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Imposta/canone Rai in bolletta elettrica. Le bozze sui decreti attuativi. Costituzione violata

In pratica il governo impedisce all’utente che vuole pagare l’imposta di farlo: questi potrà farlo solo dopo aver pagato per intero la bolletta della luce elettrica.

di Emmanuela Bertucci | 6 Marzo 2016

Sarebbe quasi pronta la bozza di decreto attuativo del canone Rai in bolletta.
Due i punti che ci destano particolare perplessità, e altrettante le riflessioni che proponiamo al Ministero dello sviluppo economico per correggere il tiro ed evitare di danneggiare i consumatori/contribuenti favorendo abnormemente le società elettriche.
Si apprende infatti che sarebbe previsto, in caso di pagamento parziale della bolletta da parte dell’utente/contribuente, che le somme debbano andare a soddisfare con priorità la quota per l’energia elettrica, e quindi che la morosità vada a incidere sul canone, con le immaginabili conseguenze per il contribuente (Equitalia e cartelle esattoriali).

Un enorme – o meglio abnorme – regalo alle compagnie elettriche da parte del Governo (forse parte del “pagamento indiretto” dei servizi di riscossione?): una netta diminuzione delle morosità nel rapporto contrattuale utilizzando come leva un tributo.

Ricordiamo che in questo periodo di grave crisi economica tante famiglie si trovano costrette a effettuare pagamenti parziali delle bollette, accollandosi poi le morosità verso le compagnie elettriche. Ma una cosa è una ordinaria morosità in un rapporto privato contrattuale, tutt’altra cosa è una morosità erariale (iscrizione a ruolo, Equitalia, fermo amministrativo dei veicoli ecc. ecc.).

In pratica il governo impedisce all’utente che vuole pagare l’imposta di farlo: questi potrà farlo solo dopo aver pagato per intero la bolletta della luce elettrica.

Tutto ciò è illogico e costituzionalmente illegittimo. La Costituzione italiana all’art. 53 prevede che tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

Il nostro sistema tributario si fonda sui principi generali della capacità contributiva, della proporzionalità della partecipazione del singolo alla spesa pubblica e – soprattutto – della indisponibilita’ dei crediti tributari. Pagare le tasse (imposte in questo caso) è un dovere del cittadino e un provvedimento ministeriale non può impedire – come parrebbe fare la bozza di decreto – al contribuente che vuole pagare le tasse di farlo, subordinando il pagamento di queste tasse al pagamento di un credito privato.

I crediti/debiti tributari sono indisponibili sia per il cittadino che per lo Stato, il che vuol dire che nessuno dei due può fare accordi (contrattuali o regolamentari) per disporne (stralciandoli, diminuendoli, modificandoli) e i provvedimenti di conciliazione, accertamento con adesione e affini devono essere motivati, e tali motivazioni possono essere oggetto di vaglio e verifica da parte della Corte dei Conti.

Nè lo Stato puo’, con credito fiscale decidendo di riscuoterlo solo subordinatamente alla soddisfazione, in prelazione, di un credito privato da parte di una società.

Pubblicato in : Tutela e diritti - A cura di ADUCTag: consumatori, conti, corte dei conti, costituzione, costituzione italiana, crisi, crisi economica, governo, provvedimenti, rai, spesa pubblica, sviluppo, tasse

Info Emmanuela Bertucci

legale Aduc

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