Salvini non demorde. Con tenacia evoca di nuovo l’uscita dall’Europa dicendo “Se l’Europa non cambia facciamo come gli inglesi…” (poi la solita frenata tattica ma intanto il sasso è lanciato ). Dimentica un particolare che noi non abbiamo la sterlina e la nostra cara rimpianta lira (rimpianta dai ceti forti, ovviamente) subirebbe una svalutazione enorme, per non parlare dello spread alle stelle e della fuga degli investimenti.
Ho più volte auspicato, senza successo, che il PD facesse una campagna d’informazione per far capire quali sarebbero le conseguenze di un’uscita dall’euro.
Un opinionista filo salviniano mi disse un giorno di leggermi alcuni libri che esponevano i vantaggi del ritorno alla lira. Risposi che non ne avevo bisogno perché io c’ero negli anni ’70 quando la rimpianta liretta veniva continuamente svalutata e l’inflazione correva al ritmo del 20%. Alcuni ci guadagnavano in quanto potevano alzare comprando rivendendo dopo qualche tempo a cifre notevolmente superiori. Ma per noi lavoratori dipendenti fu una falcidia e se volevi comprarti la casa, i prezzi volavano assai più di quanto riuscivi a risparmiare.
Certo, una moneta svalutate potrebbe incrementare le esportazioni ma come la metteremmo con le importazioni… a cominciare dal gas, elettricità, petrolio? Il rialzo dei prezzi si ripercuoterebbe su tutti i prodotti con un forte impoverimento dei redditi fissi a cominciare dai pensionati e da quei lavoratori dipendenti che non hanno particolare forza contrattuale.
E questo dovrebbe dar da pensare ai molti elettori leghisti che appartengono ai ceti medio bassi.
Continuo a chiedermi perché il PD non utilizzi questi argomenti invece di insistere su altre vicende che hanno fatto crescere le quotazioni elettorali di Salvini.
E spero che Renzi non faccia mosse irreparabili. Sulla prescrizione la penso come lui ma provocare una crisi di governo darebbe al leader leghista un vantaggio incredibile.
Gabriele Parenti

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