Il Covid ha fermato (insieme all’economia) le emissioni carbonifere in atmosfera. I lockdown hanno abbattuto le emissioni in atmosfera di No2 (ossidi di azoto) e particolati. L’aria e’ piu’ pulita e abbiamo, per la prima volta, dopo decenni, immesso molto meno CO2 in atmosfera. Insomma, e’ il migliore dei mondi possibili. In cambio: l’economia e’ arretata globalmente del 5%, i consumi energetici anche, i posti di lavoro si sono persi a milioni, i servizi sono diventati area assistita. E nel mondo: c’e’ meno inquinamento. In cambio: milioni di persone, in Africa, in Asia, in America Latina, hanno dovuto rinviare il loro appuntamento con l’energia elettrica. Si calcola ( World Energy Outlook ) 800 milioni di persone. Senza parlare di posti di lavoro e di ” fame nel mondo” che torna ad aumentare (dopo decenni di diminuzione). E’ un mondo migliore? Purtroppo, ad oggi, si manifesta un dilemma: decarbonizzarsi ( abbattere le emissioni) sembra possibile solo con la decrescita. Il contrario e’ una scommessa, una sfida. Che richiederebbe, oltre che tanti soldi, tanta competenza, ricerca, tecnologia, innovazione, uso della scienza. Avremmo, in teoria, i miliardi del Recovery Fund e del Green Deal europeo. Ma, sull’energia, il governo (tutto, in ogni partito o partitino, in ogni singola personalita’) annaspa nella retorica, nel conformismo, nella stanca ripetizione di frasi fatte (ecologia, decarbonizzazione, transizione ecc.). Che sarebbero sfide. E, invece, da noi sono parole, esercizio retorico e demagogico, senza consapevolezza delle difficolta’ che comportano. Abbiamo un governo che riesce, ancora, a pensare di bloccare la ricerca e lo sfruttamento delle risorse energetiche dei nostri fondali marini e del nostro sottosuolo. Il nord Europa (ecologico e rinnovabile) ha fatto la sua fortuna sul petrolio del Mare del Nord. Non c’e’ un solo politico italiano che si mostri consapevole della drammatica realta’: la decarbonizzazione, senza crescita economica, rischia di essere un disastro sociale senza precedenti (anzi con due, la grande depressione del 29 e il dopoguerra). Invece diamo ancora parola al populismo energetico. Triste
Umberto Minopoli (da facebook)

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