
A bordo delle quattro vetture, in sosta alla stazione di Santa Maria Novella, la mostra itinerante : pannelli, cimeli, fotografie, proiezione di filmati d’epoca, pagine dei giornali ( le leggendarie copertine della Domenica del Corriere , e non solo ! ). E , in testa al convoglio, il carro ferroviario con un affusto di cannone, riproduzione fedele dell’originale sul quale venne trasportata la salma, originale oggi custodito e visitabile all’interno del Vittoriano a Roma.
E’ stato possibile vedere, leggere, ascoltare, “vivere” le giornate di quelle straordinarie onoranze ai caduti della Grande Guerra , tributate nell’autunno del 1921 su iniziale proposta del colonnello Giulio Douhet e in esecuzione della legge sulla “ sepoltura della salma di un soldato ignoto “, approvata all’unanimità dalla Camera dei Deputati nell’agosto del 1921 ; in un periodo , come sappiamo , tra i più drammatici della nostra tormentata storia nazionale , quel biennio rosso , precedente il ventennio nero, durante il quale , tra l’altro, era stata alimentata l’avversione al ricordo della guerra , insieme alle delusioni, ai rancori, alle divisioni.
Mattinata serena, quella dello scorso martedi: lunga coda in attesa al binario sedici; cittadini di tutte le età; belle coppie di giovani, come Giulia e Claudio; ufficiali colti e cortesemente disponibili, come Antonino Zarcone , dell’ufficio storico dell’Esercito.
Molto interessante la mostra. Di più, direi ,palpitante; evocativa di quei giorni di novanta anni fa, che videro un’Italia unita nella partecipazione, nella riconoscenza, nella commozione.
Centinaia le immagini, i documenti.
La basilica di Aquileia, con le undici bare identiche nell’anonimato. La triestina Maria Bergamas, madre di un disperso in battaglia, che sceglie, tra le undici, la bara da trasportare a Roma. Le carrozze del treno speciale sommerse di fiori. Ai lati della ferrovia le ali ininterrotte di cittadini in ginocchio al passaggio del convoglio. La canzone del Piave suonata nei paesi e nelle città. L’arrivo del treno a Roma Termini e poi il pellegrinaggio di migliaia di persone a Santa Maria degli Angeli. L’immenso corteo del quattro novembre verso l’Altare della Patria , in un silenzio da tutti osservato con determinazione e compostezza uniche, irripetibili. Nessun discorso: nemmeno del presidente del consiglio , Ivanoe Bonomi; nemmeno del re, Vittorio Emanuele III. Solo quando , alle dieci in punto, dodici decorati al valore prendono il feretro in spalla
salendo verso il sacello con la scritta Ignoto Militi tra le bandiere di trecentotrentacinque reggimenti,suonano le campane, da quella di Montecitorio a quella di San Pietro, accompagnate dalle salve di cannone dal Gianicolo a Monte Mario, E, in contemporanea, all’unisono, le campane di tutta Italia, da San Giusto a Santa Croce.
Questa storia, queste immagini – e tante altre ancora – sono state riproposte ai visitatori della avvincente mostra itinerante , che, arrivata a Firenze da Aquileia , Venezia, Padova, Bologna, si è poi trasferita a Roma , accolta da Giorgio Napolitano. Un significativo, istruttivo ricordo delle giornate di novanta anni or sono, quando si svolse “ la più grande manifestazione patriottica corale che l’Italia avesse mai visto”.
Retorica ? Niente affatto. Piuttosto concordia, nonostante tutto possibile, nel patriottismo. Sentimento , ideale, del tutto diverso, anzi opposto al nazionalismo. E’ sempre bene ripeterlo, in faccia a quegli storici, magari blasonati, magari con tre nomi, che , ancora oggi – non è chiaro per quale strano vezzo , o interessato vizio – fanno confusione . Quando non diffamazione.

Bello ed evocativo il tuo articolo che riesce a farci vedere le immagini che narri. A fronte di questo è ancora più assordante il silenzio dei media. Leggendo il tuo scritto dispiace ancora di più di non esserci stato. Andrea
Come sempre impeccabile il mio amico Adalberto. Certo che se l’Italia avesse continuato a festeggiare il IV Novembre come festa nazionale magari un briciolo di quel patriottismo di cui parla Adalberto si sarebbe potuto trasferire meglio tra gli italiani.
Splendido e ammirato pezzo giornalistico. L’Italia e gli italiani hanno bisogno di momenti di sincera fratellanza e solidarietà patriottica. Oltre ogni scritto.
Enrico