“Cari amici, è tempo di cambiare salotto! Ora basta accordi salottieri tra duetti, quintetti, quartetti di vino, ammiccamenti, cocotté, io do una cosa te, tu dai una e mezzo a me. E’ finita!” E tutti a dire, a farsi intervistare dopo il gran discorso di Renzi a Cernobbio. “Sì è giusto, questo mi pare corretto, ottimo discorso perdinci, mi pare un manager, il nostro Renzino, se avessi un’azienda, gliela affiderei.” “Scusi ma lei non è un imprenditore?” “ Certo figliuolo, cosa crede che ci faccia io qui se no?” Al cronista, forse gli era venuto in mente qualcosa di più appropriato che affibbiargli dello Yesman, ma in un contesto si elegante cercò di evitare d’esprimersi in altro modo. “ Bene. Imprenditore di che cosa?” domandò “ Ma di me medesimo! Vede che la ripresa alla faccia dei cinesi nasce da noi, dalla nostra competitività e capacità.” “ Bene bravo!” Interviene un altro. “Io a Matteino gli darei la mia azienda”, poi ripensandoci fra sé, prima però me la paga, un’ ci fosse un vizio di famiglia, un’ si sa mai. “Anch’io voglio dire la mia.” Si precipitò l’adiposo industriale dal colletto sudaticcio della camicia, forse il più sussiegoso del gruppo a Cernobbio camminando verso il demente cornista. “Largo a Renzi anche se non sono del suo partito, qualcosa a quei bischeri del PD gli saprà raccontare.” “Mah non saprei” provò a rispondere il ragazzo “ Alla mia nonna gli hanno levato la quattordicesima” “… e che Vò che sia” fece un avvenente signore sfilandosi di dosso il foulard. “Quattordicesima, quindicesima. Dio! Io lo adoro, sarà anche la ventesima volta che lo ascolto.” Prese poi il calice e lo sorseggio così elegantemente che pareva un sifone o il rantolo di un gatto innamorato. Un noto imprenditore di banchi di pesce surgelato, prese la parola pubblicamente “ Sarebbe un manager coraggioso.” Intanto, sarebbe e non è, pensò quell’idiota del cronista che cercava un’acciughina sotto pesto da aggiungere al crostino sguarnito, attraverso il suo giallo occhio sinistro tenendo chiuso l’altro che per via che era chiuso non posso descrivervi di che colore era, ma posso dirvi che molte delle signore, signorine e non, gli avevano mostrato non poco interesse. “ Ebbene sì, miei cari, gli è tremendamente convincente “ proseguì con enfasi. Il salotto si era fatto d’improvviso silenzioso tra gli astanti. Un lieve odore di guano aleggiava dal fiato dell’enfatico: non volava una mosca. Dopo un attimo di silenzio, egli riprese con un profluvio di scemenze seguite da fragorosi applausi. “ Del salotto non era riferito a noi cari miei, son cose del passato” minimizzò in un passaggio del suo elogio. “ Lui vuol cambiare le cose. Il consenso che ha raccolto qui a Cernobbio è maggiore di quello che ha nel paese” e in un ultimo incitamento aggiunse “ Andiamo alle elezioni !” “ Nel mentre, Matteino, defilandosi da quell’orgia d’entusiasmo si girò sull’uscio “ Un momento, ho detto di smontare il salotto, non mica di andare a votare” Poi prese l’elicottero.Pre, pree, pre prrrrrrrrr!!! E volò via.


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