Inutile insistere. I governi passati non erano granché, ma questo li batte tutti messi insieme.
L’Italia ha bisogno di infrastrutture. Nel contratto di governo non c’è scritto no al TAV. Non è una boutade. Ci sarebbe da pensare a una telenovela brasiliana e quello che sta accadendo è paradossale. A chi spetta la decisione?
Mentre Grillo il parlante richiede indietro i sghei con cui ha pagato i voti degli abruzzesi, in particolare degli aquilani. Nessuno era arrivato a tanto, con arroganza e supponenza e insolente cialtroneria e pienezza di sé. Nemmeno il prode Achille che regalava la scarpa destra, in attesa della verifica elettorale. Ma, in fondo, con una certa signorilità.
E Beppe ammette: i voti degli italiani vanno comperati.
E una battuta fatta l’altra sera a Bologna svela l’anima grillina più che mille dibattiti tv: «Adesso gli abruzzesi ci diano indietro i 700mila euro che il Movimento ha dato loro lo scorso anno, le quattro ambulanze e gli spazzaneve a turbina che abbiamo comperato».
È vero che la politica è anche uno scambio di interessi: «Tu mi voti, io ti aiuto e proteggo». Ma il cntrario «Io ti aiuto solo a patto che tu mi voti e se non lo fai mi vendico», sarebbe stato vile e immorale perfino per Machiavelli, il più cinico e spregiudicato teorico del potere. Il sordido guitto da Genova, se interpellato, direbbe che lui è un comico e che la sua è solo una boutade. Una vecchia scusa che di sogghigno in sghignazio ha dato alla luce prima un obbrobrio di partito e poi un mostro di governo.
Viviamo in mezzo a un guado e ci guardiamo attorno, attoniti, senza un’idea precisa del nostro percorso. Senza avere minima contezza della meta verso cui ci stanno menando queste mine vaganti.
Da un lato l’orgoglio nazionale ci fa dare addosso allo zotico fiammingo assimilabile a uno di quegli orridi contadini di Breughel. Dall’altra non possiamo ammirare la compassatezza del nostro Conte che risponde in maniera troppo educata a un’offesa inconcepibile. Il che ci fa capire e ci mostra quanto non si sente le spalle coperte. E ansima come un pesce fuor d’acqua quasi balbettando anche i congiuntivi in piena aula plenaria ma non piena, anzi piuttosto scarna, distratta, quasi vuota.
Ad ascoltarlo in aula, ahinoi ma per fortuna, solo una netta minoranza del 750 deputati che compongono il Parlamento. Sul web, però, gira inflessibile e ostinato il video incriminato.
Parlamento Ue, l’attacco di Verhofstadt a Conte: “Per quanto sarà burattino di Salvini e Di Maio?” L’insulto, sempre deprecabile non è accettabile in un luogo istituzionale.
“Il governo italiano ha un comportamento apertamente anti-europeo, mi fa male vedere la degenerazione politica dell’Italia”. Così il capogruppo dell’Alde. Ovviamente le parole di Verhofstadt hanno provocato le proteste degli europarlamentari di Lega e M5S presenti in aula. Ma nulla più. Se altro, non pervenuto.
“Io non sono un burattino, rappresento un intero popolo e la sua voglia di cambiamento, sintetizzando la linea politica di un governo che non è burattino perché non risponde a lobby e comitati di affari”. Il premier si é scontrato anche con l’eurodeputato del Pd Daniele Viotti che aveva ricordato le tante assenze dei membri del governo italiano ai tavoli ministeriali a livello europeo. “Lei è esponente di un partito che non ha presidiato adeguatamente i tavoli europei per quanto riguarda la vicenda Ema (l’Agenzia Europea per i Medicinali spostata nel novembre 2017 da Londra ad Amsterdam anziché a Milano) e ne stiamo ancora pagando le conseguenze”, ha replicato Conte.
Su quanto accaduto in parlamento, intra moenia, fra penta e dem, meglio stendere un velo pietoso provando a esercitare il diritto all’oblio. Anche se non è la prima e non sarà, purtroppo, l’ultima sceneggiata sciamannata. Mentre Fico, verdino o dottato, ma non dotto, si schiera apertamente e continuamente, venendo meno in modo palese al ruolo super partes che gli compete (rebbe).
Intanto spunta l’originalissimo mantra tormentone che le truppe cammellate grilline ripetono per bocca delle variopinte ragazzotte/i mandati allo sbando nei vari talk. Dove si presentano all’esame sul nulla per ripetere a pappagallo la lezione studiata, bene, senza rispondere mai a tono alle domande dei vari conduttori. “Abbiamo fatto tanto, ma non siamo stati in grado di comunicarlo in modo adeguato”.
News
Paese allo sbando istituzionale totale.
L’ultima trovata è la buffonata organizzata per sostenere il teatrino della democrazia del web. La più antidemocratica delle situazioni sdoganata come il massimo della democrazia. che sfocia nella oclocrazia. E, qualunque sarà i verdetto decideranno gli oligarchi. Questa storia appare e fa più orrore del terrore istituto dai forcaioli della rivoluzione francese. Che, al confronto, sembrano orsoline.
Però c’è un particolare. Salvini ha portato la documentazione che erano d’accordo sul suo operato anche Conte e Di Maio. Ragion per cui tutto finirà nel ridicolo. Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere.
Carla Ceretelli

@ Marco Bonavia, proprio non sopportate l’idea che possano esistere liberi pensatori che mettono il paese di fronte alla realtà di un governo di incapaci ed arroganti. “Dai loro frutti li riconoscerete” diceva un tale: Italia unico paese in recessione in Europa, divario di crescita con altri paesi Euro si sta allargando, miliardi di Euro spesi in più per pagare interessi sul debito, eh si, ovviamente, tutto questo colpa della Finanziaria di Gentiloni e della congiura dei poteri forti (aggiungerei la fata turchina ed il grande puffo).
Egregio signor Bonavia, il mio equilibrio psicofisico è accettabile, almeno quanto il suo. I miei non sono insulti ma semplici locuzioni satiriche e ironiche che sostengono il mio modo di scrivere. Che, per altro, ha contenuti variegati. Se non la gratificano può sempre evitare di leggermi. La politica è il mio pane quotidiano e non eviterò di interessarmene perchè me lo chiede lei. Per altro sono onorata della sua attenzione che, vedo, non riserva soltanto al mio direttore. Cominciavo ad essere un po’ gelosa.
Grazie, ma preferisco il caffè, più rilassante per me.
Cordialmente.
P.S. Mi raccomando, non mi dimentichi nelle sue letture a venire..
Dottoressa, credo che lei abbia bisogno di un periodo di rilassamento e di distanza dalla politica nostrana…Va bene avere un pensiero ed una visione diversa dell’amministrare il nostro Paese, ma leggere i suoi insulti lascia presagire che se l’attuale governo dovesse raggiungere la naturale scadenza, Ella riporterebbe gravi danni al Suo equilibrio.. peraltro già precario. Si sa, le offese non pagano, tranne che per quello che Lei apostrofa come Comico (e non aggiungo altro) quando riferite al marcio esistente.
Tisanamente suo