Se i comuni si dovranno far carico dei continui flussi migratori nel nostro Paese, sarebbe utile che oltre ricevere la giusta assistenza queste persone aiutino i sindaci a fare le piccole manutenzioni del patrimonio e del territorio.
Il tema è uno dei quelli davvero scottanti un argomento per il quale si prova sicuramente un certo fastidio perchè tocca coscienza e sensibilità di ciascuno di noi. Ma in astratto o nella sua rappresentazione istituzionale il sindaco deve agire secondo la legge al di sopra dei sentimenti, in qualità di Ufficiale di Governo, Ufficiale sanitario e nei limiti delle sue competenze anche come autorità di Pubblica sicurezza che deve garantire la tranquilità e la convivenza civile dei propri concittadini. Come si diceva corre veloce la polemica ferragostana sui continui sbarchi sulle nostre coste siciliane, calabresi e pugliesi e sul braccio di ferro ingaggiato dal Governo e la Comunità Europea sull’ emergenza che da mesi, anzi da anni attanaglia la nostra penisola, i vicini di Malta e ora anhe la Grecia alle prese con i profughi africani e dalle migrazioni dai paesi mediorientali flagellati dalle sanguinose guerre interne di religione. E in tutto questo furore di parole, polemiche, atti generosi umanitari, alla fine come sempre col cerino in mano restano i sindaci (e di conseguenza noi cittadini) che devono far fronte con risorse risicate per dare accoglienza a queste transumanze dolenti che giorno dopo giorno stanno riempiendo i centri storici delle nostre grandi città e dei centri di medie dimensioni che compongono il tessuto degli 8500 comuni italiani. E’ di poche ore fa l’ultima polemica che arriva dal raduno ferragostano di Ponte di Legno della Lega Nord. Il segretario federale Matteo Salvini, oltre la mobilitazione civica dei “Tre giorni di novembre” contro il governo ha bacchettato i Vescovi italiani proprio sul caldissimo tema degli sbarchi fuori controllo e della migrazione clandestina in Italia. “Libera Chiesa in libero Stato. Il vescovo fa il vescovo e non rompe le palle ai sindaci e a chi amministra le città”. Così il leader della Lega Nord torna sulla polemica con la Chiesa sull’immigrazione intervenendo alla Festa leghista di Ponte di legno. Ma al di là delle colorite espressioni dell’ex giovane delfino “dell’ Umberto Bossi” un fondamento di verità lo dobbiamo riconoscere al ruvido eloquio del segretario dei “Lumbard”. Da sempre la nostra sull’immigrazione è una posizione estremamente laica, di accoglienza, d’integrazione e rispettosa della sensibilità umanitaria che viene dal mondo cristiano e cattolico che da oltre duemila anni ha caratterizzato le diverse società italiane che si sono alternate in tutti questi anni. Ma come abbiamo detto in premessa l’ordinamento sul quale si fondano le articolazioni del nostro Stato non possono non fare i conti con quella che invece il presidente dell’Associazione nazionale dei comuni italiani, il sindaco di Torino Piero Fassino, non più tardi di un mese fa ha detto al contrario non essere una emergenza. Secondo il presidente dell’Anci infatti il problema esiste nella fase della prima accoglienza (le coste prese prese d’assalto dai barconi e dai gommoni di trafficanti di umanità disperata in fuga) e nelle grandi città dove nei centri storici e nelle stazioni ferroviarie si annidano i bivacchi di queste persone scappate dai loro paesi d’origine. Fassino ha sostenuto che se tutti i comuni si prendessero in proporzione la “loro” quota” di migranti il problema non sarebbe così visibile come succede invece oggi e in particolare d’estate con i flussi di turisti (regolari e paganti) in visita nelle nostre belle città d’arte. Non ce ne voglia il presidente dell’Anci (pur scrivendo da Milano non abbiamo mai avuto simpatie particolari per la Lega…..) ma la soluzione da lui prospettata da ex primi cittadini di un comune di medio piccole dimensioni ci pare un pò come nascondere la polvere sotto il tappeto. Premesso che a nostro avviso prima di tutto il problema è giusto che stia innanzitutto sulle scrivanie del presidente del Consiglio dei ministri, del ministro degli Esteri e del suo collega dell’Interno, è impensabile che con le poche risorse dei comuni già strozzati dal patto di stabilità interno ora si debbano fare carico con le proprie risorse di questi poveretti e disperati (computando anche quella piccolissima percentuale di delinquenti stranieri, sarà politically scorrect ma è sempre nuda e cruda verità che non va mai negata). Se proprio devono farlo i sindaci che il Governo si affretti ad emanare un decreto legge che a queste persone che dai comuni percepiranno un alloggio, un sussidio e il cibo, si chieda in cambio dei lavoretti socialmente utili ai piccoli comuni sempre più in crisi per garantire la normale manutenzione del proprio patrimonio e del decoro delle proprie aree comuni. Anche un lavoro umile nobilita una persona dando una prima possibilità di integrazione. E sei i Vescovi “vogliono fare i sindaci” che lo chiedano a gran voce….magari il Governo li ascolterà più di noi!

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