Che Dio, se ha tempo di curarsi delle bagattelle, me ne scampi e liberi dalla tentazione di ricordare la nevicata eccezionale del 1985 per celebrare i bei tempi andati o, peggio, per vantare un qualche merito per vicende che, una volta tanto, rinverdirono la gloria millenaria di Florenzia.
Se ne parlo, è per trarne qualche modestissima indicazione per l’oggi.
Era, quello dell’85, davvero un inverno assai rigido. E, in men che non si dica, la perfida, candida neve, dette un colpo micidiale ad alcuni dei luoghi comuni più radicati della nostra felice penisola.
La prima grande città a palesare la consueta impreparazione nazionale di fronte agli eventi metereologici fu la capitale, Roma. Un disastro: addirittura mancavano le palette, cioè lo strumento primitivo, elementare per togliere la neve davanti casa o di fronte al negozio.
Tutta l’Italia a ridere, battute feroci contro la città imbelle per antonomasia, soprattutto da parte dei giornaloni del nord. I quali ebbero a pentirsene amaramente. Perche’ Milano, raggiunta a sua volta dalle precipitazioni, finí in ginocchio ben piú di Roma. Se Bossi non fosse stato solo all’inizio della sua carriera, tutte le sue manie di portabandiera della fortissima ed efficentissima civiltá padana, sarebbero rimaste per sempre sepolte dalla spessissima coltre di neve di quei giorni.
E invece rifulse, forse per l’ultima volta, il genio non privo di praticitá della nobilissima Florenzia.
La cittá, da poco piú di un anno, era retta da una amministrazione insediatasi per caso e formata dai cinque partiti del pentapartito (DC, PSI, PRI, PSDI, PLI). Era succeduta, a metá legislatura, ad una ampia ma non solida maggioranza di comunsti e socialisti. I quali avevano litigato per finta, tanto per mostrarsi vicendevolmente i muscoli e poi non erano riusciti a riappacificarsi. La giunta di pentapartito aveva giá avuto due sindaci: il primo, lo scrittore Alessandro Bonsanti era scomparso dopo pochi mesi e gli era succeduto Lando Conti, repubblicano come il primo, e destinato alla tragica morte per mano delle BR. Era una giunta animata da grandi idee e volontá. Ne facevano parte, ben assortiti, amministratori esperti quali ne produceva in abbondanza la vita nei partiti della prima repubblica, e una schiera di trenta-quarantenni, che avvertivano l’opportunitá che si era loro presentata: lasciare un segno progettuale e concreto nella storia del dopoguerra fiorentino.
A costoro la neve, che cadde in abbondanza come a Roma e Milano, letteralmente scivoló addosso. E finí tutta in Arno. Perché, ancora prima che attecchisse, fu messo in opera un piano, ideato non ricordo né voglio dire da chi, approvato in men che non si dica dal Sindaco e dalla Giunta, e affidato all’assessore all’ambiente Alfredo Caiazzo e a quello ai Lavori pubblici che poi era il vostro scombinato narratore.
Furono convocate tutte le imprese dei lavori stradali o che solo disponessero di macchinari adatti. “ Ragazzi – fu loro detto- quando le cose girano bene, voi con il Comune ci lavorate e ci guadagnate. Ora dovete dare una mano a puro prezzo di costo e garantire il funzionamento della cittá”. Vennero stabilite le prioritá, ospedali, edifici pubbici, scuole situate nei luoghi piú impervi e via via tutto il resto. E fu cosí che tutte le ruspe e le spalatrici presenti nel territorio comunale, lavorando notte e giorno, tennero libere strade e piazze. E chi voleva vedere la neve dovette guardare ai tetti o affacciarsi alle spalliere dell’Arno dove la neve tolta dalle strade faceva bella vista su un spessa, ininterrotta, lastra di ghiaccio.
Un risultato del quale essere orgogliosi. E che fu possibile per il giusto impasto di esperienza ed entusiasmo che caratterizzava il governo cittadino del momento. E da un apparato comunale che ancora rispondeva agli ultimi rappresentanti di una dirigenza che si era formata in anni e anni di selezione sul campo e che, politicizzata o no, non sarebbe arrivata in alto se non avesse avuto qualche merito.
Nicola Cariglia

Parole sante, Adalberto
Come giustamente dicevi, caro Nicola, altri tempi, altri entusiasmi, vero amore per Firenze.
Meno saccenteria, meno scarica barile, vera voglia di rimboccarsi le maniche. Ma tant’è a molti piacciono i parolai e gli arruffoni e questi sono i risultati.
Tra l’altro, se ben ricordo – e ricordo bene – non ci fu , nel 1985, nessun “governatore” che, a nevicata ancora in corso, scaricasse il barile delle inadempienze , invocando indagini ( vien da ridere ) e azioni, anzi “class action ”
( vien da piangere ) contro tutti, fuorchè – se proprio…- contro il “governatore” stesso ; e contro le inadempienze ( delinquenze, al plurale, meglio non dirlo ) del suo, dei suoi governi regionali nella politica dei trasporti, ferroviari e non .
…e anche nella violenta nevicata del 30 novembre 1973 la città superò bene la prova.
Caro Nicola, ci viene sì la nostalgia, eccome se ci viene…