Tutto rinviato. Tutto da rivedere, tutto da ridiscutere e riconsiderare. Analisi già fatte da tempo. Qualche decennio per decidere qualche decennio per operare e portare a termine l’opera. Possibilmente a regola d’arte. Non basta una vita media. Dal TAV Lione-Torino, alle opere pubbliche, dai contenuti all’Autonomia al Federalismo delle Regioni del Nord, al Reddito di Cittadinanza. Un governo nato da un contratto che non si sa che cosa voglia dire, da un interesse per il potere, un esecutivo speculativo e arrogante sorto da uno pseudo contratto ma nel contrasto su tutto e privo di strategia politica.
Ma l’Italia, l’economia, l’occupazione, il redddito dei cittadini, quello vero, non possono attendere.
Non che i governi passati abbiano fatto quello che avevano promesso. Ma questo, appiccicato con l’uhu o il bostik, quotidianamente ci fa sobbalzare e la notte ci rende insonni per ciò che ci potrebbero riservare e ci spetterebbe il giorno successivo.
A proposito di infrastrutture sfrangiate e sdrucite a tutto tondo, di oggi, ci sovviene una nota del ministro dei lavori pubblici degli anni ’50.
Prima della sua definitiva costruzione, i mezzi commerciali impiegavano circa due giorni per andare da Napoli a Milano. Costruire un’arteria a scorrimento veloce avrebbe quindi accorciato i tempi di collegamento e di conseguenza avrebbe abbassato i prezzi al consumo delle merci. 15 milioni complessivi di giornate lavorative.
Sovviene qualcosina di attuale?
La prima pietra fu posata nel 1956, Il 3 dicembre 1960, fu inaugurato dal presidente del consiglio Fanfani il tratto appenninico tra Bologna e Firenze. Per la prima volta nella storia, un’autostrada a doppia carreggiata era stata costruita in montagna. L’intera opera venne inaugurata dal presidente Moro il 4 ottobre 1964, con tre mesi di anticipo rispetto alla data prevista. 8 anni.
(Per la tramvia fiorentina sono passati 14 anni dalI’inizio dei lavori di costruzione della linea 1 nel dicembre del 2005 e 25 dalla prima relazione illustrativa generale di quella che diventerà la linea T1, elaborata nel 1994 . Oggi siamo neanche a metà dell’opera omnia e non si sa come andrà a finire. Ma qui l’esecutivo non c’entra. Non quello nazionale)
Anche se Romita ebbe a dire, pare, che “In Italia non vi sarà mai tanto traffico di auto e camion da rendere necessarie 3 corsie”. Scarsa lungimiranza da parte del ministro, per altro ottimo politico.
Oggi lungimiranza zero. Non si fa proprio e non si sbaglia.
Ora, c’è chi lo sostiene e lo giudica positivo, il governo, per il semplice fatto che qualcuno gli ha raccontato che è quello dell’innovazione. Che porta il cambiamento. Ma come mai , quando vediamo o ascoltiamo qualche esponente del non si sa che cosa ci prende l’angoscia per la paura di essere ributtati indietro di 70 anni? Magari, se si andasse davvero verso un nuovo boom economico, non quello fittizio di Giggino. La metà dell’elettorato se l’è già data a gambe, l’altra metà assiste sbigottita e assalita dal senso di colpa per aver fatto una scelta improvvida. Oppure, i più testardi, continuano ad assicurare che bisogna dare tempo al tempo e che le due rotaie parallele prima o poi si incontreranno. Sì, ma per fare scintille. E, ahinoi, far deragliare il treno Italia.
No, non ci aspettiamo che il governo salti. Hanno toccato l’oro e stanno attenti a non farlo diventare di piombo, novelli re-midiani alla rovescia. La posta in gioco è troppo alta per permettersi di perderla. Dunque lo terranno in vita con tutti gli strumenti a disposizione. Dal polmone d’acciaio al rene artificiale. E magari qualche trapianto di organi. E ripetono come un mantra, che il governo vivrà fino a morte naturale. Nonostante l’agenzia Fitch abbia dato pollice verso sottolineando i rischi politici che gravano sull’Italia, pur salvando il Belpaese.
Ma l’opposizione, che per altro non esiste o è sparpagliata, tiene duro. E urla alla manovra correttiva. In serbo non hanno alternative. Naturalmente dopo le europee.
Nota a margine
Sui genitori di Renzi agli arresti domiciliari. Da garantisti siamo tutti d’accordo che in galera, casalinga o meno, ci si dovrebbe andare soltanto quando si è stati giudicati dopo un processo e una sentenza. Se ci fossero stati i famosi pericoli, di fuga, di reiterazione del reato e inquinamento delle prove, si suppone che avrebbero già avuto effetto. Sapendo, i coniugi, di avere gli occhi addosso da tempo. E, comunque le colpe dei padri non devono ricadere sui figli. E viceversa.
Carla Ceretelli

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