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Il referendum, una trappola politica perfetta

Tra i tanti equivoci tutti italioti, ce n’è uno che in Italia torna sempre, cioè l’idea che il referendum sia uno strumento neutro, quasi tecnico, pulito e ordinato; sulla carta è così ma nella realtà è tutta un’altra storia, perché quando entra in territori politici veri diventa una trappola e per chi governa è quasi sempre una trappola perfetta. Il motivo è semplice, un esecutivo non può fare campagna elettorale come l’opposizione, non può urlare, non può estremizzare, non può spingere più di tanto, deve mantenere un profilo istituzionale, deve restare dentro certi limiti e sembrare equilibrato anche quando non può permetterselo, ed è proprio lì che perde terreno.

di Piero Terracina | 25 Marzo 2026

Tra i tanti equivoci tutti italioti, ce n’è uno che in Italia torna sempre, cioè l’idea che il referendum sia uno strumento neutro, quasi tecnico, pulito e ordinato; sulla carta è così ma nella realtà è tutta un’altra storia, perché quando entra in territori politici veri diventa una trappola e per chi governa è quasi sempre una trappola perfetta.

Il motivo è semplice, un esecutivo non può fare campagna elettorale come l’opposizione, non può urlare, non può estremizzare, non può spingere più di tanto, deve mantenere un profilo istituzionale, deve restare dentro certi limiti e sembrare equilibrato anche quando non può permetterselo, ed è proprio lì che perde terreno.

L’opposizione invece è libera, può fare esattamente l’opposto, può semplificare, polarizzare, trasformare qualsiasi tema in uno slogan, non deve governare nulla, non deve tenere insieme niente, deve solo portarti dalla sua parte, e oggi questo basta.

Così il referendum smette di essere un voto sul merito e diventa un voto politico, non si vota più la riforma ma il governo, sempre.

È quello che è successo, una consultazione istituzionale si è trasformata in una bocciatura politica e chi stava al governo si è trovato incastrato nel ruolo, costretto a mantenere una linea moderata, quasi bipartizan, senza poter entrare davvero nello scontro, ma fuori dallo scontro oggi non esisti.

È un equilibrio che non regge, da una parte c’è chi costruisce il clima, spinge, occupa ogni spazio, dall’altra c’è chi prova a spiegare, a restare composto, e in questo gioco la spiegazione perde sempre.

Il punto non è nemmeno se la proposta fosse giusta o sbagliata, il punto è che il campo era già inclinato.

Per questo fare un referendum, per un governo, è un azzardo enorme, perché quel voto non resterà mai sul tema ma diventa automaticamente un giudizio su chi sta al potere, e quando succede il boomerang è dietro l’angolo.

Sulla carta è democrazia, nella pratica è un regolamento di conti, e chi governa parte già sotto, sempre.

Tant’ è.

Piero Terracina

Pubblicato in : Editoriale, Non sanno quello che dicono

Info Piero Terracina

Mi chiamo Piero Terracina, ho 70 anni, lavoro nel campo delle chitarre dal 1979 e sono un punto di riferimento per molti musicisti.

Ma questa è solo una parte di ciò che sono.

Sono ebreo, panteista, visionario. Non appartengo a nessuna corrente politica, assolutamente apartitico.

Da cinquant’anni studio storia, politica ed economia. Non per mestiere, ma per necessità. Perché capire il mondo non è un passatempo: è un dovere. Scrivo per onestà intellettuale, per rimettere ordine dove il pensiero si è fatto confuso, omologato, pigro.

Non ho mai accettato verità impacchettate né morali a comando.
Credo nella responsabilità personale, nel dubbio, nella tradizione, nella libertà del pensiero critico.
Non appartengo a nessuno. E non scrivo per piacere: scrivo perché tacere, a volte, è peggio che sbagliare.

Da me troverai solo lavori fatti con le mani e idee scolpite con la testa.

Senza slogan. Senza bandiere. Solo ciò che penso. Solo ciò che faccio.

A settembre 2026 ho fondato il sito Volo Radente (www.voloradente.eu) dove pubblico i miei articoli riprodotti anche su Pensalibero.it

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