
Nel frattempo che la Corte Suprema decida sulla legittimità o meno dei dazi, Trump ci ha regalato una bravata che solo la destra italiana dalla Meloni a Capezzone prova a giustificare come “legittimata ad eliminare un feroce e sanguinario dittatore” facendo finta, come gli capita spesso, di mentire per avere ignorato da Trump la parola: pe-tro-lio. Trump peraltro non ha fatto alcun tentativo di nascondere l’unica motivazione per intervenire in Venezuela: “il settore petrolifero in Venezuela è stato un fallimento totale per un lungo periodo di tempo. Faremo in modo che le nostre grandi compagnie petrolifere….. spendano i miliardi di dollari per riparare le infrastrutture gravemente danneggiate… e inizino a fare soldi per il Venezuela e per gli Stati Uniti”. E’ un mago che promette di rendere ricco il Venezuela e riempire al contempo le tasche degli americani. Where’s the catch?, tradotto in barese: “dove sta la fregatura?”. Intanto rispondo, ma non ce ne sarebbe bisogno, alla Meloni e a Capezzone che Trump non ha a cuore la democrazia né negli USA tantomeno in Venezuela è confermato dall’evidenza che il regime chavista è restato in carica e la premio Nobel Machado continua a vivere in clandestinità. Assordante e fragoroso è il silenzio “delle nostre grandi aziende petrolifere” , quelle americane, che pare non abbiano alcuna voglia di investire 110..130 miliardi di dollari per rinnovare e rilanciare l’industria petrolifera venezuelana in un mercato petrolifero mondiale in cui l’offerta ha superato la domanda e i prezzi del petrolio danno indicazioni per il 2026 e 2027 a 50 dollari al barile. Questo è il Trump che mi piace!! che distribuisce ricchi doni e vittorie che a distanza di qualche tempo si rivelano come si dice a Wall Street “sole” e “patacche”.
Più il trumpismo si aggrava più Trump è in azione
Se Trump è ancora in azione il trumpismo è già sul punto di esalare l’ultimo respiro che potrebbe venire dalla Corte Suprema che da un giorno all’altro dovrebbe decidere della legittimità dei dazi distribuiti come confetti ad un matrimonio agli invitati del “Giorno della liberazione”. Se dovesse dichiararli illegittimi o solo parzialmente legittimi si aprirebbe per Trump intanto un buco di cassa da 400/500 miliardi di dollari, da restituire alle aziende americane che hanno proposto ricorso e che hanno versato nelle casse del Tesoro l’importo dei dazi, ma soprattutto una ferita mortale al suo ego per la figura da peracottaro a livello “terraqueo”. Luogo dove rischia di scontrarsi con la Meloni che sta cercando di acciuffare “i trafficanti di esseri umani”. Ma è leggendo i giornali americani compresi quelli di area repubblicana come Newsweek che si percepisce sempre meglio un chiaro cambiamento di umore verso quel movimento messo in moto da Trump e che ha sconvolto la cultura e le istituzioni americane chiamato trumpismo. Il mondo MAGA è squassato da lotte intestine che vengono giornalmente allo scoperto su questioni di fondo come l’antisemitismo crescente nel movimento rispetto all’appoggio che Trump e i repubblicani danno a Israele; la richiesta di chiarezza e trasparenza (!!) sui file di Epstein; l’appoggio o l’opposizione alle “trasferte” militari di un candidato che aveva promesso di far cessare le guerre; Marjorie Taylor Greene ha deciso di lasciare il Congresso affermando che “Trump è un impostore”. Musk che ha ricevuto carta bianca per guidare il DOGE ( Dipartimento per l’Efficienza del Governo), con il compito di ridurre i dipendenti ed efficientare le strutture federali, ha finito per tuonare contro Trump salvo riavvicinarsi per non perdere i ricchi appalti federali che tengono in piedi tutto il settore tecnologico americano. Altro che mercato privato!!. Joe Rogan ha definito “folle” la politica sull’immigrazione di Trump. Resta una presa di Trump sul mondo MAGA che è ancora forte ma non è più la stessa. Un ennesimo chiodo sul trumpismo è proprio di queste ore e viene dal Senato dove cinque repubblicani si sono uniti ai democratici e fatto approvato una deliberazione per limitare l’uso della forza da parte di Trump in Venezuela
Le sconfitte già incassate
I candidati imposti da Trump , ovunque si sia votato, sono stati sconfitti. I motivi non sono né politici né ideologici ma risiedono nella delusione dei suoi elettori per avere mancato alla promessa elettorale di abbassare i prezzi dei prodotti alimentari e di largo consumo. Le politiche su dazi e deportazioni hanno finito per aumentare il costo di beni e manodopera. Ha promesso che avrebbe rilanciato le produzioni nazionali, aumentato i salari dei nativi e isolato la Cina senza che gli americani avessero pagato nulla. Gli Stati Uniti nel 2025 hanno continuato a perdere posti di lavoro nel settore manifatturiero , il mercato del lavoro si sta indebolendo, i deficit federali stanno aumentando. Un recente sondaggio NPR/PBS/Marist ha rilevato che solo il 36% degli americani, 82% di elettori democratici, 46% dei repubblicani, approva la politica economica di Trump. La svolta verso l’isolamento della Cina è stata di breve durata: dopo tutto il fracasso e le spacconate millantate a reti unificate, i dazi aggiuntivi, sulla maggior parte dei prodotti cinesi, sono stati ridotti al 20% e Nvidia ora vende chip avanzati alla Cina che Biden aveva vietato come “strategici”. Giudici di primo e secondo grado gli hanno ordinato di ritirare le truppe dalle città democratiche. L’amministrazione è impantanata in migliaia di cause proposte da dipendenti federali che il DOGE di Mask ha licenziato senza una giusta causa ratificata da un giudice. Anche al Pentagono i malumori e i distinguo si stanno facendo evidenti rispetto ai progetti del segretario Hegseth. Scrive Matthew Hoh dell’ Eisenhower Media Network: “ La visione di Trump e del suo “astuto” Hegseth di un esercito bianco, eterosessuale, cristiano e patriarcale indebolirà le strutture militari . Non è difficile comprendere le conseguenze disastrose che tali politiche regressive e suprematiste avranno sulle nostre capacità di combattere”.
Le gioiosa crudeltà della destra
Tutto negativo? ci sono dei risvolti che potrebbero essere considerati positivi. La vittoria di Trump ha dato fiducia e copertura ad amministratori delegati, consigli di amministrazione e azionisti le cui frustrazioni e risentimenti per le politiche inclusive e antidiscriminatorie erano aumentate durante gli anni di Biden. All’inizio del 2026, l’amministrazione federale ha eliminato molti programmi di Diversità, Equità e Inclusione (DEI) a livello federale, promuovendo una valutazione basata esclusivamente sul merito…o come diciamo in Italia all’amichettismo ideologico. Questo ha dato lo spunto alle aziende soprattutto di hi-tech di riprendere il controllo totale sulle aziende svuotando le burocrazie sulla diversità, l’equità e l’inclusione che non avevano mai gradito, e su questo Mark Zuckerberg ha affermato che “il mondo aziendale era troppo ostile all’energia maschile”.
Il peggio del peggio dell’America
Scrive Ezra Klein su NYT: “l’unico obiettivo raggiunto da quest’uomo orribile è stato tirare fuori il peggio del peggio dell’America, agevolando l’esplosione del marciume e della corruzione del nostro corpo politico. Lui e i tirapiedi, persone inesperte e moralmente fallite che gioiscono della sofferenza altrui, sono il tipo di persone che in qualsiasi attività commerciale normale verrebbero scortate all’ingresso dalla sicurezza il loro primo giorno di lavoro dopo aver insultato e molestato chiunque gli capitasse a tiro. I “test di tolleranza” imposti dalla sinistra hanno ceduto il passo alla gioiosa crudeltà della destra”. Ho già scritto su questo giornale che Trump, che continua ad avere un gradimento ancora corposo anche se in forte discesa, con i sondaggi che a dicembre si attestano intorno al 40%, con alcuni che lo vedono precipitare intorno al 30%, dopo tutto quello che ha fatto in questo primo anno non vuole e non può più andarsene. Ammettendo che si voti alle presidenziali nel 2028, e non è detto, l’esito del voto verrà molto probabilmente ribaltato o annullato da Trump. Non sono il solo convinto di questo scenario e per questo nell’area dei democratici circola, in modo sempre più convinto, la soluzione di superare Trump con una secessione di 20…22 stati dall’attuale confederazione per costituirne una nuova, diversa e indipendente, che rappresenterebbe il 64% dell’attuale PIL degli Stati Uniti, lasciando a Trump e ai suoi sostenitori gli stati più poveri dell’attuale confederazione in cui discriminazione, sopraffazione, violenza e odio rappresenterebbero la struttura costituzionale e la base del sistema sociale.
Fulvio Rapanà

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