
Il più ficcante commento alla manifestazione del Pd a Piazza San Giovanni l’abbiamo letto sullo spazio Twitter dedicato all’evento; un militantedelpartito ha scritto: “Contestato Renzi: non azzardarti a farci vincere”.
Ecco, in questa ironica battuta si riassume perfettamente sia il senso di quanto abbiamo visto a Roma, esattamente una settimana dopola Leopolda, che la radicale differenza fra i due appuntamenti; da una parte il partito paludato, le bandiere con il simbolo, i politici sul palco a parlare, il pubblico con il solo compito di applaudire. Alla Leopolda nessuna bandiera, nessun simbolo, cittadini sul palco a portare le loro idee e le loro concrete proposte, gli altri chiamati ad esprimersi in diretta con tutti i mezzi a disposizione.
Basta?! No, non basta questo a spiegare la distanza abissale che corre fra una manifestazione di partito uguale a mille altre che abbiamo visto in tutta la storia dell’Italia repubblicana, ed un tentativo – riuscito e perciò cocente per chi non e’ stato capace neanche di immaginare una simile dinamica – di ripartire dal basso, dagli elettori che non servono solo ad annuire ed accettare programmi politici a scatola chiusa, ma che sono invece parte in causa e protagonisti, con oneri ed onori, del ripensamento basilare della politica in questo paese.
Il senso stanco e pesante di déjà-vu che ci ha colti seguendo la piazza romana era l’esatto contrappeso della percezione di rinnovamento e di speranza che avevamo invece avuto alla Leopolda, e non solo per il trito ripetersi di un rito veteropartitico di stretta osservanza liturgica – le bandiere, il politico che arringa la folla, gli slogan, i soliti cantanti arruolati per sopravvenuta estinzione di intellettuali organici – ma soprattutto per l’evidente volontà di mettere l’ennesimo blocco ideologico a difesa di posizioni retrive e fallimentari che ci hanno impedito di crescere socialmente, civilmente, economicamente, ed intendono ostinatamente continuare a farlo.
Il discorso di Bersani e’ stato – purtroppo – esemplare; non un guizzo di autocritica, non una parvenza di ripensamento, non un pur vago accenno di cambio di passo – parole che potevano, e francamente sembravano anche, essere state scritte anni fa e ripescate oggi senza neanche una virgola di revisione. Tanto da cadere in contraddizioni evidenti, per mancanza assoluta di attenzione ai contenuti.
La riproposizione dell’alleanza tra progressisti e moderati, chiosata con un francamente esilarante “Ma non sara’ un ritorno all’Unione” – giusto, pronti ad un ennesimo cambio di nome, mentre la sostanza resta la stessa – disegna un futuro tragicamente uguale al passato, prospetta a questo paese in ginocchio la riedizione dell’ammucchiata dell’ultimo governo Prodi, una accozzaglia improbabile di condottieri schizofrenici, buona a vincere – per un pugno di voti, peraltro – ma del tutto incapace di governare per assoluta mancanza di convergenze su un qualunque tema da affrontare con il modesto intento di risolverlo.
Non e’ emersa dalle parole di Bersani una sola idea, una sola ricetta, una sola proposta, in grado di farci intravedere una possibile apertura al rinnovamento profondo e capillare di cui abbiamo estremo bisogno per poter ridisegnare l’assetto sostanziale di questo paese, se davvero vogliamo essere in grado di ricominciare a crescere, e non solo in termini di Pil ma prima di tutto come tessuto sociale sanato da troppe lacerazioni corporative, da troppi sedimentati interessi di parte, da troppi protezionismi che hanno retto lo sfibrante gioco dei veti incrociati paralizzandoci ed inchiodandoci alla nostra inanità.
Dalla piazza romana, ci duole dirlo, ci e’ arrivato solo l’annuncio del vecchio che avanza, una foto di gruppo di burosauri giurassici aggrappati all’unica cosa che conoscono, il passato, del tutto incapaci di leggere il presente, del tutto privi di una visione pragmatica e lucida del futuro.
Una volta di più condividiamo l’analisi di Matteo Renzi, che prima di lasciare Roma ha commentato: un partito che non accetta la diversità di opinioni e’ destinato a perdere perché non sara’ mai capace di conquistare voti altrove, al di fuoridelproprio elettorato.
Questa, in tutta evidenza, e’ la verità emersa dalla manifestazione del Pd: un recinto ideologico, dunque un ghetto, arroccato su posizioni chiuse, su una sterile e bizzosa – ma vorremmo dire incapace – resistenza che dietro la parvenza propositiva nasconde il vuoto che la attanaglia.
Non e’ di questo che abbiamo bisogno, ed una cosa possiamo dire con chiarezza: il fallimento di Berlusconi va di pari passo con il fallimento del Pd, sono le due facce della stessa medaglia, e sono da sempre destinate a chiudere insieme il proprio cammino parallelo. Tenere in vita ectoplasmi non ci farà ripartire; oggi, e non domani che il tempo non l’abbiamo più, e’ necessario ma ancor più vitale attuare un ricambio completo e darci nuovi strumenti e nuove opportunità di evoluzione e maturazione.
Seppelliamo i burosauri, e’ tempo di “uccidere” i padri per far finalmente crescere i figli.

1936, 1935, 1952, 1953. No, non sto dando i numeri vincenti di qualche lotteria o concorso a premi, ma semplicemente elencando le date di nascita dei protagonisti degli scontri più accesi dell’ultimo periodo in campo politico ed economico. La prima data è quella di nascita di Silvio Berlusconi, attuale presidente del Consiglio, sceso in campo nel 1994; la seconda è quella di Cesare Geronzi, presidente di Generali; la terza è quella di Gian Franco Fini, acerrimo oppositore del Cavaliere; la quarta di Diego Della Valle, patron di Tod’s desideroso di destituire Geronzi dai suoi incarichi in Rcs.
Grazie a te Andrea, e’ stato un piacere rivederti. Sono in sintonia con quanto scrivi.
Intanto vorrei ringraziarti di aver seguito per tutti noi gli eventi di cui narri e ai quali io, ad esempio, non ho potuto partecipare direttamente. Sono d’accordo con la tua fiducia in una nuova speranza verso il nuovo movimento, dove “giovane” (invertendo la frase ricorrente) non vuol dire per forza “incapace”. Anzi. Sono convinto che occorrano proprio quelle forze giovani e nuove, che non siano vincolate a vecchi schemi e vecchi apparati ormai impresentabili, per cambiare le cose. Mentre trovo giusto il richiamo di Paolo alla laicità dello Stato e alla netta divisione dalla Chiesa, non condivido altri suoi passaggi come, ad esempio, il fatto di fondare un partito renziano per un presunto timore di Renzi a partecipare alle primarie, la sotterranea necessità (nostra?!) di trovare un Duce o la rinuncia preventiva a cambiare gli italiani perché “impossibile”.
Mi associo alle risposte che hai già dato, ma rilevo nelle parole di Paolo una disillusione e un’amarezza che, secondo me, non fanno bene alla ricerca di un cambiamento. Pensare che non riusciremo a cambiare nulla e attendere che qualcuno cambi le cose per noi, non solo va nella direzione contraria a quella che, mi sembra, indichi Renzi, ma è la garanzia che le cose non cambieranno davvero mai. Quindi direi a Paolo che, arrivati alla frutta come accade oggi, l’unica cosa da fare è credere in noi stessi e provare a cambiare le cose dal basso. Con quella voglia di ricostruire che vedemmo dopo l’ultimo conflitto.
Andiamo con ordine. Trevigiano: Paolo e’ toscano, vive in Francia per ragioni che non sta a me spiegasti ma che hanno a che vedere con il diverso grado di civiltà di quel paese.
Paolo: come ho scritto subito dopo la Leopolda, qui non si aspetta il salvatore della Patria, via, mi fai così sciocca e sprovveduta?! Qui abbiamo visto una squadra di giovani grintosi preparati amministratori che vuole riformare il sistema e la poltiica secondo principi che io condivido. Aggiungo che riguardo alle coppie di fatto nessuno ne parla a ,mezza bocca, Renzi disse a chiare lettere già nel discorso conclusivo della Leopolda dello scorso anno che andava fatto, e richiamo’ il modello francese.
Cara Chiara, io non ho letto tutto il programma, quei cento punti, se c’é qualcosa in merito alle unioni di fatto brn vengano, anche se come sai e come dovrebbe essere, non c’é bisogno di una decisione timida e detta tra le labbra per dare il contentino alla minorità gay, ma piuttosto una equiparazione del matrimonio come nel modello tedesco, cosa che in Italia non si verificherà e sono pronto a scommeterci.
Quanto a Renzi, purtroppo io a naso non mi fido, questa persona non mi ispira, credo che attendere un salvatore della patria non sia piu’ utile né attuale, con Berlusconi abbiamo già dato tutti quanti mi pare!
Non cadiamo njello stesso tranello, nel voler per forza trovare un duce, pensiamo (libero) con la nostra testa e non diamo cambiali in bianco a nessuno, Renzi compreso. Ti ripeto, la crisi economica é gravissima, dietro alle parole e ai 100 o ai 1000 punti, Renzi dovrà, come tutti gli altri, fare i conti con la realtà. Se il PD non gli convien, credo sia piu opportuno invece di cercare di cambiarlo, di creare una cosa sua, sarà uno dei tanti partiti che durerà quanto deve durare, ma da qui a pretendere di cambiare la mentalità degli italiani, prima ancora che le loro leggi e la politica che li guida, ne passerà ancora moltissima di acqua sotto ai ponti.
Caro Paolo, io non mi lascio abbagliare da nulla e come vedi le mie analisi sono sempre argomentate e motivate. Il nuovo sta nei concetti e nell’approccio e dunque la differenza fra Bersani e Renzi e’ abissale per tutte le ragioni che scrivo da più di un anno e che non starò a ripetere qui. Aggiungo solo, perché forse ti e’ sfuggito, che nel programma uscito dalla Leopolda figura anche il riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto: non male per un cattolico Dc quale tu ritieni chemsia Renzi…e sono pronta a scommettere che sara’ l’unico a mettere questa proposta in programma. Il Pd sta cercando di non fare le primarie perché sa che Renzi le vincerebbe, speriamo che il suo pressing vada a buon fine, e più gente lo sostiene in questa battaglia meglio sara’ per tutti noi.
Ciao Chiara,
Credo che non riuscirai far cambiare idea a Paolo, non per nulla si firma “Francia”.
I Parigini differenziano la riva destra dalla sinistra.
Qualunque edicolante che ho conosciuto a Firenze, quando chiacchieravo della mia casa Beausoleil, era in grado di dirmi bravo perché in Via della Republique (Regolarmente dichiarata al fisco) ho comprato a u numero pari, più soleggiato rispetto i numeri dispari…
Se uno si firma invece Francia, puoi immaginare quanto intende differenziare sotto tale nome, farà sempre d’ogni erba un fascio e quel fascio è suo diritto di Alias, sempre migliore dei Fasci di più vecchia memoria.
Accettiamolo per come si firma, per lui Berlusconi o Bersani o Renzi, non si è mica messo gli occhiali, suvvia.
Fai attenzione Chiara a non lasciarti abbagliare dal finto ” nuovo ” che vorrebbe avanzare. Non é il problema dello stare di qua o di là, con Bersani o con Renzi, il problema é ben al di là di questo modo , questo si vetusto, di immaginare il futuro come si é sempre fatto in passato. La crisi é gravissima, né Bersani, né Renzi avranno la ricetta miracolosa, salvo far pagare ancora una volta il conto ai coittadini. Renzi, ha i denti che raschiano il parquet? Bene, si presenti alle primarie e vediamo quanti voti prende, fino ad allora sono soltanto” belle” parole al vento, niente altro!
Come ti ho già detto in precedenza, non nutro fiducia in Matteo Renzi, lo vedo come un democristiano, il solito cattolico di sinistra che vuol piacere a tutti per non piacere a nessuno.
Manca nello scenario italiano, a destra come a sinistra, una personalità del calibro di Angela Merkel, fino ad allora, finché non ci sarà qualcuno che non prometterà proprio niente, ma semplicemente dirà agli italiani la verità e cercherà delle soluzioni intelligenti, qualcuno che provi a far cambiare la mentalità agli italiani, qualcuno che agisca nella laicità e che dichiari la separazione tra politica e religione, che cominci il proprio discorso dal quale tutti gli altri seguono, abolizione del concordato tra Stato e Chiesa, fino ad allora, non daro’ la mia fiducia a nessuno, basta con la scelta del meno peggio! Renzi è il solito cattolico in politica, non ne possiamo piu’!
Non credo che possa riuscire a modificare il PD per le ragioni che bene spieghi, quindi se non ce la fa con le primarie, che fondi il suo partito, solo che non avendo i mezzi finanziari di Berlusconi, non avrà semplicemente la stessa capacità di riuscire.
Il nuovo non é d’obbligo migliore del vecchio.