
di Ennio Ricanelo, politologo e giornalista, corrispondente in America Latina per Pensalibero.it.
San Paolo – Dopo lo scrutinio di inizio aprile, il risultato ha dimostrato un cambiamento di rotta: il Brasile del futuro rischia di essere un Paese del passato. La deputata più votata a San Paolo, Eduarda Campopiano, si è dichiarata “antifemminista” e ha sostenuto innumerevoli volte che il diritto di voto alle donne, in realtà, non è un diritto ma un privilegio, poiché, secondo lei, nessuna donna ha mai versato sangue per conquistarlo.
Un’affermazione del genere denota non solo una scarsa conoscenza del movimento femminista ma, al di là della chiara ipocrisia, veicola un messaggio tutt’altro che casuale: fa parte di una più ampia megastruttura della nuova destra mondiale. Le donne hanno un ruolo molto specifico nella società idealizzata da Steve Bannon, Roberto Vannacci e dalla famiglia Bolsonaro: il posto dell’obbedienza.
La resistenza delle donne non può rappresentare un timore sociale; è un diritto di nascita, non un regalo degli uomini. Come ha sostenuto la scrittrice americana Carole Pateman: “sostenere la lotta al patriarcato attraverso lo sforzo di trasformare la differenza sessuale in qualcosa di politicamente irrilevante significa accettare la visione secondo cui il dominio civile (pubblico) e l’individuo non sono contaminati dalla subordinazione patriarcale”. Tutto ciò significa che la differenza è anche politica: una società che non ne ammette l’esistenza, nega il problema. Politicamente, deve esserci un senso di lotta.
Parlare dei diritti delle donne in Brasile significa comprendere una storia costruita sul sangue e sulle lacrime delle brasiliane; non è cosa da poco. Avere una deputata, donna e giovane, che non conosce la storia del proprio diritto di esistere all’interno del sistema elettorale brasiliano, ci dà l’impressione che la sua elezione non sia affatto banale, ma orchestrata. Non si tratta solo di vincere e ottenere un seggio in Parlamento, ma, una volta all’interno del sistema, di lavorare per smantellare i diritti acquisiti.
Il Brasile, che avrebbe potuto essere all’avanguardia nel mondo, avrebbe avuto la possibilità di garantire alle donne il diritto di voto già nella sua prima Costituzione del 1824: era un’ipotesi concreta all’interno dell’Assemblea Costituente. A quel punto, il Brasile sarebbe stato il primo Paese al mondo a includere le donne nel sistema elettorale. Si scelse di non concedere perché la Costituente non andò avanti, la prima Costituzione brasiliana nacque sotto il segno dell’arbitrio, con l’imperatore che la promulgò chiudendo il Parlamento. Il Brasile scelse così di non essere la patria dell’uguaglianza.
Alla luce dei tempi moderni, un pensiero di stampo medievale espresso da una donna di 23 anni è un’assurdità. Una parlamentare che riceve più di un milione di voti rinnegando il “femminicidio” come crimine e sostenendo che le donne vengono uccise in risposta a un adulterio (pur contando in Brasile, secondo i dati nazionali, 848 vittime solo da gennaio a luglio 2026) dimostra una profonda mancanza di integrità morale.
Ma va detto che la vergogna non appartiene soltanto a Eduarda Campopiano: l’apice di questa pochezza etica è condiviso con ogni singolo elettore che ha creduto in lei, nel suo discorso, nella sua incapacità cognitiva e nella sua debolezza argomentativa. Questa ragazza, pur vivendo nel XXI secolo, sembra essere stata catapultata direttamente dalla Germania hitleriana.
La prossima legislatura avrà nel Parlamento di San Paolo una persona che si è travestita per prendere in giro le donne trans, usandolo come pretesto per privarle dei loro diritti e mettendo in discussione l’equità per queste persone: una chiara minaccia ai diritti acquisiti dalla comunità LGBT in Brasile.
È impossibile precisare quante donne condividano le tesi di Campopiano. Ma sembra, ed è, una vera follia che una donna, approfittando della propria libertà di scelta, vada a votare per chi promuove l’abolizione di questo suo stesso diritto.
Questa distorsione della realtà è la rappresentazione più evidente di quanto il Brasile sia lontano da una sana discussione sulla politica nazionale e sul proprio futuro. Per l’estrema destra è un’occasione d’oro: non aver bisogno di proporre o creare nulla è un facilitatore perfetto per mantenere la propria base elettorale. È la morte della politica e della sua essenza.
La credulità cieca, che non mette in discussione niente e nessuno, crea un movimento che indebolisce la giovanissima democrazia brasiliana. Fragile per la sua età, potrebbe non sopravvivere a un nuovo colpo, come si è intravisto dopo la sconfitta di Bolsonaro nelle elezioni precedenti. La democrazia, il diritto di voto e la protezione delle persone non possono essere semplici bandiere di partito, ma rappresentano la difesa stessa dell’esistenza democratica. Affinché un politico e un partito possano esistere, devono mantenere vivo il sistema che rende possibile la loro stessa esistenza.
Questa è una lezione che ogni politico deve imparare, è la base. Essere in disaccordo è un diritto, sollevare dubbi e alimentare il dibattito è importante, ma difendere la democrazia è un obbligo indiscutibile. Chiunque non comprenda questo concetto primario non può far parte della vita democratica.
Ennio Ricanelo

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