Il problema è, oggi come ieri, che non si ha il coraggio di prendere il toro per le corna e si va piuttosto alla ricerca di scorciatoie che invece di facilitare le cose le complicano.
Dal momento che il calendario politico lo imporrà subito al centro del dibattito per la imminente ripresa dell’attività, tentiamo di mettere a fuoco lo snodo cruciale che si para davanti alla democrazia italiana.
Con Renzi, come già con Berlusconi, gli oppositori levano alti i loro lamenti. Temono e denunciano il progressivo venir meno della democrazia in Italia. Ne più, ne meno! Esattamente la stessa accusa che veniva rivolta a Berlusconi. Che come dittatore doveva essere assai più scarso che come governante, visto il modo come si è fatto scalzare. Lasciando più di un dubbio, cioè, che manovre poco limpide e rispettose delle pratiche democratiche siano state esercitate per abbatterlo e non per mantenerlo al potere ad ogni costo
Anche nel caso di Renzi, è ridicolo anche solo immaginare che ci si possa trovare di fronte ad un autocrate disposto a tutto pur di restare al potere.
Più che alle persone, è meglio piuttosto guardare ai processi che sono in corso e non riguardano solo l’Italia, per cercare spiegazioni e suggerimenti utili a scongiurare i timori per la tenuta della nostra democrazia. Ci sono, grosso modo, due forme di governo, entrambe democratiche, che regolano la maggior parte dei Paesi del mondo. Quella che abbiamo avuto in Italia dalla fine della seconda guerra mondiale si basava sui partiti che proponevano una visione della società verso quale tendere. E le persone sceglievano in base a queste visioni totalizzanti piuttosto che sulle promesse fatte e sulla affidabilità dei candidati di offrire soluzioni ai problemi contingenti e urgenti. Oggi, invece, è questo che sta progressivamente avvenendo, in molta parte anche per effetto della grave crisi economica che ha ribaltato le aspettative della gente. Che, intanto, vuole uscire dalle difficoltà: per la palingenesi della società, ci sarà tempo domani.
L’attenzione, insomma, si sposta verso l’attività esecutiva più che su quella legislativa. E Berlusconi già aveva colto bene il processo, evidenziandolo da ottimo comunicatore con il famoso “contratto” stipulato con gli Italiani davanti alle telecamere di Bruno Vespa. In questo, veramente, Matteo Renzi si comporta come Berlusconi. Il problema è, oggi come ieri, che non si ha il coraggio di prendere il toro per le corna e si va piuttosto alla ricerca di scorciatoie che invece di facilitare le cose le complicano. Perché il modo di agire e pensare di Berlusconi e Renzi non è una loro illuminata invenzione. E’, semplicemente, il passaggio ad un’altra forma di democrazia che, nella maggior parte dei casi si definisce presidenziale. Nella nostra Costituzione, invece, al centro di tutto ci sono le Camere legislative. Non a caso la nostra è (era?) una democrazia parlamentare.
Renzi (come prima Berlusconi) vorrebbe governare con un contratto direttamente stipulato con gli elettori, e da questo trarre la forza per operare trasformazioni senza subire intralci. Ma fare questo senza pensare ai contrappesi e alle garanzie che esistono nei Paesi che hanno governi forti, espone a grossi rischi la democrazia. Non è necessario pensare a dittatori in divisa o personaggi da operetta. Si pensi piuttosto agli intrecci tra poteri economici, stampa, alta burocrazia, magistratura. Sono già realtà e le conseguenze nefaste le abbiamo viste e le stiamo scontando.
Ecco perché sarebbe nefasto concludere il processo “riformatore” basato sulla pratica abolizione del Senato e sulla “nuova” legge elettorale chiamata Italicum. A proposito del quale notiamo con sollievo che si sta diffondendo sempre più la consapevolezza che è l’insieme delle due cose a fare paura: “il combinato disposto”, come fino dall’inizio abbiamo scritto su Pensalibero. Le due cose ci darebbero un governo forte, un parlamento burla, e la possibilità di insediarli con una quantità risibile di voti. Un cocktail indigesto ed una tentazione alla quale non tutti saprebbero resistere.

Altro problema urgente è rendersi conto che il galateo di palazzo riguarda solo le inutili buone maniere della servitù visto che il Principe e la sua sovranità se ne sono andati per sempre.
Nostalgia dei quaranta governi in 40 anni, no. Nostalgia di un governo ogni venti anni, nemmeno.
Se si ha nostalgia dei 40 governi in 40 anni ,allora ci si schiera per il bicameralismo,ma se si
vuole qualcosa di meno effimero dei governi della I Repubblica allora il monocameralismo è preferibile …. IL problema dell’equilibrio trai vari poteri, i pesi ed i contrappesi sono problemi da affrontare seriamente ma i tempi sono maturi per trovare giusta soluzione .
” Un cocktail indigesto ed una tentazione alla quale non tutti saprebbero resistere. ” Ed alla fine del tuo excursus esatto, anche per te, caro Nicola, il problema ritorna alla persona.