Spesso ci rammarichiamo della nostra condizione di apolidi della politica, senza rappresentanza, senza voce in capitolo, senza peso nelle istituzioni. Ma qualche volta accade di rallegrarcene vivamente, come di uno scampato pericolo per il quale saremmo immediatamente disposti ad appendere un ex-voto laico al quale, in questi giorni, daremmo indubbiamente l’immagine di Walter Veltroni, ovvero l’icona del vago nel paese del provvisorio.
Dopo aver assistito al Veltroni Day di Torino, infatti, siamo perfettamente consapevoli che la politica, se per essa si intende un percorso ragionato, lucido, critico e pragmatico attraverso i bisogni e le esigenze di una comunità, è ormai definitivamente uscita di scena per lasciare il posto ad una sorta di marketing d’approccio che non costituisce neanche una vera strategia – chè nessuno pare possedere i requisiti culturali ed intellettuali per elaborarla – ma solo una cornice infiocchettata messa intorno ad una fotografia sfocata. Si guardano i fiocchetti e così non si fa attenzione agli errori commessi dal fotografo nel fissare l’immagine.
Già, l’immagine. In questo Veltroni è maestro, è forse l’unico esponente di spicco della sinistra odierna ad averne capito l’importanza ma, soprattutto, l’utilizzo. Solo lui, in effetti, può salire su un palco dove si proiettano foto di paesaggi della Toscana e di bambini con gli occhi azzurri riuscendo a fra credere che quella è l’immagine del nostro paese, mentre invece è solo un vecchio spot da Mulino Bianco riesumato pari pari dagli anni Ottanta. Ma l’autentico talento di Veltroni è proprio questo: dipingere a larghe, larghissime pennellate un mondo possibile, passando amabilmente sopra a quello reale. D’altronde, la sua storia personale e professionale è tutta un inno al possibile, inteso non come superamento degli ostacoli ma come aggiramento degli stessi fra nuvole di fumo a confondere le idee. Veltroni è stato Ministro dei Beni culturali in un paese che, da solo, possiede il 51% del patrimonio artistico mondiale, essendo il modesto titolare della qualifica di operatore cinematografico, ma ha deciso di incrementare il gioco del Lotto per restaurare i monumenti: ovvero giocando giocando, qualcosa resterà. Veltroni è diventato direttore di un quotidiano senza essere iscritto all’Ordine dei giornalisti, nel quale è successivamente entrato dopo regolare esame; nel compito scritto ha raccontato una partita della Juventus che, prima di diventare sindaco di Roma, era la sua squadra del cuore. In compenso, ha tentato di incrementare le agonizzanti vendite del giornale con l’album Panini e le figurine dei calciatori: ovvero giocando giocando, qualcuno comprerà. Veltroni è diventato sindaco di Roma promettendo di farne di nuovo l’ombelico del mondo; ha organizzato un Festival del cinema, ha onorato Totti ogni giorno della sua vita, ha fatto Alberto Sordi sindaco per un giorno, ha promosso le Notti Bianche: ovvero giocando giocando, nessuno protesterà. Veltroni ha scritto due libri giulebbosi che hanno mandato in visibilio la critica radical chic, tanto che Dacia Maraini, con autentico sprezzo del ridicolo, l’ha definito “il più grande scrittore italiano vivente”: ovvero giocando giocando, qualcuno ci crederà. Veltroni è andato ospite alla trasmissione di Fabio Fazio, altro campione della vaghezza elevata a stile di vita, ed ha annunciato la sua decisione di abbandonare la politica per andare a fare il missionario in Africa: stavolta era troppo grossa e nessuno ci ha creduto, però tutti ne hanno parlato facendo di Walter una sorta di versione internazionale e multietnica di Soccorso Rosso.
Ebbene, quest’uomo che rende tutto possibile, purchè non realizzabile, è veramente l’unico che può far credere agli elettori di centrosinistra, oggi, che il Pd non è morto prima di nascere ma è in realtà un prematuro in incubatrice, destinato a diventare il futuro politico del nostro paese. Lo confessiamo, a noi piacerebbe vedere Veltroni alla prova come Presidente del Consiglio, perché almeno, a differenza di Prodi, ci farebbe divertire. Risanerebbe i conti pubblici con la Lotteria Italia, farebbe Ministro degli Esteri Sofia Loren, riformerebbe la scuola con corsi di studio sull’epifania di Edvige Fenech sotto la doccia e l’esegesi della parlata di Lino Banfi, andrebbe in tournee in tutto il paese a sanare i conflitti sociali con la politica della pacca sulla spalla e della mano sul cuore, forse riuscirebbe persino a convincere Totti a tornare in nazionale per il bene supremo del paese. Per il Signor Tutto è possibile governare sarebbe un gioco da ragazzi – e vuoi mettere il divertimento di andare ai G8 a giocare a “celo-manca” con le figurine della Merkel e di Sarkozy?!
Chiara Boriosi

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