Sguardo gentile. Compiacente. Messa in piega da casalinga, dignitosa. Gonna color pastello, camicetta stirata (della bigiotteria a condire). Osservava con attenzione la carne, peso, costo, qualità. Conosceva tutti gli sconti offerti dal super (a menadito). Non aveva fretta. D’altronde a casa, nessuno ad aspettarla sino all’ora di pranzo. Osservandone l’età, visto il contenuto del carrello, ho immaginato si potesse trattare di un marito ed uno o due figli adolescenti (le mutande in sconto, adagiate su due confezioni di penne della cooperativa, tradivano età e orientamento maschile della sua progenie).
Una volta alla base avrà cucinato, ripulito, rassettato. Avrà fatto trovare pronto il tavolo del tinello. Pulizie di fino (e riordini vari) sarebbero andate al pomeriggio. La sera: lettura leggera, qualche rammendo (un paio di bottoni).
Tutta questa giornata doveva rientrare nel soldo settimanale. Quello che, il lunedì sera, lui appoggiava sul comodino della stanza da letto. O che talvolta, a richiesta, cacciava fuori lentamente dal suo portafogli in pelle (quello che teneva sempre in tasca).
Lui non è tirchio. Non lo è davvero. Guadagna quello che guadagna e lo spende per la famiglia. Poi, due soldi da parte in previsione dell’estate, del Natale, del rinnovo guardaroba dei figli, per la manutenzione dell’automobile e l’assicurazione, per la tv, per le bollette (fortunatamente non ha il mutuo e i denti sono ancora buoni). Di certo, ogni foglio che esce da quel portafogli è un giorno in meno per la vacanza al mare o un nuovo passo verso la riallocazione delle spese natalizie.
Lei sa come funziona. Capisce. Si parlano.
Intorno al soldo del lunedì sera, quello sul comodino, lei riflette, studia. Trova strategie per farci rientrare (a sconto) un paio di bracioline di maiale con l’avanzo di trenta centesimi. Se possibile, un pacchetto di biscotti della cooperativa con l’avanzo (sul preventivato) di altri venti centesimi.
Non sono (esattamente) delle creste. Sono risparmi sui risparmi per farne provvista. La provvista non è per un sandalino vezzoso all’apparire dell’estate o un costume dagli elastici ancora vigorosi per la spiaggia prossima futura. Perché quelli, lui, se avesse potuto, li avrebbe comprati. No, non sono per quello. La riserva è per la dignità. Per evitare, e capita almeno un paio di volte al mese, di dover chiedergli di aprire il suo portafoglio con dentro solo i suoi cinque. Quelli delle sue sigarette e del suo caffè. Del caffè grazie al quale, un giorno sì ed un giorno no, può includere la lettura del giornale gentilmente offerto agli astanti dal gestore del bar.
Lei sa che se chiedesse quel foglio da cinque, perché mancano i biscotti della mattina per i ragazzi, lui li caccerebbe fuori nascondendo col dito il vuoto che ne deriverebbe. Un dito che mal celerebbe il nulla, ma fondamentale e necessario a non sentirsi dire quella pietosa bugia: “No. Lascia stare. Non ce n’è bisogno”.
Ecco. Il risparmio sul risparmio che lei nasconde in un cassetto (tra le calze) è l’estrema salvaguardia della dignità. Né più né meno che un altro investimento sulla loro vita matrimoniale e su un sorriso, sempre amorevole, verso i loro due ragazzi.
Questo è quello che ho visto oggi, osservando una cortese donnina che gentilmente aspettava il suo turno al bancone del super.
Io, di rientro da una settimana di girovagare, ero lì solo per riempire il mio frigorifero. Avevo da fare talmente poco per me stessa che mi sono sentita fuori luogo, come il vento: passa, lascia molto poco.
Così, a meriggiare sul divano (un poco pallida, questo sì), in attesa del mio quasi-fidanzato
Il soldo
Intorno al soldo del lunedì sera, quello sul comodino, lei riflette, studia. Trova strategie per farci rientrare (a sconto) un paio di bracioline di maiale con l’avanzo di trenta centesimi.

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