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Il rovesciamento dei ruoli

Solo il fatto che il Cremlino rivendichi la Groenlandia per la Danimarca, invocando il diritto internazionale, dovrebbe essere sufficiente a far capire anche il più stolto dei leader europei, come la questione sia delicata. Difendere l’artico non è opera per paesi pantofolai. Durante la guerra fredda gli americani avevano diciotto basi in Groenlandia presumibilmente un minimo di diecimila uomini, qualcosa che a quelle latitudini, ha un costo non indifferente. Trump è stato eletto per arricchire l’America, per cui è pronto a tutto pur di guadagnarci. Sbaglia a parlare di sicurezza nazionale, il personaggio è quello che è.

di Riccardo Bruno | 17 Gennaio 2026

Solo il fatto che il Cremlino rivendichi la Groenlandia per la Danimarca, invocando il diritto internazionale, dovrebbe essere sufficiente a far capire anche il più stolto dei leader europei, come la questione sia delicata. Difendere l’artico non è opera per paesi pantofolai. Durante la guerra fredda gli americani avevano diciotto basi in Groenlandia presumibilmente un minimo di diecimila uomini, qualcosa che a quelle latitudini, ha un costo non indifferente. Trump è stato eletto per arricchire l’America, per cui è pronto a tutto pur di guadagnarci. Sbaglia a parlare di sicurezza nazionale, il personaggio è quello che è. Dovrebbe dire di agire per la sicurezza del mondo libero, quel poco che resiste. Se l’Europa non è autosufficiente, gli si ceda il territorio. I groenlandesi sono cinquantaseimila, se sono monarchici, si facessero un loro granducato indipendente, quello che si vuole, purché il nord ovest sia protetto. Ora non lo è e se la reazione è quella del governo italiano che non vuole inviare nemmeno cento militari, manco gli alpini sarebbero all’altezza, la Groenlandia resterà una facile preda.

E vero invece che l’Ucraina si sta mostrando un osso duro oltre ogni previsione. Tra il primo e il 17 dicembre 2025, i soldati di Mosca, fonti del Cremlino, hanno “incrementato la propria presenza” in 276,44 km quadrati. Una formula che non significa un bel niente. Fra il 17 e il 31 dicembre, questa cosiddetta presenza è precipitata a 89,05 km quadrati, ed il calo è continuano sino a i 73,82 rilevati al 13 gennaio scorso. L’ennesimo flop di Mosca. Anche a Sumy e Kharkiv le forze russe sono giusto alla prove dimostrative della loro presunta forza. Da qui ad un’offensiva vincente, ce ne passa. La ragione per cui Trump ha detto che l’ostacolo alla pace è Zelensky e ha ragione. Non perché Zelensky sia matto, ma perché sente di avere le carte giuste in mano. Anche se Putin risponde con una faccia tosta senza limiti. Si è offerto di mediare fra l’Iran e l’America. Il motivo per cui l’America non attacca l’Iran è perché ha già dato una spallata ed ora ne aspetta gli effetti. Ad una rivoluzione popolare serve una controrivoluzione altrettanto popolare, non un colpo di Stato. L’amministrazione americana vede sgretolare il tessuto che ancora sostiene i mullah e ha fatto pressione, non si sa se riuscendoci o meno, per contenere gli istinti repressivi del regime. Un po’ di pazienza e sapremo se il timer innescato finirà per esplodere. America ed Israele vorrebbero restare ai margini di questo processo. Hanno fatto fin troppo. Tanto che leggiamo su nostri ineffabili quotidiani servizi da Teheran che descrivono i manifestanti come agenti della Cia e del Mossad. Milioni di iraniani reclutati da agenzie davvero formidabili. Quelli che qua manifestavano per la free Palestine, esclusa Greta Tumberg, non li pagava nessuno.

Una situazione internazionale in evoluzione e così complessa, consiglierebbe una grande prudenza a tutti i commentatori. Indipendentemente dalle loro simpatie e dalle loro convinzioni, bisogna sforzarsi di analizzare meglio. Il sette ottobre di due anni fa l’Iran, la Russia, il Venezuela credevano di poter far saltare il banco. Dovevano stritolare Israele, umiliare l’America, lasciare il terzo mondo attonito, l’Europa inerte. La Cina pronta a buttarsi con i vincitori. A occhio, oggi, la situazione sembrerebbe ribaltata. Per lo meno, non sono Zelensky e Netanyahu con la valigia in mano. Quella ce l’ha pronta Khamenei e Maduro è stato prelevato in pigiama. Putin farebbe bene a dormire in mimetica.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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