
Non era gran che la prima repubblica con i governi che cadevano al ritmo di uno ogni dieci mesi. Che palle- scrivevano allora i giornali- questi partitini che ricattano in continuazione il governo e lo fanno vacillare con quelle poche decine di deputati e senatori di cui dispongono. Una volta i socialisti di Nenni perché troppi soldi sono stati assegnati alle scuole private; un’altra Saragat col suo PSDI perché la politica estera è un po’ troppo ambigua; e, poi, quel La Malfa con il suo PRI sempre a lamentarsi per il debito pubblico; e i liberali con le loro fisime laiciste.
Alla fine, per fortuna, tutti questi avevano stancato ed è arrivato, a fare piazza pulita di tutti i rompiscatole, il bipolarismo. Non più le estenuanti trattative con partitini del 3 o 5 o 10%. Ora basta scrutare gli umori di Giustina Destro, Fabio Gava, Calogero Mannino e Santo Versace, Luciano Sardelli e Antonio Milo: e..vai con il governo tecnico, dei migliori o del Presidente che dire si voglia.
Comprati, barattati e venduti. Carta vince, carta perde. Tutto e di più nella grande lotteria del Parlamento italiano.

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