Il vero discrimine fra i partiti è fra chi punta a governare il paese e chi invece vuole stare all’opposizione. E’ non tenere conto della realtà che impedisce al Paese di crescere.
Se guardiamo le linee portanti dell’azione del governo Renzi, per quello che è stato fatto e per quelle che sono le intenzioni e i progetti che vengono continuamente sbandierati, liberalizzazione del mercato del lavoro, riforme costituzionali, riduzione della spesa pubblica e taglio delle tasse, vediamo che sono le stesse, identiche priorità che sono state per 20 anni alla base della politica di Berlusconi. Certo, alcune soluzioni pratiche sono diverse ma il senso di marcia è identico. Clamoroso l’esempio del taglio delle tasse sulla casa. Quando la proposta la fece Berlusconi, e quando poi l’applicò, a sinistra si scatenò il finimondo. Sarebbe interessante, anche se inutile, andare a riprendere le dichiarazioni di quanti allora a sinistra protestarono con grande determinazione. Sono gli stessi che oggi o tacciono o si dichiarano d’accordo. Berlusconi fallì perché non riuscì a sostituire quelle entrate con altre, tanto che il governo dovette reinserire quella tassa sotto altro nome. Vedremo cosa farà Renzi. Ma non è questo il punto. Il punto è cercare di capire perché due governi di ispirazione diversa portano sostanzialmente avanti la stessa politica. Qualcuno dice che Renzi è un cripto-berlusconiano, che sta cercando di trasformare la natura di “sinistra” del PD ma non è così. La verità è molto più semplice. Nel mondo di oggi in cui tutto, e in modo particolare l’economia, è fortemente integrato, basti vedere le ripercussioni che si hanno in tutti Paesi quando da qualche parte si apre una crisi, le scelte di fondo di un governo sono quasi obbligate. Politiche molto diverse portano a crisi e fallimenti più o meno profondi. La Grecia è solo l’ultimo caso, forse quello più macroscopico.
Il vero discrimine allora non è più fra “destra” e “sinistra” ma fra chi punta a governare un paese e chi invece vuole stare all’opposizione. Chi a destra parla di un basso ed unico livello di tassazione o in tema di immigrazione di respingimenti o di rimpatrio coatto dei migranti non si prefigge in realtà l’obiettivo di guidare il paese ma solo quello di prendere un po’ di voti e di stare comodamente all’opposizione. Stessa cosa a sinistra quando si parla del diritto ad un posto di lavoro fisso, a tempo indeterminato e magari vicino a casa o di frontiere aperte per tutti. Se per caso un partito di questi andasse al governo avrebbe due strade: applicare le sue ricette e portare il paese al disastro o fare più o meno quello che fino ad ieri è stato criticato. Anche qui Grecia docet.
Questa realtà però resta sullo sfondo. Tutti continuano la loro recita. Renzi applica le ricette del centrodestra e Berlusconi, solo perché è all’opposizione, critica quello che ha votato o sostenuto fino ad ieri, Grillo e Salvini sparano le loro tesi demagogiche sperando di non doverne rendere conto o sicuri del fatto che se andranno al governo nessuno chiederà loro conto di quello che hanno detto fino a quel momento. Non guardando oltre la punta del proprio naso tutti vivono alla giornata. La politica italiana è ormai un teatrino, anche di bassa qualità. L’hanno capito le decine di migliaia di giovani italiani che ogni anno cercano all’estero il loro futuro e l’hanno capito anche i migranti che in grande maggioranza vanno in Germania, con in mano la foto della Merkel. Altro che “culona” o “gendarme”. La verità è che quel numero telefonico dell’Europa che Kissinger non trovava, oggi è a Berlino.

I cretinetti moderati che credevano d’essersi liberati del cattocomunismo. non avevano messo in conto i trucchi del camaleontismo cattolico, oggi approdato al cattocomunismo borsistico, una versione impensabile ma che il cattolicesimo politico teneva in serbo, perché ad ogni giro appaia una faccia ideologicamente nuova, naturalmente pragmatica. La verità è che solo la morte cambia la storia. Come la storia dimostra.