
La Cassazione ha condannato il governo a risarcire i migranti che nell’agosto del 2018 furono bloccati per 10 giorni sulla nave Diciotti da Salvini, allora ministro degli interni del governo Conte con la Lega e il M5stelle.
Le motivazioni sono chiare e fugano ogni dubbio su quella che è la legge del mare e sugli obblighi che ne derivano.
“Il soccorso -scrive la suprema Corte- corrisponde ad una antica regola di carattere consuetudinario, che rappresenta il fondamento delle principali convenzioni internazionali, oltre che del diritto marittimo italiano, e costituisce un preciso dovere per tutti i soggetti, pubblici e privati, che abbiano notizia di una nave o persona in pericolo esistente in qualsiasi zona di mare in cui si verifichi tale necessità e come tale esso deve considerarsi prevalente su tutte le norme e gli accordi bilaterali finalizzati al contrasto dell’immigrazione irregolare”.
In altre parole, non si possono lasciare annegare in mare i migranti come invece vorrebbero fare Meloni, Salvini e Tajani, sviluppando una pratica di governo iniziata nel 2017 -bisogna ricordarlo- da Minniti, ministro di Gentiloni.
Interessante è anche questa considerazione della Cassazione: “Va certamente escluso che il rifiuto dell’ autorizzazione allo sbarco dei migranti soccorsi in mare protratto per dieci giorni possa considerarsi quale atto politico sottratto al controllo giurisdizionale” in quanto “l’azione del Governo, ancorché motivata da ragioni politiche, non può mai ritenersi sottratta al sindacato giurisdizionale quando si ponga al di fuori dei limiti
che la Costituzione e la legge gli impongono, soprattutto quando siano in gioco i diritti fondamentali dei cittadini (o stranieri), costituzionalmente tutelati”.
Tutto questo ha mandato su tutte le furie il governo i cui esponenti, a cominciare da Meloni, hanno lanciato invettive contro i giudici, mostrando di non voler rispettare la separazione dei poteri e soprattutto, ancora una volta, la Costituzione Italiana.
Noi invece siamo veramente contenti perché questa sentenza rappresenta una svolta contro le politiche assassine di tutti i governi che vogliono lasciare morire in mare le persone.
Per questo prendiamo nota delle lettere G M K, che sono le iniziali del nome del ricorrente eritreo che ha avuto la forza di arrivare fino alla Cassazione.
“Il ragazzo quei soldi non li vuole, non vuole un euro”, ha detto il suo avvocato.
Il giovane GMK ha dato così due grandi lezioni di civiltà a mezza politica italiana ricordando che una vita umana vale sopra ogni cosa e che il dio denaro viene assai dopo la lotta per i principi e gli ideali di giustizia.
Enrico Rossi

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