
Le dimissioni della Santanchè arrivano in un clima che sa di déjà vu. Non tanto per il fatto in sé o per il merito, ma per il contesto. Sembra di essere tornati indietro ai tempi degli 80 processi a Berlusconi, quando la sentenza arrivava prima nei talk e poi, forse, se l’ accusa aveva probanza, nei tribunali.
Qui il punto non è difendere una persona o una parte politica. Il punto è capire cosa sta succedendo. Se basta un’indagine, un’accusa o una pressione mediatica a determinare la fine di un ruolo istituzionale, allora il confine tra giustizia e piazza si è fatto pericolosamente sottile.
La legge italiana è chiara, anche se sembra diventata un dettaglio. Un cittadino, per quanto ritenuto colpevole, è innocente fino a sentenza definitiva, quindi fino al terzo grado di giudizio. La Cassazione non rifà i processi, non decide chi ha ragione sui fatti. Fa una cosa ancora più precisa: controlla se la legge è stata applicata correttamente. Questo si chiama garantismo. Non è un’opinione, è un principio dello Stato di diritto.
E invece si continua a ragionare al contrario. Si parte dalla presunzione di colpevolezza e si costruisce un clima che rende impossibile qualsiasi tenuta politica. Non decide la giustizia, decide la pressione. Non il diritto, ma la percezione.
Il meccanismo è sempre lo stesso. Prima l’esposizione mediatica, poi il linciaggio pubblico, infine la resa. Non serve una condanna, basta il sospetto. E il sospetto, quando viene amplificato, diventa una sentenza.
È una deriva che affonda in una cultura che non ha mai fatto davvero i conti con il garantismo. Una cultura che preferisce il pubblico ludibrio, la piazza che giudica. Cambiano i mezzi, non la sostanza.
In questo clima, per Meloni il margine si riduce al minimo. Dopo la batosta del referendum, l’obiettivo diventa uno solo: rimettere in ordine l’esecutivo. Le dimissioni diventano uno strumento politico, non giudiziario. Un modo per chiudere falle e non offrire il fianco a un’opposizione inebriata dall’odore del sangue, pronta a colpire su ogni punto di debolezza.
Il problema non è una persona. Il problema è il principio. Se salta quello, salta tutto il resto.
Piero Terracina

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