L’attesa degli Italiani per il saluto del Presidente Napolitano è stata una delusione per il contenuto degli argomenti trattati, espressi con un tono di consapevolezza di non aver compiuto l’opera affidatagli dal Parlamento essendo il Paese in forte crisi economica.
Anche a me, nonostante la stima che ho riposto in Napolitano, nel saluto di fine anno l’ho visto come il capitano di una nave in fiamme che fugge mentre tanti passeggeri stanno rischiando di morire.
Non volevo credere a chi lo chiamava Re Giorgio per accusarlo di strapotere usato per servire la Merkel che voleva abbattere Berlusconi suo nemico nei problemi europei.
A mio avviso non è l’età matura, raggiunta dal Presidente la causa delle annunciate dimissioni durante il saluto di fine 2014. Nemmeno le scorrette considerazioni spavaldamente divulgate dal Don Chisciotte Travaglio o le arrabbiature del leghista Matteo Salvini verso il Capo dello Stato, mentre fa autocritica per il rapporto tra il Sud e la Lega Lombarda per scopi elettorali.
C’è qualcosa che Il Presidente avrebbe voluto fare e gli è stato impedito, in particolar modo, dal Partito PD, sempre coadiuvato dalla Magistratura che non ha tollerato l’invito, a fare più sentenze e meno politica, rivolto dal Capo dello Stato, se non ricordo male, nel mese di novembre.
Potrebbero essere altri due casi a indurre il Presidente a decidere di abbandonare tutto.
Essere stato coinvolto di forza nel processo Mafia Stato dalla Magistratura siciliana, per cui moltissimi giornali sono stati poco attenti a divulgare la notizia solo per vendere i giornali più che spiegare la realtà dei fatti.
L’altro problema che avrebbe potuto turbare il Presidente è stato la decisione del CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) che assolve il giudice Antonio Esposito, Presidente di Sezione della Cassazione che rilascia, prima della deposizione in cancelleria della sentenza di condanna a Berlusconi, un’esaltante intervista pregna di euforia calcistica.
Mi associo a quanti considerano l’intervista del Giudice Esposto al quotidiano “Il Mattino” un reato passibile di ricusazione che avrebbe rimesso in gioco tutto il processo Media Set.
Il fatto che fa discutere del CSM è il non aver preso in considerazione, nei fatti, la proposta del Sostituto Procuratore Generale di Cassazione Ignazio Patrono per una sanzione disciplinare della censura a carico del citato PG Esposito.
Le suddette ipotesi di amarezza psicologica del Presidente Napolitano si deducono quando mette in guardia il successore che si troverà a navigare in mare molto agitato.
Forse il bisogno di terminare presto il suo saluto agli Italiani ha dimenticato di citare i due soldati prigionieri in India con il rischio di essere uccisi per le Leggi indiane.
La verità, dispiace dirlo, Napolitano non potrà essere ricordato come statista perché nulla ha fatto per difendere la sovranità dello Stato Italiano.
Se al posto di Napolitano si fosse trovato, Bettino Craxi non ci sarebbe stato tanta umiliante trattativa senza una soluzione. La storia racconta azioni di vero coraggio per la tutela della sovranità nazionale compiuta da Craxi. Basti ricordare quello che avvenne a Sigonella l’11 ottobre 1985 contro gli americani che volevano i terroristi che uccisero sulla nave italiana un americano e quando rispose a un potente personaggio del governo Russo, di essere favorevole a spostare i missili italiani orientati verso la Polonia, ma solo dopo lo spostamento dei missili russi orientati verso l’Europa.
Il Presidente Napolitano avrebbe indispettito gli Italiani, nominando Senatore a vita Mario Monti per farne subito dopo Capo di Governo per aiutare le banche a pagare i debiti alla Germania.
Nomina che avrebbe dovuto premiare il grande politico Pannella che lotta ancora per migliorare la vita carceraria e per i gravemente malati, incompatibili col carcere gli è negata la carcerazione domiciliare.

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