Senza un leader che organizza una voce politica d’opposizione, l’occupazione delle Maidan appare mera disperazione. Il ritardo è forse stato colmato, ma ciò ha evidenziato, che in Ucraina una vera classe politica democratica non è mai esistita.

La Russia, oggi, va valutata severamente per le sue ingerenze verso le ex repubbliche sovietiche, per la sottile arroganza e i metodi usati per limitare la libertà dell’Ucraina e non per il rifiuto di Putin verso le manifestazioni dei gay. Ai tempi dei giochi olimpici in Cina, Putin, ci provò invadendo con i carri armati la Georgia. Oggi, in modo meno cruento, prova ad imporsi in Ucraina con un governo fallito, per mezzo di spedizioni punitive, infiltrando, come da tradizione, bande di delinquenti per picchiare a sangue giornalisti e popolo che si oppongono al regime nato da brogli elettorali. In questi giorni è in atto anche lo spauracchio, vero, della svalutazione del Grivna, la moneta ucraina, che sta fiaccando le disperate e valorose resistenze di quel popolo che, spontaneamente senza avere un leader, è sceso nelle Maidan di tutte le città. Sgombriamo subito gli equivoci, o gente italica: nessuno ha organizzato nulla, questa è gente disperata e risoluta è scesa senza calcolare troppo le conseguenze della loro protesta. Solo parte della minoranza di lingua russa tende a minimizzare la protesta, invece questa c’è, eccome! Decisa e forte. Nessuno se lo aspettava; governo ed opposizione, impegnati a dividersi le competenze del potere, non hanno saputo valutare questa occupazione pacifica di famiglie e persone comuni. Al bivacco popolare, la Rada Suprema, non ha prestato sufficiente attenzione, mentre Ianukovich disattendeva clamorosamente gli impegni a Vilnius. Pensare che oltre alle barricate, il tempo e il freddo dei meno 20, avrebbero fiaccato la contestazione, è stato un grave errore, come quello di immaginare di poter manipolare e controllare una fiumana di tal genere. Senza un leader che organizza una voce politica d’opposizione, l’occupazione delle Maidan appare mera disperazione. Il ritardo è forse stato colmato, ma ciò ha evidenziato, che in Ucraina una vera classe politica democratica non è mai esistita. L’Europa e gli Usa posso solo protestare attraverso la diplomazia ed imporre agli oligarchi di Kiev dure restrizioni. Le sanzioni internazionali, sono la conseguenza del carattere per nulla democratico della nazione, colpevole dell’imminente fallimento finanziario economico del paese. La crisi ha premesso a tanta gente di scendere in piazza perché non vede nessun futuro per se stessa. Il forte prestito promesso dalla Russia è il biglietto da visita di un futuro pessimo che gli ucraini non vogliono. E’ bastato loro, tutta la Storia del secolo scorso e quella passata, ed ora hanno capito che: no, di nuovo vassallo di Mosca, non è una buona cosa. La scelta è meno corruzione e più partecipazione in europea. Loro, vogliono decidere e fare le scelte. L’obbiettivo, che al cominciare della protesta appariva disperazione, s’è fatto più consapevole. Ora aspettano anche un leader e sicure nuove elezioni.

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