Jafar Panahi, il regista iraniano che ha l’unico torto di voler fare dei film, di voler raccontare, con le sue immagini, la condizione del suo popolo, è stato condannato: dovrà scontare sei anni in prigione e per venti anni non potrà scrivere o girare film, non potrà concedere interviste, non potrà lasciare l’Iran, non potrà entrare in contatto con nessuna organizzazione culturale straniera.
Panahi i cui film sono stati selezionati per i festival di venezia, Cannes, Berlino, sarà costretto a tacere.
Sembra che la cosa interessi solo i cineasti e i cinefili, ma si tratta dell’ennesimo attentato alla libertà di espressione che dovrebbe interessare tutti.
Dobbiamo e possiamo esprimere tutto il nostro sdegno firmando la petizione che la Cinematèque francais ha promosso online per chiedere la liberazione di Jafar Panahi.
“Le cinéaste Jafar Panahi ne doit pas retourner en prison / Filmmaker Jafar Panahi must not return to prison!”
http://www.ipetitions.com/petition/solidarite-jafar-panahi/
Ma possiamo anche fare qualcosa di più, possiamo chiedere alla Mediateca Toscana di organizzare una rassegna dei film di Panahi e degli altri registi iraniani, agli esercenti di imitare la cineteca di Bologna e proiettare ognin sera l’ultimo lavoro di Panahi presentato a Venezia. La fisarmonica: 6 minuti di vera poesia
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Maria Rita Monaco

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