
Il piano Gaza non è un piano di pace ma un ultimatum destinato a fallire in tempi assai rapidi.
Lo spirito con cui esso è stato redatto in maniera unilaterale è pieno di violenza e intriso di una dichiarata e condivisa voglia di arricchirsi chiamando a spartirsi Gaza e la Palestina vecchi e nuovi lestofanti garantendo in cambio allo Stato di Israele impunità e libertà di “continuare il lavoro” in vista della Grande Israele senza un palestinese entro i suoi confini violenti e illegali oltre che illegittimi.
In Vietnam il governo di quel Paese ha trattato la moderazione dei dazi offrendo all’autocrate americano assetato di ricchezze un grattacielo ed un campo da golf, in Qatar gli han regalato un aereo.
Sua sponte, appena eletto, lo stesso magnate ha messo in moto una gigantesca operazione di insider trading e si è creata una moneta digitale per sfruttare la sua posizione di dominio e, magari, minare la sovranità della Federal Reserve.
Il piano si preoccupa di garantire, con la minaccia di proseguire nel genocidio, affari immobiliari, non di dare soluzione al futuro dell’area.
In esso non è nemmeno affrontata la questione palestinese in dispregio all’Onu ed ai 154 paesi che han riconosciuto La Palestina come Stato sovrano.
Non è stata affrontata se non in termini di “punizione ultimativa” la questione di Hamas. Termini che non tarderanno a suscitare pericolose reazioni.
Non viene per nulla affrontata nemmeno la questione della presenza di Hamas, una organizzazione costituita e finanziata da Israele e dagli stati arabi amici degli USA, Deus ex machina, contro l’OLP.
E tanto meno viene posta la questione del governo e della rappresentanza dell’enclave palestinese di Gaza, visto che per americani e israeliani é fuori discussione l’esistenza stessa dello Stato Palestinese.
Non affrontare in termini chiari tale questione significa lasciare aperta la soluzione terroristica.
La storia dei paesi violati, a cominciare dai paesi nord africani e del vicino Oriente é piena di Organizzazioni clandestine e addirittura terroristiche trasformatesi in strutture portanti dei rispettivi stati.
É successo in Algeria per esempio e da ultimo in Siria.
Perché non riconoscere le ragioni che spingono alla violenza terroristica? E l’unico modo per estirparle e porre le basi per una convivenza pacifica di popoli in lotta tra loro.
In questo piano-ultimatum non vi é alcuna volontà di andare alla radice del problema.
Anzi lo si vuole lasciare vivo quel problema, come un ferita purulenta da stuzzicare a tempo e modi debiti.
D’altronde Hamas fu voluta dagli attuali proponenti il piano-ultimatum in funzione anti OLP che aveva abbandonato la lotta terroristica per proporsi come cardine del nascente Stato della Palestina.
Lo stesso Menachem Wolfovitch Begin, primo ministro d’Israele, anch’egli ex capo di un’organizzazione terroristica approdata alla pacifica visione di uno Stato in pace, pagò con la vita la sua conversione.
E d’altra parte lo Stato d’Israele non è nato dalla azione violenta e terroristica dei sionisti insediatisi tra i palestinesi comprando case e terre, mentre in Europa si combatteva la guerra di Hitler e Mussolini?
Nel recente, bellissimo film “Shoshana” il regista Winterbottom, con dovizia di riferimenti storici precisi e documentati, mostra come il terrore e la violenza innalzano muri invalicabili e che questi muri sono stati innalzati dagli stessi israeliani-sionisti ancor prima della seconda guerra mondiale.
La protagonista femminile arriva a sacrificare l’amore della sua vita, il commissario di polizia inglese che cercava di capire le ragioni e smussare la portata di tanta violenza.
Shoshana lo consegna ai suoi amici per affermare la causa terrorista, pur cosciente dello strazio della sua anima.
Ahimè quella radice violenta non è stata estirpata ed anzi ha continuato a ramificare e produrre nuove violenze.
Ecco perché quel piano è destinato a fallire. Esso é volutamente muto e cieco sulle radici della violenza e dell’odio tra Palestinesi ed Israeliani.
Non affronta la questione dell’espansionismo israeliano che aggredisce tutti gli stati confinanti brandendo la bibbia come bandiera.
E soprattutto é un piano che calpesta la dignità della gente di Gaza costretta ad un regime neocoloniale che la espropria della sua terra, nega il suo futuro e impone l’aut aut: andarsene o vivere da servi nei resort…
É legittimo nutrire dubbi sulla voglia di Hamas di arrendersi.
Per cosa?
In cambio di un esilio che finirà con lo sterminio di tutti, dirigenti, quadri, militanti?
Immagino che le giovani generazioni dei palestinesi di Gaza e della diaspora, non accetteranno di consegnare le armi e si daranno alla clandestinità alimentando una nuova stagione di terrorismo.
Tutto questo in cambio della volontà di criminali perseguiti dalla Corte Penale Internazionale di sopravvivere alle loro malefatte comprese quelle contestate dai tribunali del loro paese, di farla franca nascondendosi dietro le contraddittorie, complesse e profonde aspirazioni-disagi del loro paese ed in cambio di una ridicola aspirazione al premio nobel di un autocrate che sta distruggendo la democrazia americana e alimentando la marea nera che annichilisce il mondo ed il pianeta.
Ovviamente c’è da aspettarsi le reazioni delle altre teste del cerbero che sempre più si sentiranno libere di azzannare il mondo e farne strame seguendo l’esempio del duo israelo-americano…
La minaccia nucleare farà il resto.
Auguri mondo.
Antonio Corvino

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