privi di risonanza internazionale, non sono comperabili e comperati.
Auspicio da condividere…