Con tali e tanti problemi è difficile impegnarsi a riformare le istituzioni, a elaborare una nuova legge elettorale, a occuparsi degli operai, dei pensionati, dei disoccupati, dei prezzi.

Sempre i soliti antiberlusconiani reagiranno facendo riferimento al pm De Pasquale, che convintosi della colpevolezza di Berlusconi, nel processo Mills, ha chiesto, per lo stesso Berlusconi, una condanna di cinque anni da scontare in carcere.
Il pm De Pasquale, grande protagonista dei disastrosi processi di “Mani pulite” sapeva benissimo che il caso Mills sarebbe finito con un proscioglimento per prescrizione.
Allora la teatralità della sua requisitoria accusatoria è servita a dare un’arma scarica ai nemici di Berlusconi. Infatti, Di Pietro ha gridato allo scandalo sostenendo che se c’è stato un corrotto, condannato con regolare sentenza, ci deve essere, ovviamente, pure un corruttore. Di Pietro, come tanti altri nemici di Berlusconi, accecato dall’odio politico, e non solo, non considera che per cinque anni i due imputati abbiano sempre dichiarato la loro innocenza e che, in assenza di prove irreprensibili, la convinzione di colpevolezza del pm De Pasquale potesse essere errata.
La scomposta reazione dell’ex pm Di Pietro, nei confronti dei giudici della decima sezione penale del tribunale di Milano, è quantomeno irriguardoso verso quei giudici che hanno applicato la legge riguardante le prescrizioni.
Nessuno, delle tantissime voci di dissenso per il proscioglimento per prescrizione di Berlusconi, ha lamentato i costi dei cinque anni del processo da caricare sulle spalle degli italiani.
Anche Bersani ha detto la sua commentando negativamente la sentenza di prescrizione del reato. Poi, lo stesso Bersani ha invitato Berlusconi a rinunciare alla prescrizione se crede di dover essere assolto con formula piena.
Nel PD c’è poco da pensare a Berlusconi con i guai che aumentano ogni giorno specie per il Segretario contestato sia dai dirigenti e sia dalla base perché sta portando il partito alla deriva.
Il sostegno al governo Monti, concordato con il PdL e il Terzo Polo, è considerato un errore grave da gran parte della base del PD, che vede la complicità dello stesso Capo dello Stato nel sostenere il governo Monti deciso e imposto dai poteri forti.
L’altro problema che agita il PD è la scelta delle alleanze elettorali: Vendola e Di Pietro a sinistra, il Terzo Polo a destra. Si tratta di scegliere l’area estremista e forcaiola o quella moderata e cattolica rappresentata da Casini il saggio.
Come se tutto ciò non bastasse, all’interno del PD, si sospetta che la sentenza del tribunale di Milano sia stata formulata in modo da assicurare a Monti l’appoggio del PDL. Chi, nel PD propende per tale tesi pretende che Bersani metta in crisi il governo Monti e andare alle votazioni.
Bersani, dal canto suo, ha il problema di capeggiare la lista da presentare alle prossime votazioni.
Con tali e tanti problemi è difficile impegnarsi a riformare le istituzioni, a elaborare una nuova legge elettorale, a occuparsi degli operai che perdono il posto di lavoro, ai pensionati con cinquecento euro il mese, ai giovani disoccupati o in cerca del primo lavoro, all’aumento dei prezzi dei generi di prima necessità, per arrivare alla mala sanità. Tali problemi saranno discussi durante la campagna elettorale additando un colpevole di comodo. Vedremo Di Pietro inferocito a selezionare i cittadini da inserire nelle liste elettorali e quelli da mandare in galera o a casa. Ci sarà il dotto Vendola tutto anima e cuore per gli operai senza lavoro.
Si vedranno anche nuovi giudici nelle liste elettorali, come tanti rappresentanti dei poteri forti, chiesa compresa.
A fare le spese sarà sempre il popolo sprovveduto e incapace di esercitare la sovranità prevista dalla Carta costituzionale.

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