
Cosa mai avrà fatto e detto Matteo Renzi per meritare tutta questa inarrestabile valanga di attacchi quotidiani da parte dell’estabilishment del suo partito, inevitabilmente sfociata nelle contestazioni becere e manichee di militanti PD alla manifestazione in Piazza San Giovanni?
Pur con tutta la sua indubitabile sfrontatezza giovanile, niente di scandaloso e tanto meno di rivoluzionario. Alla Leopolda si sono udite, e nei 100 punti di WikiPD si leggono, solo cose di comune buon senso: “due anni in più di lavoro non ammazzano nessuno”, “si cambiano in continuazione i nomi dei partiti, meglio sarebbe cambiare qualche faccia”, “ non ce la faremo mai se non mettiamo al primo posto il merito”, “non si possono chiede sacrifici alla gente se prima non li fanno i politici”, “Un partito non si preoccupa di creare burocrazia interna ma si apre all’esterno”, “non abbiamo bisogno di assistenzialismo statale, ma che lo stato ci lasci liberi di agire”.
Dicendole in sedi estranee ai riti della consunta nomenclatura del PD, ha però infranto un tabù. Ha sovvertito la procedura che consente di riassorbire ogni anelito di novità nell’abbraccio rassicurante della cooptazione.
Non si preoccupi troppo e vada avanti. Non è il primo ad essere lapidato, possibilmente isolato, preferibilmente screditato per aver tentato di fare aprire gli occhi alle masse narcotizzate dalla propaganda.
Richiamo due esempi che certamente non attenueranno li livore di chi lo sta attaccando.
Il primo è Giuseppe Saragat. Per mantenere l’Italia nel novero delle democrazie occidentali, infranse il mito dell’unità a sinistra. Uscì dal partito socialista e fondò il partito socialdemocratico per impedire, nelle decisive elezioni del 1948, che il nostro Paese diventasse, al pari di altri, satellite dell’Unione Sovietica. E si mise predicare che non poteva esserci vero progresso senza democrazia, che il comunismo era “la tragedia del proletariato” così come “il fascismo ne rappresentava la vergogna”. Venne dipinto come un socialtraditore e, ovviamente un venduto all’America. Per gli epigoni odierni di quei raffinati denigratori, Renzi è “soltanto” venduto a Berlusconi. Tutti hanno visto come è poi finita, ma nessuno ha mai chiesto scusa e nemmeno gli “storici” si sono affrettati a rimettere le cose a posto.
Il secondo esempio è quello di Bettino Craxi. Fece certamente errori politici, ma irruppe con una immensa carica innovativa. Pensate: si scontrò persino conla CGILsfidandola in un vittorioso referendum dopo che, per frenare una inflazione devastante, aveva tagliato il procedere della scala mobile: cioè l’incremento automatico delle retribuzioni. Non portavano alcun beneficio ai lavoratori perché l’aumento veniva risucchiato dall’inflazione (la tassa più ingiusta, quella che colpisce i poveri).La CGILe la sinistra che sinistra non si può, a cominciare dal PCI, lo sapevano benissimo. Ma erano vecchi, stanchi, impreparati a seguire i ritmi accelerati dei cambiamenti. Si rifugiarono nella propaganda perché temevano che la verità facesse emergere tutto intero il loro ritardo culturale prima che politico. Il linciaggio di Craxi ebbe inizio ben prima della stagione di Tangentopoli e forse contribuì a prepararla.
Saragat e Craxi, nonostante le bordate dalle quali dovettero difendersi e che affrontarono con grandissimo coraggio, riuscirono a svolgere il loro compito, condizionando positivamente la storia italiana e sollevando molta polvere che ricopriva i riti stantii della politica.
Avevano un loro partito, però. Saragat lo aveva fondato, Craxi lo aveva raccolto al lumicino e lo aveva riplasmato.
Renzi, al contrario, milita nel medesimo partito della maggior parte di coloro che lo vorrebbero politicamente morto. Se riuscisse a vincere la sua battaglia, restando all’interno, sarebbe veramente sorprendente. Perché democrazia e garanzie non sono le caratteristiche salienti dei nostri partiti.

Tutto bello, tutto vero. Ma rientrando su Renzi ed il PD: un anno e mezzo fa si sono svolte le primarie per la scelta del segretario e candidato a premier, come da Statuto ben noto a tutti i partecipanti… oggi si avvicina il voto e si scalpita, si accusa: non vogliono le primarie. Eh, no! Le vogliono eccome, e le hanno vinte. Loro. Perchè Renzi, così come chi scrive, sosteneva Franceschini ed ha perso… allora cambiamole del tutto le regole. Si elimino – perchè no – le primarie, se poi tanto non si vogliono accettarne gli esiti…
Caro Nicola,
casualmente, spippolando sul web, mi sono imbattutto in questo articolo ormai datato di Mario Pirani, tema Bettino Craxi, che affronta alcuni argomenti che tu tratti e li affronta allo stesso modo. La cosa più sorprendente è che sia un articolo di Repubblica. Manca solo il riferimento a Saragat, ma forse per Pirani era un po’ troppo.
Il link è http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/01/04/non-basta-una-strada-craxi-tema-ineludibile.html
Caro Alessandro,
mi è capitato altre volte di richiamare altre figure, sopratutto Craxi, parlando di Renzi. Ma lo scopo è quello di sottolineare analogie di situazioni e, sopratutto, nel comportamento di certi avversari. Nel caso di questo articolo è certo che tra Saragat e Renzi ci sono differenze incolmabili. Ed anche tra il sindaco e Craxi. Ma il linciaggio cui Renzi è sottoposto non è frutto della stessa mentalità che portava ad impedire i comizi di Saragat e dei socialdemocratici alle elezioni del ’48. E della faziosità feroce delle monetine del Midas e della “porchetta alla Bettino” nelle feste dell’Unità? Posso confermarti: Renzi è anche un …figlio ‘ntrocchia. Per fortuna!
Caro Nicola,
su Craxi e Saragat, mi trovi completamente concorde.
Su Renzi avrei bisogno di vederlo all’opera nella stanza dei bottoni, non appena ci entrerà, per poter esprimere un parere assennato.
Accostarlo però a due grandi (e discusse) figure del socialismo democratico italiano ed europeo, mi pare piuttosto una una bela e fantasiosa fuga in avanti.
Come certo sai, lo “sfrontato giovanotto” è in realtà un giovane democristiano di lungo corso, figlio d’arte e probabilmente, pure un po’ figlio di ‘ndrocchia.
Un prodotto anch’egli dell’era berlusconiana, molto chiacchiere e distintivo (scudocrociato)…
Mi auguro naturalmente per il destino di questo paese, che abbia ragione tu e torto io.
Ciao Nicola,
Berlusconi ha dato scandalo all’Italia perché è stato scoperto fare l’amore invece che la guerra.
Perdura intanto l’anima comunista, col Segretario pronto alla mozione, che è concesso uccidere i bambini mandandoli a scuola sott’acqua facendo poi gli gnorri, tanto a Genova si parla di Berlusconi e come cacciarlo via, non certo di dare le dimissioni o tanto meno d’essere per questo cacciati dal PD, da quello si cacciano solo i sostenitori delle primarie o peggio ancora, di elezioni democratiche, ma vogliamo scherzare?