
Ci sono passaggi elettorali che parlano ben oltre i confini di un Paese. Il voto in Colombia è uno di questi. Perché riguarda la democrazia, la pace, la giustizia sociale, il futuro dell’America Latina e il ruolo di chi, nel mondo, continua a credere che i diritti non siano una concessione ma una conquista da difendere ogni giorno.
Questo appello a sostegno di Iván Cepeda va letto in questa prospettiva. Cepeda rappresenta da anni una voce autorevole nella difesa dei diritti umani, della memoria delle vittime del conflitto armato e della costruzione di una pace fondata su verità, giustizia e partecipazione democratica.
In una fase in cui avanzano nazionalismi, disuguaglianze e pulsioni autoritarie, la Colombia può scegliere se consolidare un percorso di trasformazione democratica o tornare indietro, mettendo a rischio conquiste sociali, diritti, accordi di pace, tutela delle comunità indigene, afrodiscendenti e contadine.
Per questo la sua sfida ci riguarda. Non per interferire, ma per esprimere solidarietà internazionale verso chi lavora per una Colombia più giusta, più inclusiva, più democratica.
La pace non è mai un fatto locale. La democrazia nemmeno.
Leggere e sottoscrivere questo appello significa stare dalla parte di chi continua a credere nella partecipazione, nella giustizia sociale e nella possibilità di un futuro diverso per l’America Latina.
Enrico Rossi

Vero, confermo e sottoscrivo.
Aggiungerei che il socialismo latinoamericano in generale è un esempio e un faro che dovrebbe illuminare anche un Europa sempre più di destra. Sia liberale che estrema ed anche quando finge di chiamarsi sinistra, come il PD and Co, ma nei fatti spinge per la guerra.
una destra, camiffata o meno, che tutto distrugge. A iniziare dallo stato sociale, dai valori umani, dal buonsenso.